mercoledì 30 dicembre 2009

Sara’s Sabbatic

[l’anno sabbatico di Sara]
(Quadrilogia di Sara Colletti: Episodio 3)


(questo racconto è, idealmente, successivo ai due precedenti: “Trasporti” e “Un episodio nella vita di Sara…”)

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Abstract (provvisorio):
Esplorare l’universo sarà impresa ardua, se mai sapremo o potremo tentare … Giungere alla comprensione di noi stessi, tuttavia, potrebbe richiedere anche più tempo …


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La cabina correva veloce lungo la traccia a levitazione magnetica, il sole già basso all’orizzonte, splendeva fra due picchi montani innevati e la sua calda e rossa luce tentava invano di penetrare oltre i cristalli fotosensibili e polarizzati del mezzo, mentre Sara sul terminale evadeva l’ultima corrispondenza di Facoltà …
- Centrale! Al prossimo ristoro, prenotare pasto a base di pesce, con vino locale abbinato, valore nutrizionale da pasto secondario per giornata sedentaria. Verifica tempo di arrivo.
- Ricevuto, prenotazione confermata, due minuti alla consegna. Destinazione su traccia a meno tre ore. Confermare velocità di percorrenza.
- Centrale! Mantenere velocità di crociera, cedere passo a veicoli più veloci.
Sara, finita la posta, diede una veloce occhiata alle “breaking news” delle principali agenzie internazionali e di seguito, percependo la riduzione di velocità del veicolo, fece ruotare il terminale, predisponendo il tavolo per il pasto in arrivo. La cabina stava deviando dalla traccia principale per immettersi sulla deviazione, verso il punto di ristoro; il mezzo era in grado di agganciare l’apposito contenitore, senza bisogno di fermarsi, introducendolo poi all’interno del veicolo, mentre già riprendeva la sua corsa normale.
Il vassoio conteneva una serie di porzioni suddivise in piccoli vani con la descrizione relativa e, a lato, un generoso bicchiere di bianco frizzante locale, che Sara assaporò subito, ritrovando il profumo di quei luoghi, che da diversi anni non rivedeva. Il magnifico tramonto, offriva una piacevole cornice per quella frugale cena, che in realtà era l’unico pasto di quella giornata di trasferimenti, in procinto di concludersi col miglior premio che lei potesse desiderare.
All’arrivo a fine traccia, ci sarebbe ancora stato un notevole tratto da effettuare con mezzi propri, ma per fortuna Gustav sarebbe stato lì ad attenderla ed avrebbero fatto l’ultimo tragitto insieme … Finalmente!
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La stazione di fine percorso era già in vista e sulla pensilina si intravvedeva la sagoma di un individuo in attesa, Sara lo riconobbe appena si girò verso di lei ed un sorriso smagliante si disegnò immediatamente sul suo volto, tutta la fatica di quel trasferimento scomparve d’incanto …
La cabina si fermò proprio davanti a Gustav in attesa, si aprirono i portelli dell’abitacolo e del bagagliaio e Sara balzò fuori gettandosi fra le braccia aperte dell’anziano Professore …
- Gustav! Quanto tempo senza vederti … Mi sei mancato tremendamente …
- Sono felice di averti qui Sara … E’ stata una lunga attesa, ma finalmente ti ritrovo!
- Sono felice! Solo tu ci riesci a farmi sentire così …
- Questo poi me lo spieghi …
- Sì, dobbiamo parlarne, ma prima devi dirmi di te … voglio sapere tutto!
I due si avviarono, dopo aver scaricato i bagagli, verso un vecchio modello di automobile restaurato che Gustav descriveva come un suo vezzo da vecchio pensionato. Sara non aveva mai visto un mezzo così vetusto, né soprattutto mai sentito un tale fracasso e si divertì parecchio a vedere tutto quell’armeggiare di leve, pedali e volante, non senza qualche preoccupazione, per l’assenza del controllo computerizzato della guida …
- Siamo al sicuro su questo mezzo, Gustav … Mi sembra tutto così vago …
- Stai tranquilla, amore, un tempo questo era l’unico modo di spostarsi e qui sono ancora rimaste le vecchie strade omologate per questo tipo di mezzi, ci sono parecchi appassionati in giro e la gente è abituata a vederci circolare …
- Vi divertite così da queste parti …?
- Siamo gente semplice, cosa vuoi …
- Voglio imparare! Mi incuriosisce tutto questo armeggiare, certo se noi dovessimo fare tutta questa fatica solo per un trasferimento ci rimarrebbe ben poco tempo per il lavoro produttivo …
- Rilassati, ora sei in ferie per qualche giorno …
Lungo il tragitto i due si scambiarono le ultime novità, inframmezzate da scherzi e facezie, lasciando libero sfogo alla gioia che entrambi provavano nell’essersi ritrovati dopo tanto tempo …
Presto arrivarono alla villetta, circondata da un ampio giardino e sistemata sulle prime alture, ai piedi delle grandi montagne, all’interno già ardeva il fuoco nel camino e Sara, abbandonando i bagagli alla rinfusa, si tuffò sul divano prospiciente la benefica fiamma.
- Vieni qui, vicino a me, ti prego …
- Se vuoi riposare, ti ho fatto preparare una stanza di sopra …
- No, voglio stare qui con te, Gustav …
- Allora, vuoi dirmi qualcosa di questo tuo ritorno in divisa, che lavoro è ? …
- Se te lo dico, poi ti devo sparare …
- Un altro dannato segreto militare … Quanto sono ridicoli!
- Sono autorizzata a rivelare solo che lavoreremo alla preparazione di personale per l’esplorazione spaziale estrema …
- Scommetto che, a questo punto, è tutto quello che sai anche tu, difficilmente ti avrebbero rivelato qualcosa, prima di farti firmare il maledetto impegno formale …
- Lo sai bene anche tu come vanno queste cose …
- Sei sicura di volerlo fare?
- Sì, ho bisogno di questa parentesi, troppe cose concorrono a farmi credere che questa è la soluzione migliore …
- Per esempio? …
- Beh … Per dirne una Ewan ed Elvy, mi stanno mettendo in mezzo alla loro crisi ed io rischio di incasinargliela ancora di più, stare lontano da loro li aiuterà a trovare una soluzione che prescinda da me …
- Uno psichiatra che scappa dai problemi …
- Non scherzare, quelli non sono clienti … Specialmente Ewan, tra noi c’è un rapporto molto più antico di quello che lui ha con sua moglie e lei ne soffre … Per quanto abbia cercato di aiutarla, non c’è da sperare che accetti aiuto da quella che considera una “rivale” …
- E Ewan?
- Lui, finché gli sto intorno … Ho paura che … Si lasci andare … Con me ha un’intesa, che non riesce a raggiungere con Elvy e quindi non ne viene a capo.
- A lui puoi chiarire le idee …
- Già fatto, ma si torna al punto di partenza … Noi lavoriamo assieme, lui sta bene con me e quando torna a casa ritrova il problema, poi c’è il figlio piccolo che focalizza l’attenzione di Elvy e lei che si sente in una ipotetica competizione con me … Non posso mettermi a psicanalizzare gli amici, non avrebbe senso … Quello che potevo fare l’ho fatto, ora devono crescere e prendere le loro decisioni, sapendo che non possono scaricare le loro responsabilità su di me e magari riusciranno a concentrarsi sul fatto che adesso hanno un figlio ...
- Passiamo alla ragione principale adesso, che ne dici …
- Naturalmente, il problema vero sono io, Gustav … Le cose non vanno in modo soddisfacente, come sai …
- Sì, anche se leggere non è come ascoltare … E dimmi, come mai non ne vieni a capo?
- A questo punto è evidente che sto svicolando, Gustav, inconsapevolmente evito di affrontare questo qualcosa che mi sta sfuggendo da anni e che determina parte del mio comportamento … E’ troppo tempo ormai, che mi trascino dietro un problema e, perfino dopo che grazie a Ewan ho trovato il primo indizio, non ho fatto progressi, forse ho bisogno di te …
- Per cosa?
- Per darmi qualche calcio nel sedere, Gustav … Come al solito!
- Va bene … Li vuoi subito, o te li impacchetto?
- D’accordo ti racconto le cose a voce, così puoi valutare meglio. La questione risale al mio viaggio di ritorno dall’ultima missione presso le basi militari sulle lune di Giove e di Saturno, quell’ultimo passaggio sul cargo Bullet Asian mi ha fatto incontrare una persona veramente eccezionale, che forse stava cercando aiuto, senza esserne del tutto cosciente …
- La prima volta che me ne hai scritto, ho subito pensato, fatte le debite proporzioni, al Kurtz di “Cuore di tenebra” …
- Ricordo che me ne avevi scritto … Comunque, quello che mi aveva indisposto, era l’atteggiamento spiccio con cui Sue Ann si liberava delle sue amanti al momento che trovava un nuovo giocattolo e soprattutto la consapevolezza di essere io quel giocattolo …
- Fino a quel momento tu non avevi provato alcuna particolare attrazione verso quelle o altre donne, dico bene?
- Non mi ero mai posta il problema, Gustav … Avevo le mie storie etero con coetanei del mio ambiente senza troppe complicazioni perché, comunque per me, c’era sempre Ewan a fare da parafulmine, quando volevo sganciarmi …
- Su questo devi tornare in un secondo tempo e lavorarci. Ti aiuterebbe a gestire meglio il presente col tuo amico del cuore …
- Va bene, Gustav, ci proverò. Tornando ai fatti … Ero decisa a fare qualcosa per non trovarmi in mezzo a quelle storie e perché vedevo come Billie stesse sull’orlo di una crisi di nervi. Così raggiunsi Sue in palestra e lì, prima di poter aprire bocca, mi ritrovai fra le braccia di lei e mi piacque, Gustav, tu non puoi immaginare quanto …
- Oh sì, che posso!...
- Non scherzarci! E’ stata un’esperienza sconvolgente, fino a quel momento non avevo mai pensato ad una donna come partner sessuale, ma nel momento in cui lei ha rinunciato a sedurmi ed io ho ripreso il controllo … In quel momento ho provato una quantità di sensazioni, mai vissute prima. Ho desiderato quella donna disperatamente e ancora oggi quella è l’unica esperienza sessuale, che cerco di ripetere all’infinito, senza mai veramente riuscirci, forse perché non l’ho mai veramente vissuta …
- Questo punto mi è chiaro, che cosa ti ha suggerito Ewan, quando avete affrontato l’argomento?
- Lui suggerì che il mio comportamento si differenziava tra la “caccia” verso ragazze più giovani di me in alcuni casi e invece un ricerca più decisa ed accurata per trovare una figura più matura con la quale costruire un rapporto … Questo mi fece pensare ad uno sdoppiamento già presente al tempo del trauma …
- Tu avevi interpretato come traumatica la presa di coscienza della emergente omosessualità …
- Sì, infatti, mi aspettavo, che, avendo accettato questo aspetto precedentemente inconscio, avrei vissuto tranquillamente il mio nuovo orientamento sessuale, traendone l’appagamento pieno che ci si aspetta nelle relazioni normali … Invece, la mia è un’ossessione, una ricerca continua di nuove esperienze, un rapportarsi senza prospettive, un disagio continuo, una frenesia inarrestabile …
- E quale conclusione hai tratto dal suggerimento di Ewan, sì, insomma, questo sdoppiamento “originario”, come lo hai fatto emergere alla coscienza?
- Non l’ho fatto, Gustav, sto tergiversando da mesi, trovando ogni scusa per rimandare, dicendomi che forse è un’ipotesi inadatta e altre balle simili … Ho pensato che venendo qui … Tu mi avresti fermata …
- A che scopo, Sara, cosa vuoi ottenere?
- Non mi va di vivere con quest’ansia e non mi va di continuare a scappare da un fatto che pure è stato importante …
- E allora perché tergiversi?
- E’ certamente parte del problema …
- E’ il cuore del problema! Chi è uno che scappa, Sara …?
- Uno che ha paura …
- Tu non sei tipo da avere paura, Sara …
- Stai cercando di dirmi qualcosa …
- Cosa? …
- Non si tratta di paura reale, ma di quella che tu mi hai spesso descritto come “paura della morte catastrofica” … E questo che suggerisci, vero?
- Vai avanti …
- Qualcosa di ben più importante della “scoperta” della mia omosessualità deve essere successo in quell’occasione … Qualcosa che tocca un livello più profondo della sessualità …
- Procedi …
- La sopravvivenza, non quella fisica in questo caso, deve perciò trattarsi dell’integrità dell’io, verosimilmente …
- Avanti …
- Ho avuto paura di un crollo catastrofico delle sicurezze dell’io di fronte a qualcosa, che non può essere l’omosessualità, che ho invece accettato, ma cosa Gustav, cosa mi è successo in quei pochi, dannati secondi …
- Le emozioni primarie Sara, solo cose semplici, si agitano nell’inconscio …
- Paura e desiderio …
- No Sara, non in quest’ordine …
- Desiderio e paura … Cioè Gustav, desiderio “di” paura … E’ questo? E’ tutto qui … Il mio “rimosso” cercava di farmi ripetere l’esperienza di un sentimento misto, una miscela perfetta, che solo Sue era riuscita a creare e che nessuna delle mie partner occasionali può lontanamente mimare … Questo ha reso insoddisfacenti tutte quelle altre esperienze e necessari sempre nuovi tentativi, in un circolo vizioso senza fine …
- Ora non ti servo più, amore, devi lavorarci da sola. Io vado in bagno prima di farmela addosso … questi sono i miei problemi, ormai …
- Grazie Professore …
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Sara , durante tutta quella settimana, aiutò nell’impresa di riordinare gli appunti monografici di Gustav e il suo stato d’animo andò migliorando progressivamente, non solo per il piacere della compagnia, ma anche perché vedeva uno spiraglio per se stessa, forse, grazie al suo vecchio mentore, ora poteva cercare un nuovo equilibrio per se e per quelli con cui voleva rapportarsi. L’ultima sera che passarono insieme Gustav le fece una richiesta che la colse impreparata …
- Sara, io avrei intenzione, di nominarti esecutore testamentario … Pensi di poter accettare?
- Ma è un onore per me, non so se sarei all’altezza …
- Questo lo decido io, tu dimmi se te la senti di sistemare il materiale che, dovesse rimanere non pubblicato e portarlo a termine per quanto possibile, associando ovviamente il tuo nome alle pubblicazioni.
- Compatibilmente col mio lavoro, ne sarei felice … Sarebbe comunque ben poca cosa rispetto a quello che tu hai fatto per me …
- Allora è deciso!
- Ma cerca di rimanere nei dintorni più a lungo che puoi …
- Te lo prometto, voglio proprio sentire cosa mi racconterai al ritorno da questa missione segretissima … E poi spero che ti troverai un fidanzato, ora che hai risolto il tuo problema …
- E’ presto per dirlo, Gustav, ma forse il tuo è ancora una volta il consiglio giusto … Cercare di seguire una strada più lineare e magari riscoprire gli uomini …
- Provare non ti nuocerà e potrebbe piacerti …
- Non si può escludere Gustav, ma temo che, in ogni caso, avendo assaggiato il “frutto proibito”, la “mela” sarà un sapore non più dimenticabile …
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Quella breve indimenticabile settimana scorreva ancora e ancora davanti agli occhi chiusi di Sara, mentre il jet a decollo verticale depositava il suo gruppo sul tetto della base Europea dell’Agenzia per le Esplorazioni a Lungo Raggio (LREA Europe). Dopo alcuni minuti vennero aperti i portelli ed il gruppo si affrettò verso gli ascensori a binario magnetico, che distribuivano gli arrivati col metodo della navetta: ogni cabina portava l’indicazione della destinazione ed i gruppi di persone si dividevano, secondo l’abilitazione del loro “passi” di sicurezza. Sara si ritrovò sulla stessa navetta con un gruppetto di ufficiali di grado superiore al suo e, come al solito, anche senza guardarli “sentiva” i loro occhi su di sé, ma decise di lasciar correre … Era il suo nuovo impegno: non esercitare troppo controllo sull’ambiente circostante, a meno che non si rendesse strettamente necessario …
Arrivarono tutti insieme all’entrata della sala del briefing ed ognuno si mise in cerca del proprio nome sul display delle poltroncine per poi accomodarsi e collegare il proprio terminale personale al computer di conferenza, in modo da uscire con la relazione e gli interventi già memorizzati in “locale”.
Pochi minuti dopo, entrò in sala più alto in grado, il Tenente Colonnello Curtius Fitzpatrick, seguito dal suo attendente.
- Signori, vi do il benvenuto a nome della struttura LREA Europe e del gruppo di comando del progetto a cui, da oggi in poi dovrete dedicare tutte le vostre energie, il nome in codice è”Virtually”. Ciascuno di voi , da questo momento, viene accolto nel Livello di Sicurezza 6, il più elevato e quello che richiede da voi la sottoscrizione dell’impegno formale, quindi riconsegnerete al mio assistente il moduli che vi sta distribuendo dopo aver apposto le tre firme richieste. Appena avrete tutti consegnato il mio assistente ci lascerà e saremo immediatamente operativi.
Ci fu qualche mormorio, alcuni scambi di cenni, poi l’attendente uscì dalla sala chiudendosi la porta alle spalle, il Colonnello Fitzpatrick si andò a sedere e scorgendo Sara, sola in mezzo a una dozzina di uomini, si sciolse in un cordiale sorriso e, ironicamente …
- Spero non si sentirà troppo sola …
- Vedrò di sopravvivere …
- Bene, bene … Signori, la maggior parte di voi già si conosce, mentre pochi conoscono la Capitano Colletti della Riserva, che tuttavia, nel suo campo, da civile, è uno dei più prestigiosi e stimati Psichiatri in circolazione, quindi vogliate a turno presentavi, indicando la specializzazione per cui siete stati associati a questo gruppo.
Ci fu una presentazione di tutti i presenti e qualche intervento del colonnello, per chiarire il punto di vista interno rispetto alle scelte fatte, precisò che il grado non costituiva impedimento alcuno nell’azione del gruppo e che ognuno agiva sullo stesso piano con al centro l’interesse per il loro scopo comune che consisteva nel successo del progetto. A questo punto il Colonnello si alzò e con aria solenne …
- Perché siamo qui? Perché un gruppo di Medici ed in particolare di Psichiatri e Psicologi? Il motivo è che questo progetto che tra poco vi illustrerò ha già dato prova, e siamo solo alle fasi preliminari, di essere potenzialmente pericoloso per la salute mentale dei nostri “piloti”, ma noi dobbiamo trovare una strada per superare questo ostacolo, pena il fallimento del progetto stesso. Quindi vi avverto già che incontreremo degli ostacoli e delle difficoltà, ma anche che il lavoro fatto fin qui ci impone di risolvere i problemi che vi sottoporrò: NON ESISTONO ALTRE OPZIONI: SOLO IL SUCCESSO! Dovrete studiare questa tecnologia dal punto di vista umano e mettere il personale nelle condizioni di andare oltre la natura e l’istinto … Se fosse un compito facile, non avremmo chiamato voi …
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Il Colonnello Fitzpatrick a quel punto iniziò una vera e propria conferenza su ciò che il progetto ”Virtually” fosse effettivamente. Esso era iniziato molti anni prima con una serie di simulazioni parziali atte a completare uno studio di fattibilità, ma ancor prima ”Virtually” è la conseguenza di un definitivo fallimento: quello di poter esplorare lo spazio profondo direttamente da parte dell’uomo. Questa scoperta era giunta inaspettata, quando tutti i tentativi di “accorciare” le distanze tra punti del cosmo troppo lontani per essere raggiunti in tempi “ragionevoli” anche alla solo teorica velocità della luce, erano falliti … Ma, c’era un “ma”! Tramite alcuni degli innumerevoli sistemi tentati per creare un “wormhole”, ovvero, spiegò Fitzpatrick, una scorciatoia attraverso il tessuto stesso dello spazio-tempo, ed anche l’unico mezzo per raggiungere i recessi del nostro cosmo, tramite appunto alcuni di essi, si evidenziarono due aspetti contraddittori. Era effettivamente possibile creare questo tipo di “corridoi”, ma risultavano totalmente instabili e collassavano rapidamente, inoltre era impossibile ottenere le dimensioni necessarie per introdurvi qualcosa delle dimensioni di un’astronave: dunque c’erano dei paletti precisi, ma la notizia buona era che c’era ancora speranza … Così si cambiò strada e si rinunciò all’idea di trasportare astronavi attraverso questi tunnel, ma si poteva far passare qualcosa? Qualsiasi cosa? …
Fu allora tentato un esperimento limitato, fra due zone non troppo lontane fra loro e raggiungibili con una certa facilità, in questo modo fu possibile “aprire” il tunnel contemporaneamente dai due lati e questa volta funzionò, non era ancora possibile inviare alcunché attraverso il passaggio, perché questo sarebbe immediatamente collassato, quindi eravamo, ancora una volta bloccati … Poi il solito giovane genio sconosciuto ebbe la più brillante delle folgorazioni, pose agli altri scienziati la semplice domanda: come facciamo a creare il nostro wormhole? La risposta era ovvia: con potenti laser gamma di elevatissima potenza, puntati su un semplice ricevitore sintonizzato per quella frequenza … La risposta era già lì!
Nel momento stesso in cui creiamo il nostro passaggio, il nostro laser attraversa il tunnel e arriva dall’altra parte, ma essendo un’onda elettromagnetica abbiamo creato una “portante” di connessione radio diretta con il punto di destinazione e sappiamo che è stabile … Non ci serve altro, se abbiamo “Virtually” …
- Spero che mi abbiate seguito fin qui, perché ora entriamo nel vivo. L’idea è quella di spedire nel cosmo migliaia di sonde-robotizzate, dotate del ricevitore a raggi gamma e di una miriade di sensori e telecamere, una volta che questi saranno arrivati a destinazione nei tempi necessari, con i propulsori di cui disponiamo ed ai costi infinitamente più bassi rispetto agli equipaggi umani, noi potremo attivare a nostro piacere tutti i wormhole, che vogliamo e questa volta “in tempo reale” comunicare con i robot e decidere quali attività devono svolgere: il segnale radio non dovrà percorre anni luce e ritorno prima di eseguire un comando, ma viaggiando le comunicazioni sulla portante dello stesso tunnel avremo un flusso dati in tempo reale e se questo è composto da un ventaglio multimediale si potrà anche avere una rappresentazione 3D della situazione in loco e servirsene per operare direttamente in modo virtuale, cioè “Virtualmente” (i.e: Virtually).
Si tratta di un super-software in ambiente artificiale in cui i piloti possono operare come se fossero in loco, grazie alle informazioni ricevute dalle nostre sonde, noi riproduciamo fedelmente l’ambiente in cui si trova la sonda, qui sulla terra e mettiamo i nostri “virtuonauti” in un ambiente che riproduce tutti i parametri che ci arrivano, il tutto grazie ad una tecnologia derivata dei giochi per computer. Tutto questo ci ha portati ad oggi, ed anche all’emergere di disturbi tipici delle attività che questi nostri operatori svolgono, sono malattie nuove che richiedono studi nuovi e mirati e questo sarà il vostro compito … Ora a voi le domande …
Ci fu un bel po’ di mormorio fra gli astanti, prima che vi fossero domande, ognuno cercava di verificare con gli altri se avesse afferrato completamente i vari dettagli, infine qualcuno si fece coraggio ed iniziò un animato dibattito …
- Voi dovete anche sapere che sono più di 70 anni che abbiamo iniziato a spedire i nostri moduli-robot nello spazio verso le più varie destinazioni, ad una velocità intorno ai tre-quarti della velocità della luce. Nel frattempo veniva sviluppata sia la tecnologia per un più stabile tunnel spazio-temporale, che il software “Virtually”, per la simulazione in tempo reale dei luoghi visitati. Questa preveggenza, ci consente oggi di avere raggiunto molti ambienti che intendiamo studiare, entro appunto la distanza massima di 65-70 anni luce e coprendo tutta la sfera celeste. Naturalmente, altre sonde stanno continuando a viaggiare verso nuove mete e ciò ci consentirà di avere un conoscenza sempre crescente dei nuovi luoghi raggiunti. Il punto più lontano attualmente raggiunto in realtà dista 100 anni luce, la stella in questione è “Gamma Dra”, ma si tratta di una realtà isolata, uno dei satelliti di vecchio tipo, che sono tuttavia adatti al nostro sistema e che ci è servito soprattutto per testare la tecnologia alla massima distanza finora acquisita.
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Fine prima parte
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Sara, seduta al bar della base, sorseggiava il suo tè al gelsomino e seguiva, nel suo auricolare, le notizie visualizzate sul terminale del locale: il suo team preferito era in testa al campionato americano e si prospettava uno scontro con la vincente del torneo europeo, forse avrebbe trovato i biglietti per assistere a quella appassionante finale …
- Salve, Capitano, disturbo … ?
- Si accomodi, Carl … E’ questo il suo nome, se non sbaglio …
- Oh, ma lei sta seguendo il notiziario, non mi ero reso conto …
- Non importa, è già finito! Lei è l’assistente del Colonnello, vero?
- Il tuttofare, per la verità … Posso chiamarla Sara? …
- Perché no …
- Ho ricevuto un incarico che la riguarda, spero non le dispiaccia …
- Di che si tratta?
- Il Colonnello desidera che le faccia da guida nella visita all’Impianto Operativo e nella conoscenza di Virtually … Lui, si scusa per l’inconveniente, ma la visita guidata del gruppo per gli altri è avvenuta, malauguratamente, il giorno prima del suo arrivo, per un errore in agenda … Io dovrei rimediare, appena possibile, in modo che … “tu” sia aggiornata come gli altri … Ti andrebbe bene adesso … Io sono libero …
- Preavviso un po’ breve, non ti pare? …
- Mi spiace, ho un’agenda più fitta di quella del mio capo … Se non puoi ora, troviamo un momento adatto domattina …
- No, va bene adesso, ho già finito il mio tè ed ho ancora tempo … Quanto dura la gita?
- Poco meno di mezz’ora …
I due si avviarono verso il complesso di edifici denominato “Impianto Operativo Virtually”, IOV, il più grande dei quali era una perfetta sfera, che richiamava un planetario, ma molto più grande. Sara e Carl dovettero passare diversi controlli di sicurezza biometrici, l’ultimo dei quali fu la scansione della retina. Una volta dentro, Carl parlottò con uno dei tecnici, che si stavano avviando verso l’uscita di fine turno. L’uomo sembrò piuttosto seccato e, dopo aver gesticolato animatamente, disse qualcosa a Carl, tornò indietro e gli fece cenno di entrare nel “globo” …
- Scusa Sara, ma il personale stava andandosene via e sono riuscito a malapena a convincerne uno ad avviare la simulazione, prima di uscire … Provvederò io al resto e poi, uscendo, ci chiuderemo dietro la porta …
- Capolavoro di pianificazione, oggi, per te …
- E’ stata una giornata tremenda, a causa di una serie di sforamenti, sono slittati tutti gli impegni del Colonnello ed io dovevo farti fare questa cosa entro oggi, possibilmente …
- No te la prendere, stavo solo scherzando!...
- Eccoci! In questa sfera gigantesca, “Virtually” ci consente di simulare una qualsiasi zona del cosmo, associando il programma ai dati provenienti da una delle nostre “sonde”. Dopo che si verifica l’aggancio del segnale portante, attraverso il “wormhole”, la nostra sonda ci invia i dati ipermediali relativi ai dintorni in cui si trova e grazie a questi,” Virtually” ricostruisce, in tempo reale, l’ambiente su questa sfera …
- Impressionante …
- E’ quello che, più o meno, dicono tutti, ma non hai ancora visto niente! …
- Faremo un “viaggio” vero e proprio? …
- No, sarà una simulazione pre-registrata, non potrebbe essere diversamente, senza la presenza di tutto il personale, ma data la natura del progetto, non c’è praticamente alcuna differenza rilevabile …
- Dobbiamo proprio andare lungo questa passerella? …
- Si, ci portiamo al centro per poter apprezzare tutto il cielo intorno a noi. Quella struttura che vedi in fondo, e che noi non utilizzeremo, viene “indossata” dai nostri “piloti” e serve ai “virtuonauti” per esercitarsi a lavorare nelle condizioni effettivamente presenti nel sito visitato …
- E’ una specie di “tuta” per la realtà virtuale? …
- Si, l’idea è quella, ma molto, molto più avanzata …
- Il sistema, immagino, altera di molto la percezione di chi lo “indossa” …
- Esatto e, come già sai, questo è uno dei problemi che il vostro team dovrà affrontare. La maggior parte dei nostri virtuonauti, chi più chi meno, risente, a lungo andare, di tutta una serie di sintomi da stress, che limitano molto, troppo, l’autonomia di lavoro qui dentro e questo ci crea molti problemi in vista della fase successiva del progetto, quando si tratterà di ricerca vera e propria …
- Per ora ancora niente di “serio”? …
- Solo tentativi, ma il problema psicologico si è rivelato devastante …
- La tipologia dei soggetti?
- La più varia, non fa differenza, nella sostanza, c’è solo qualche marginale differenza di tempi, ma alla fine cedono tutti e noi siamo in ballo con dei costi enormi e senza risultati corrispondenti …
- Immagino!
- Sei pronta? Posso avviare la simulazione?
- Sì, vai pure …
- A proposito, può capitare le prime volte di provare disorientamento e vertigine … Meglio che ti regga saldamente al corrimano e, se permetti, io ti sosterrò col braccio, per ogni evenienza …
- Anche questa l’ha pensata il Colonnello … ?
- No, davvero! Non vorrei perderti prima di cominciare …
- Va bene, la prendo per buona …
Il buio scese nell’immensa sala e, a poco, a poco, comparvero tutt’intorno, prima le stelle e le costellazioni note, poi un luce più intensa e brillante: il Sole. Nella sfera tutto era riconoscibile come se si trovassero in orbita, circondati, da tutte le parti, dallo spazio cosmico … Poi, lentamente, uno spicchio di luce, intensa e più grande, apparve … Era la Terra che entrava nel campo visivo e con essa, subito dopo, anche la Luna …
Sara era estasiata ed effettivamente, ebbe un leggero senso di vertigine e disorientamento, ma per fortuna il braccio di Carl la teneva e lei, quasi inconsapevolmente, si appoggiò del tutto a lui, lasciandosi andare, ma solo per pochi secondi, poi tornò in sé …
Carl fu sorpreso dal comportamento di Sara, ma non volle cogliere quell’occasione e si limitò a continuare il suo lavoro …
- Adesso farò partire la parte più interessante … Vedrai come avviene l’aggancio al punto di arrivo ed il passaggio al nuovo ambiente … Vedrai un mondo diverso, un mondo formato da pianeti giganti e gassosi, poco adatti per la vita, ma con lune assai interessanti, si tratta del sistema solare di Epsilon Eridani, composto da due fasce di asteroidi ed tre grandi pianeti, ma soprattutto appunto, alcune interessanti lune, potenzialmente adatte alla vita, come la conosciamo noi …
Pochi istanti ed una luce abbagliante sembrò scaturire in un punto vago di fronte a loro … In poco tempo la luce sembrò espandersi fino a interessare tutta la sfera poi si fece buio e ancora un nuovo cielo stellato si formò, ma diverso: nessuna delle costellazioni visibili aveva familiarità per Sara. Lentamente si formarono le immagini della stella principale, poi dei pianeti e delle fasce di asteroidi ed, infine, le lune sorsero all’orizzonte dei vari pianeti, una dopo l’altra …
Sara non finiva di stupirsi, per la qualità di quelle immagini, per il realismo assoluto di quell’esperienza che continuava a confrontare con la sua esperienza passata sulle più diverse astronavi: non avrebbe saputo rilevare alcuna differenza. Persa in quei pensieri non disse nulla per tutto il tempo e quando Carl la informò che il programma era terminato, lei si voltò e, fissandolo in volto, sorrise, gli appoggiò una mano sulla spalla e si avviò verso l’ingresso, all’altro capo dell’esile pensilina …
- Sara! …
- Sì?...
- Questo era un compito assegnatomi dal Colonnello, ma … Forse non conosci ancora la nostra città, potrei farti da guida una di queste sere, lo farei molto volentieri …
- Un passo alla volta Carl, un passo alla volta …
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La riunione era cominciata da poco ed il Colonnello sembrava voler dare un impulso deciso verso il vivo dei problemi, ma la platea di psichiatri si era impantanata in una sofisticata discussione sulle conclusioni presentate nei rapporti clinici dei dottori che avevano in cura i “virtuonauti” …
Sara non partecipava al dibattito, né sembrava particolarmente interessata a seguirlo … Dopo aver scorso diverse volte il rapporto, fece un cenno al Colonnello e si accinse ad aspettare …
Il Colonnello cercò di placare la discussione con cenni delle mani, ma visto l’insuccesso dei gesti, dopo un po’, intervenne deciso …
- Signori, via, la vostra collega, vorrebbe intervenire, siate gentili …
Tutti si voltarono verso Sara, con l’aria di chi … se proprio deve …
- Grazie, scusate se interrompo la vostra dotta discussione, ma mi pare che manchi qualcosa in questi rapporti … Io vorrei, se possibile, approfondire le cose e vedere uno, o meglio tutti i soggetti ed intervistarli di persona …
- Ma è assurdo, noi non siamo qui per curare dei pazienti, per questo ci sono i nostri validi colleghi della clinica. Il nostro compito è analizzare i dati e proporre e soluzioni …
- Calma Signori, Dottor Cosulic, lasciamo che la dottoressa Colletti ci spieghi il suo punto di vista … Prego Dottoressa …
- Colonnello, non voglio certo imporre i miei metodi ad alcuno, ma dato che viene chiesta la mia opinione gradirei poter agire nel modo che ritengo più opportuno. I rapporti vanno bene per farsi un’idea generale del problema, ma se si tratta di trovare una soluzione, io sono convinta che si deve puntare sul singolo caso e, trovata la soluzione per il singolo, procedere ad allargare l’orizzonte. Non credo nel percorso inverso …
- Bene, a quanto pare abbiamo due scuole di pensiero e mi pare giusto proporre la formazione di due gruppi inizialmente indipendenti che perseguano queste due direttrici per poi fare il punto e decidere come procedere. Lascio ad ognuno di voi la scelta del gruppo cui associarvi …
La riunione era terminata ed i partecipanti si alzarono formando capannelli animati dalla discussione appena conclusasi … Sara rimase seduta, continuando a scrivere fittamente sul suo terminale … Nel frattempo si era aperta la porta e Carl era entrato nella sala per conferire col Colonnello … Di quando in quando lanciava occhiate a Sara che non parve accorgersene … Il Colonnello uscì dalla sala riunioni e Carl si diresse verso Sara, lei continuava a scrivere e lo notò solo quando fu vicino …
- Hai creato un bel parapiglia poco fa …
- E tu? Come fai a saperlo? …
- Poi te lo dico …
- Ora devo andare, il Colonnello mi aspetta … Pranziamo insieme alla mensa, tra un’oretta? …
- Come si mangia?
- Decentemente …
- Ok, ci vediamo lì.
Sara si riconcentrò sui suoi appunti e non si accorse che due ufficiali si stavano avvicinando a lei …
- Spiacenti Capitano, ma siamo solo noi, Andre e Terence …
- Eh? Cosa? …
- Gli altri hanno preferito seguire il Maggiore Cosulic, solo noi due abbiamo optato per il suo gruppo.
- Non mi lamento, in pochi si lavora meglio …
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Sara e i suoi due seguaci giunsero alla clinica del centro accolti da uno dei medici, che li guidò in una sala appositamente predisposta per le sedute da lei richieste con i virtuonauti più in difficoltà. Prima di introdurre i soggetti Sara concordò coi colleghi di condurre lei il primo incontro, mentre loro l’avrebbero seguita dietro l’apposito specchio semitrasparente, il gruppo quindi si separò e Sara, invitando il primo individuo ad accomodarsi, prese posto di fronte a lui.
- Lei è il Maggiore Stephenson ed ha effettuato il maggior numero di ore nel simulatore, se così possiamo chiamarlo, dico bene?
- Sì, sono stato là dentro tutti i giorni per mesi e solo ultimamente sono comparsi i “sintomi”, io credo di poter risolvere il problema, se me ne daranno l’opportunità …
- Vorrei che si sdraiasse sul divanetto e mi aiutasse a ricostruire i fatti che la riguardano. Voglio che si rilassi il più possibile in modo da facilitare il riemergere dei ricordi …
- Mi ipnotizzerà?
- L’aiuterò a ricordare … Ora si rilassi … Cerchi di respirare profondamente, ma lentamente e si concentri sul percorso dell’aria nei suoi polmoni … Lasci correre i suoi pensieri liberamente … Ora sente il desiderio di chiudere gli occhi e dormire, ma continuerà a sentire la mia voce ed ogni mia parola la farà sentire meglio … Mi racconti la sua giornata tipo …
Sara interrogò il Maggiore Stephenson a lungo, sui più svariati argomenti e di quando in quando, inseriva domande specifiche sul lavoro al simulatore, per poi divagare di nuovo su altre questioni: il Maggiore sembrava rispondere tranquillamente a tutte le domande …
- … Ora voglio che si concentri sugli ultimi avvenimenti svoltisi nel simulatore, mi racconti cosa è successo l’ultima volta che ha partecipato ai test.
- Ero circondato da tutti quegli occhi, da qualunque parte mi girassi vedevo solo occhi che mi fissavano … Non riuscivo più a trovare le stelle per orientarmi … Mi dicevano cosa dovessi fare, ma non ci riuscivo … Alla fine hanno dovuto fermare la simulazione e mi hanno tirato fuori, ma io continuavo a sentirmi osservato e a fare cose senza sapere perché … Sono rimasto in quello stato per diversi giorni … Poi, lentamente, le visioni e le voci si sono dissolte come neve al sole …
- Maggiore, ora si sente stanco e desidera riposare, io la lascerò solo per qualche minuto e lei riposerà … Quando rientrerò in questa stanza, lei si sveglierà in perfetta forma e sarà libero di tornare ai suoi alloggi.
Sara usci dalla stanza per conferire con i suoi colleghi dall’altra parte dello specchio, ma quando entrò nella stanza accanto c’era anche il Colonnello Fitzpatrick …
- Allora … Cosa mi dice Capitano? …
- E’ un po’ presto per trarre delle conclusioni, ma mi sono fatta già un’idea che vorrei discutere con la mia squadra. E’ meglio non anticipare i tempi, signor Colonnello …
- Il tempo stringe Signori! Fatemi sapere qualcosa al più presto …
Dopo che il Colonnello fu uscito, Sara ed i suoi concordarono la strategia da seguire: si trattava di intervistare tutti i soggetti interessati suddividendosi i compiti ed alla fine rivedere insieme tutte le audizioni …
- Tu, Sara, hai già un’idea, dicevi prima …
- Sì, ma si tratta di verificare se Stephenson è un caso a sé, oppure se il modello si ripete in tutti i virtuonauti, che abbiano maturato un consistente numero di ore di simulazioni. Ecco perché è importante raccogliere il materiale completo e rivederlo alla luce di questa ipotesi … Facciamo la pausa pranzo e poi diamoci da fare …
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Alla mensa Sara arrivò quando Carl era già seduto al tavolo sorseggiando vino, quando la vide si alzò andandole incontro …
- Non sapevo se avresti potuto raggiungermi così mi sono accomodato, ne vuoi Anche tu ? …
- Sì, grazie.
Carl, andò al banco e prelevò un bicchiere di vino dal distributore, poi tornò e lo porse a Sara …
- Come è andata con i nostri picchiatelli? …
- A proposito, tu mi devi spiegare come sai le cose che avvengono durante gli incontri …
- Ho una linea aperta …
- Come sarebbe, ti mandano fuori dalla stanza e ti lasciano ascoltare? …
- Come credi che io possa organizzare il lavoro del Colonnello, senza sapere quello che sa lui?
- Ci rinuncio …
- Non vuoi dirmi niente, sulle tue deduzioni?
- Non l’ho detto al tuo capo … Non serve che lo sappia tu!
- L’altro gruppo non ha fatto altro che discutere, senza concludere nulla …
- Perché lo racconti a me? …
- Do ut Des?
- Niente da fare …
- Mangiamo?
- Ok …
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Le interviste di Sara e dei suoi collaboratori si protrassero per diversi giorni, senza sosta. Nel frattempo anche quei virtuonauti che non avevano accusato problemi in precedenza, iniziarono ad averne e così il gruppo di Sara li incluse, progressivamente, fra i soggetti da analizzare. Alla fine di quella settimana tutti i candidati, originariamente previsti per i test nel simulatore, avevano manifestato i sintomi tipici di quella sindrome sconosciuta ed il Colonnello si era fatto sentire con i due gruppi di lavoro affinché, nella riunione del lunedì successivo venissero presentati i rapporti conclusivi.
Sara, Andre e Terence avevano già materiale sufficiente e sebbene avessero pianificato di continuare le audizioni fino a sentire tutti i soggetti, decisero di sospendere gli incontri e riunirsi per analizzare il materiale già raccolto. Sembrava ormai evidente che il quadro sintomatico riproduceva un modello costante, con poche variazioni. Sara concordò i punti salienti dell’ipotesi, da sottoporre al Colonnello, con gli altri e dietro loro insistenza accettò di fare da relatore alla riunione in agenda dopo il fine settimana.
Erano stati giorni stressanti e quel venerdì in modo particolare … Mentre si accingeva a lasciare il complesso, Carl la raggiunse …
- Ho procurato due biglietti per la finale di stasera, che ne dici … ci vieni?
- Dannazione! Mi era completamente passata di mente … Ma tu come sai che volevo andarci?
- E’ il mio lavoro, sapere le cose … E questo, nel tuo caso è anche piacevole …
- E va bene … Hai vinto! Grazie del pensiero, è proprio un bel regalo …
- Andiamo, ti porto a casa per cambiarti e poi …
- Ma tu hai intenzione di tifare Europa, per caso … ?
- Come per caso? Tu tifi Stati Uniti “per caso”, forse …?
- Accidenti che fregatura! … Andiamo! … Tanto non avete speranze …
- Chi perde paga la cena …
- Quale cena?
- Quella che faremo dopo l’incontro …
- Hai già fatto il tuo bel programmino, eh? …
- Ho fatto male?
- No, questa sera, decidi tu …
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Finita la partita, Carl dovette consolare Sara: gli Stati Uniti avevano perso, disse Carl, “con onore” … Ma Sara era depressa lo stesso e ad un certo punto si fermò e, appoggiando la testa sulla spalla dell’amico …
- Smettila di consolarmi, ti prego …
- E tu smettila di essere triste, altrimenti non mi diverto neppure io …
- Carl … Portami a mangiare, dove vuoi …
- Non solo, ma alla faccia della scommessa offrirò io!
Durante la cena, il malumore per la sconfitta sportiva, si andò attenuando e Sara si divertì un mondo a tutti i trucchi escogitati da Carl per farla sorridere. Si sorprese più volte a fissare quei suoi occhi scanzonati e azzurri e lo vide in una luce diversa da quella solita, formale, in divisa: era divertente starlo a sentire, mentre raccontava le manie del suo Colonnello, piuttosto che quelle dei vari interlocutori che spesso si trovava ad affrontare in vece sua e sembrava riuscire sempre a prendere tutto per il verso giusto … Sara seguiva ormai il filo dei suoi pensieri, limitandosi ad annuire di quando in quando e pronunciare qualche monosillabo all’occasione … Poi la cena finì e Carl le propose di accompagnala …
- C’è qualcuno da te, Carl?...
- No …
- Non ho voglia di star sola …
- Neanche io …
- Non credo che ti capiti spesso …
- E’ vero, Sara, ma non è sempre quel che ti aspetti …
- Già, speriamo bene …
- Che stai dicendo?
- Non lo so più …
Arrivati a casa di Carl, lui le offrì da bere, ma lei gli si avvicinò, ignorando il bicchiere e togliendosi la camicetta … Quella notte fu per Sara la prima volta dopo tanto tempo, la riscoperta di una esperienza quasi dimenticata, ma che si rivelava finalmente attraente …
La mattina dopo Sara si risvegliò per il rumore di porcellane ed il profumo di caffè, Carl non era al suo fianco e lei tentò di riaddormentarsi, ma dalla cucina arrivò ancora la voce che la chiamava …
- La colazione è pronta! … Presto vieni a mangiare …
- Arrivo …
Sara si affacciò alla porta con gli occhi semichiusi ed una mano a ripararli dalla luce intensa del giorno …
- Sara … Sei nuda, mettiti qualcosa addosso e vieni a sederti, si sta freddando tutto …
Sara scomparve per qualche secondo … Poi rientrò in cucina col cappello di Carl in testa, si sedette a tavola e cominciò a magiare, con una espressione seria e compita che durò lo spazio di alcuni bocconi, sotto gli occhi di un Carl tra lo stupito ed il compassionevole … Alla fine Sara scoppiò a ridere fragorosamente e dondolandosi sulla sedia, quel movimento finì per far cadere il berretto di Carl nel piatto, creando ulteriore ilarità in Sara, che ormai non riusciva più a trattenersi …
- Guarda che hai fatto, impiastro … Ora chi se lo mette quel cappello! Era l’unico pulito che avevo …
- Le presto uno dei miei Capitano …
- Con quella testolina che hai, come pensi che possa andare bene a me! …
- Sei arrabbiato con me?
- Non dopo questa notte …
- Ma non è ancora finita …
- Cosa? …
- Vieni di là con me, che te lo spiego meglio ….
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La riunione del lunedì successivo si preannunciava difficile per Sara, che avrebbe dovuto affrontare una platea per lo più ostile …
- Bene Signori, mi pare che ci siamo tutti … Vorrei sentire la relazione del gruppo della Capitano Colletti, visto che l’altro gruppo l’ho seguito personalmente. Capitano, a lei …
- Dalle nostre interviste, e dal lavoro indispensabile dei colleghi che mi hanno affiancata, emerge un preciso modello clinico. Tutti i soggetti, come sapete, approdano, prima o poi, alle stesse sintomatologie da stress, ma quello che, io ed i colleghi, pensiamo di aver appurato sono le probabili cause sottostanti: cause di origine subconscio, riconducibili alle reazioni istintive e più primitive della mente dei nostri soggetti e, presumibilmente di chiunque dovesse cimentarsi nell’impresa …
- Lei dice “chiunque”, Capitano … Ma così ci toglie ogni speranza di andare avanti col progetto …
- Maggiore Cosulic, noi per il momento abbiamo analizzato il problema … La ricerca delle soluzioni sarà il passo successivo e questa eventuale soluzione non sarà più difficile da trovare, di quanto non sarebbe scovare individui naturalmente “immuni” ad un problema che al momento presenta un casistica pari al cento per centro dei soggetti interessati …
- Il gruppo del capitano ha concordato con me di relazionarci al termine della prima fase, quindi vi prego di lasciarla procedere. Prego, Capitano …
- Grazie Colonnello Fitzpatrick. La nostra idea, relativa alle cause che provocano questi scompensi, si rifà ad una vecchia ipotesi piuttosto controversa, ma che in questa situazione sembra funzionare.
Quando i nostri virtuonauti lavorano all’interno di “Virtually”, per acquisire l’esperienza necessaria alle future attività e poi durante la loro attività operativa, essi accumulano esperienze razionali dell’ambiente virtuale in cui agiscono. Il loro organismo e la loro mente raggiunge uno stato di “adattamento” alla situazione virtuale e si “convincono” gradualmente di essere effettivamente in un luogo alieno, totalmente estraneo al nostro sistema solare. Questo è proprio lo scopo del training e rende possibile il lavoro produttivo in quelle condizioni. Ma per quanto la loro “mente razionale” si adatti e loro stessi credano di essersi ambientati, permane in loro, nel loro subconscio, o se preferite nel loro inconscio, nella loro “mente istintiva e primitiva”, il terrore di perdersi in quel luogo e non poter più tornare indietro. Si tratta di una paura del tutto irrazionale, se vista con gli occhi della nostra consapevolezza cosciente, ma è tutt’altra cosa per il nostro sé istintivo, quello che gestisce le nostre funzioni fisiologiche e che può altresì sconvolgerle se e quando si senta minacciato … Quello che affligge i nostri soggetti viene definito “sindrome della morte catastrofica” e può riguardare una minaccia reale alla nostra sopravvivenza, oppure il semplice timore per la possibile distruzione dell’integrità della nostra mente razionale. Tutti i soggetti da noi analizzati, mostrano i segni evidenti di questo pseudo-trauma …
- Esistono possibilità di intervenire, nella casistica storica nota?
- Non mi risultano studi in merito, Maggiore Cosulic, ma il mio mentore, il Professor Jason Gustav, considera questo tipo di trauma alla stregua di ogni altro …
- Lei è allieva del Professor Gustav? …
- Maggiore Cosulic, mi sembri distratto … Non ti ricordi come abbiamo reclutato la Capitano? …
- Non ero presente in quella occasione, Colonnello, e infatti me lo sono sempre chiesto …
- Beh, dopo aver declinato il nostro invito, il Professore indicò la Capitano come la persona più adatta all’incarico, anzi ricordo bene che disse, parole sue: “Sara è più qualificata di me!”.
- Questo cambia completamente il mio punto di vista, voglio vedere tutta la documentazione raccolta, prima di fare altri passi, se non ti dispiace colonnello …
- Anzi, ne sono felice … Sospendiamo la riunione, ci aggiorniamo tutti sul materiale del gruppo due e domattina cercheremo di scovare una soluzione al nostro problema …
Sara si fermò a parlare col Colonnello, mentre gli altri uscivano dalla sala …
- Colonnello, sono anch’io sorpresa di apprendere questo dettaglio, Gustav non me ne ha parlato ed è stata una sorpresa per me, come per il Maggiore …
- Mi dispiace, ma è stato il Professore stesso a volere così, al punto che non ne ho più parlato con nessuno fino ad oggi, forse per questo Cosulic non l’ha poi saputo …
- Come ha giustificato la richiesta Gustav?
- Non glielo so dire, credo mi abbia detto che voleva farle una sorpresa, se avesse accettato … E devo dire, che in questo momento, sono felice che lei sia qui …
- Grazie Colonnello …
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fine parte seconda
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Quella sera si doveva festeggiare, Carl e Sara uscirono dalla base per andare a cena in città e battezzare il buon risultato personale di lei, che aveva convinto tutto il gruppo con la sua iniziativa ed ora poteva guardare con serenità al lavoro che ancora restava da fare, ma la cosa ancora più importante per lei era l’aver trovato in Carl un compagno all’altezza di quel suo momento particolare …
Durante la cena la discussione fu animata prevalentemente dalle divergenze sportive e proprio mentre si stava divagando sulle differenze di mentalità tra Stati Uniti ed Europa, furono interrotti da una giovane donna che, rivolta a Sara …
- Mi scusi, se la disturbo, ma ero sicura di averla riconosciuta, lei è la Professoressa Sara Colletti della Clinica Universitaria della mia città natale …
- Sì … Ci conosciamo?
- Io sono Jane Jung, ho frequentato molte sue lezioni e le ho trovate molto interessanti. Mi piacerebbe poter entrare nel suo gruppo di studio … Mi dicono che lei sappia apprezzare la disponibilità delle sue … studentesse … Possiamo parlarne nei prossimi giorni?
- Valuterò al mio ritorno negli Stati Uniti, fra un anno, se sarà ancora interessata e … “disponibile” …
- Grazie, Professoressa, mi farò viva al suo ritorno …
La giovane si allontanò, salutando e Carl, con un sorriso sarcastico …
- E questo, cosa vorrebbe dire, Sara … Di quale disponibilità stava parlando, la ragazza?
- Voci …
- Quali?
- Parliamo d’altro …
- Perché?
- Insisti?
- Sì!
- Carl, non ci conosciamo ancora abbastanza …
- Ah, noooo?
- … Ero imprudente … Si sapeva che preferivo giovani donne e … Da lì … Hanno tratto le loro conclusioni … Poi, cos’abbia in testa questa Jane, è tutto da appurare …
- Ti piacciono le ragazze?
- Ti disturba?
- Non lo so … Nono ho notato niente, fino a ora …
- Grazie …
- Prego! Pensavi di dirmelo prima o poi ? …
- Carl, non ci conosciamo ancora abbastanza …
- …
- Ma vorrei conoscerti al più presto … abbastanza …
- Così va meglio! ...
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Quella notte i due dormirono a casa di Carl ed il mattino dopo si erano appena svegliati e si stavano scambiando qualche tenera effusione, quando sentirono il rumore di una chiave nella serratura, poi aprirsi la porta ed una voce femminile chiamare Carl, ripetutamente, ad alta voce, poi dei passi che si avvicinavano ed infine una giovane donna si affacciò alla porta della stanza: tutti rimasero a bocca aperta per qualche secondo, dopodiché una rapida sequenza di reazioni ebbe luogo …
- Brutto bastardo! E’ così che passi il tuo tempo libero, quando non ci sono …
Questo lo disse la donna, andandosene infuriata …
- Wilma, non fare così, lascia che ti spieghi …
Questo lo disse Carl, sgusciando fuori dal letto e correndole dietro, con le mutande in mano …
Sara, nel frattempo, stava ridendo fragorosamente, seminascosta fra le lenzuola e facendo capolino di quando in quando, per poi ritornare sotto … Quando riusciva a smettere di ridere, continuava a ripetere la stessa frase …
- Adesso sì, che ti conosco abbastanza …
Carl fu costretto a tornare indietro, perché Wilma era uscita di casa e lui doveva vestirsi …
- Ma si può sapere cos’hai da ridere? …
- Pensavi di dirmelo prima o poi ? …
- Va bene, va bene, hai ragione! Nemmeno io sono stato granché sincero …
- Nessuno te l’ha chiesto, Carl … Mi ha fatto bene stare con te: mi hai aiutato molto, senza neanche saperlo. Di questo ti sono grata … Lascio a te decidere, se la cosa possa continuare …
- Tu che vorresti, Sara?
- Io avrei ancora bisogno di te, ma capisco che, alla tua età, ci siano tanti interessi diversi … Forse è chiedere troppo, che tu ti occupi di me …
- Dovrei pensarci, Sara … Sistemare un po’ di cose … Organizzarmi meglio …
- Certo, certo … Comunque, sai dove trovarmi …
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Sara era uscita dalla casa di Carl, quella mattina senza fare colazione, per ovvi motivi … Arrivata al Centro decise comunque che era meglio interrompere il digiuno, prima di mettersi al lavoro e così andò al bar e si organizzò una leggera colazione all’europea. Come al solito, ne approfittò per seguire il notiziario sul terminale … L’auricolare all’orecchio le impediva di sentire i rumori nell’ambiente circostante, ma ad un certo punto, una mano si posò sulla sua spalla … una mano che conosceva, ma era impossibile … Sara si tolse l’auricolare e si voltò istantaneamente … non riusciva a credere ai suoi occhi … Era vero! … Era proprio lei …
- Sue! Che gioia vederti … Sue … Sue …
Sara si era alzata gettando le braccia al collo di Sue e continuando a sussurrare il suo nome …
- Sara, Carissima Sara … Anch’io sono felice di vederti …
Le due donne si strinsero ancora una volta, con forza e poi si sedettero …
- Come mai sei qui, Sue? …
- Ci lavoro, Sara, da prima di te, ma come sai, non possiamo parlarne …
- Già, è vero …
- Faccio l’istruttrice dei piloti, e ti dirò di più anche John lavora qui …
- Mary John! … E come sta? …
- Rischia di diventare nonna … Una delle sue figlie si è accasata e vuole un figlio al più presto …
- Spero di vederla prima o poi!
- Ha dei turni strani, ma cercherò di farvi incontrare, appena possibile …
- E tu come stai Sue … Parlami un po’ di te! Quanto ti ho pensato, carissima …
- Anch’io ho pensato spesso a te, Sara! Adesso, come sai, io e Dana, abbiamo adottato un paio di marmocchi … Dana ha scelto i nomi … Indovina? Una si chiama Sue e l’altra Sara …
- Dana! E di lei che mi dici?
- E’ felice, adesso è felice, grazie a te, non fa che ripetermelo … Ed anch’io lo sono, molto felice e grazie a te, Sara …
- Almeno questo … E Billie? Che mi dici del “Conejo”? …
- E’ di nuovo incinta … Uno all’anno, da quando ha trovato il “vero amore” …
- Sono felice per lei, mi sembra di essere entrata a far parte del “gruppo” dei suoi genitori adottivi …
- Lo sei e a pieno titolo! Ma ora parla tu Sara, come stai, tu?
- Mi manchi Sue, scusa se te lo dico così, ma non potrei nasconderlo in ogni caso …
- Anche tu mi manchi, Sara … Dobbiamo fare qualcosa in proposito, abbiamo risolto tante situazioni difficili insieme … Proprio del nostro rapporto, non riusciamo a venirne a capo? …
- Tu hai Dana ed io … anch’io forse ho qualcuno che mi fa star bene … Non si torna indietro Sue, non otterremmo niente! …
- Io credo di sapere di cosa hai bisogno tu e forse la cosa potrebbe far bene anche a me …
- Che vuoi fare?
- Al momento opportuno, Sara … Adesso mi preme sapere a che punto siete col problema che affligge i virtuonauti …
- Come mai ti interessa?
- Ho proposto ed hanno accettato, di essere io a portare avanti il lavoro … Non possiamo fermarci in attesa di una soluzione ancora tutta da inventare …
- E’ una pessima idea Sue, come ti è venuta in mente? Hai una famiglia là fuori, questo è un lavoro per gente giovane e che può permettersi di correre certi rischi. Non mi piace Sue, non mi piace …
- Sara, sono commossa dal tuo interessamento, ma sai benissimo, che la mia vita è questa. Ho rischiato sempre e con me le mie donne, anche loro lo sanno bene … Come sono fatta io! E questo non si può cambiare. Non sono tipo da tirarsi indietro …
- Sue, qui non si tratta di coraggio e di difficoltà concrete da superare … Qui ti troverai a confronto con forze che sono dentro di te e che non conosci …
- Ci sarai tu, là fuori, a proteggermi … Non è vero?
- Farai tutto quello che ti prescrivo, senza colpi di testa?
- Promesso, Dottore …
- Dovremo intervistarti, dopo ogni sessione di test, potrebbe non essere piacevole …
- Mi adatterò …
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All’Impianto Operativo tutti erano ormai pronti per il primo test Virtually effettivo della Tenente Colonnello Sue Ann Pleeskyn. L’attenzione per la prova era massima, in quanto si trattava, non solo del tentativo di recuperare il progetto ormai in crisi, ma anche di applicare ad esso una accurata analisi del comportamento e dei risvolti psicologici di quel tipo di esperienza.
Il gruppo di studio, del quale Sara aveva ormai l’indiscussa leadership, doveva seguire ogni passo del nuovo candidato volontario, per cogliere i primi sintomi di stress e, possibilmente, prevenire il, fino a quel momento inevitabile, crollo finale. Sara aveva “istruito” accuratamente Sue su cosa dovesse osservare e documentare riguardo le proprie sensazioni e stati d’animo: Sue avrebbe avuto un carico di lavoro ben maggiore dei suoi predecessori …
Sara non aveva mai ancora assistito al funzionamento “reale” del sistema, a parte il giro “turistico” pre-registrato cui aveva assistito con Carl; quella sarebbe stata la sua prima volta “dal vivo”.
Il Colonnello Fitzpatrick prese da parte Sara, mentre Sue iniziava l‘assestamento all’interno del supporto cardanico, e con fare compreso …
- Senta Capitano, quanto pensa che influirà il peso delle sue istruzioni sull’efficienza della nostra donna e quanto crede che dovremmo tenerla “in ballo”?
- Non credo che l’efficienza ne risentirà, piuttosto dovrà avere le pause che richiede, i tempi saranno un po’ dilatati e per quanto riguarda la durata, io mi affiderei al giudizio di Sue Ann, in fondo, è uno dei vostri migliori elementi …
- Io avrei disperato bisogno che il Colonnello portasse a termine una prima fase almeno della missione iniziale di questo progetto, gli altri soggetti ormai sono fuori gioco e noi non abbiamo ancora niente in mano di sostanziale da presentare ai nostri finanziatori …
- Non mi preoccupa la durata in sé, quanto poter tenere sotto attento controllo le reazioni successive ad ogni “missione” e, anzi, a questo proposito vorrei che Lei mi consentisse un colloquio privato col Colonnello Pleeskyn, prima dell’intervista vera e propria …
- Ma sta scherzando, Capitano, qui non siamo tra amici in una clinica privata, questo è l’esercito! Lei non deve abusare della mia benevolenza! Non pensi di poter guidare me, si adegui alle gerarchie, come tutti gli altri …
- Spiacente Signore, ma non si può escludere che questa possa essere una sua iniziativa …
- Dannazione, lei è insopportabile … Ma perché insiste tanto? …
- Sue Ann non è il soggetto ideale, in questo momento. A differenza degli altri soggetti, che abbiamo intervistato “dopo” che erano entrati in crisi ed erano quindi psicologicamente debilitati e facilmente suggestionabili, il nostro Colonnello rientrerà dalla “missione” in piena forma e al massimo della concentrazione: questo farà di lei un soggetto difficile da cogliere impreparato e quindi difficilmente potremo accedere al suo subconscio, al di là delle sue migliori intenzioni, quindi sarà difficile ottenere le informazioni che ci servono e che sono proprio in quei recessi. Io potrei, invece, coglierla impreparata se gli parlassi da solo a solo ed ottenere molte più informazioni. Ma naturalmente, capisco che ci sono delle precedenze da rispettare …
- Non faccia del sarcasmo con me … Ragazza! …
- Mi scusi Signore …
Nel frattempo Sue Ann stava per essere “proiettata” a “destinazione” … Fitzpatrick e Sara tornarono a concentrarsi sulla missione, proprio mentre la luce accecante del segnale laser gamma, che si agganciava alla sonda in orbita Lagrangiana nel sistema Epsilon Eridani, illuminava l’intera sfera dell’Impianto Operativo. Fitzpatrick spiegò a Sara come l’attuale posizione della sonda fosse il risultato del lavoro svolto fin lì dai virtuonauti che ora erano fuori uso; ora si trattava di individuare se, fra tutte le lune, di quei pianeti gassosi e inadatti ai nostri scopi, ve ne fosse qualcuna con caratteristiche “terrestri” …
Intanto Sue Ann svolgeva i suoi compiti primari intercalandoli, come richiesto da Sara, con attente riflessioni sui suoi stati d’animo e sulle sue sensazioni, Sara, seduta ad uno dei terminali, aveva sotto controllo tutti i parametri vitali della sua amica, grazie ad una miriade di sensori, non ultimo un sofisticatissimo encefaloscopio gestaltico in grado di analizzare, sotto ogni aspetto, l’insieme delle funzioni cerebrali.
Sul monitor principale tutti potevano vedere il virtuonauta avvicinarsi alla fascia “interna” di asteroidi che caratterizza il sistema e poco dopo fu possibile individuare anche il pianeta Epsilon Eridani “B”, un gigante gassoso, simile al nostro Giove, ma una volta e mezzo più grande. Intorno al pianete occorreva individuare le lune con caratteristiche di abitabilità il più possibile affini alla Terra, o a Marte, o anche ad Europa, la luna di Giove, in cui già da anni i terrestri avevano le loro colonie permanenti.
Le lune di Epsilon Eridani “B” erano diverse e, forse nemmeno tutte ancora individuate, ma quelle più interessanti erano quelle dotate di atmosfere particolarmente dense ed il cui intenso “effetto serra” consentiva di attenuare le forti escursioni termiche causate dall’orbita eccentrica di Epsilon Eridani “B” e dalla sua distanza notevole dalla pur gigantesca Stella Rossa Madre.
Sue Ann dal suo scafandro era in grado di scegliere tutte le possibili visuali e, azionando i suoi pseudo-motori, far cambiare posizione alla miriade di nano-robot espulsi dalla navetta principale ed in grado di gestire una notevole autonomia di movimento all’interno di quel dato settore del sistema stellare in oggetto. Attraverso i rivelatori multifrequenza di cui ogni nano-sonda è dotata e facendo ponte radio con la navetta principale i dati vengono poi ritrasmessi al centro elaborazione di Virtually che li interpreta ricreando l’ambiente all’interno della sfera dove Sue Ann lo visualizza. Ma non solo la semplice visione nell’ottico, viene rappresentata, bensì è possibile per il virtuonauta optare per una pseudo-visione a falsi colori di tutte le frequenze dello spettro: in questo modo, per esempio, Sue Ann è in grado di “vedere” oltre le nubi con gli “infrarossi” o varie gradazioni “radar”, può individuare campi magnetici, e tutta la gamma degli elementi chimici presenti nell’ambiente. Uno dei dati più appetiti, naturalmente e quello relativo alla possibile presenza della clorofilla, il marcatore principe della vita vegetale, la meta più ambita per l’intero progetto …
Nella sala di controllo tutte le pareti erano occupate da megaschermi, oltre a quello principale con la visuale diretta dal casco del virtuonauta in azione, vi erano schiere di monitor che riportavano tutti i dati accessori; per lo più le visualizzazioni alternative su tutte le frequenze e tramite i vari analizzatori, in tal modo anche quello che poteva sfuggire a Sue Ann veniva registrato e possibilmente rianalizzato in momenti successivi.
Fu eseguita una prima cernita delle lune di Epsilon Eridani “B”, individuando due candidati accettabili, di cui uno decisamente più interessante; Fitzpatrick ordinò il rientro di Sue Ann e la pianificazione per il giorno dopo dell’assalto alla Luna EE-B-5: tutto ciò richiedeva il riposizionamento della sonda principale ed anche della maggior parte delle sue nano-appendici e consigliava di mettere a riposo cautelare il loro unico virtuonauta.
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Al rientro Sue Ann venne mandata in una stanza a rilassarsi prima dell’intervista ufficiale, Fitzpatrick si portò via il gruppo degli psichiatri, lasciando volutamente indietro Sara, che si affrettò a fiondarsi nella stanza …
- Sue cara, come stai?
- Bene, un po’ frastornata, ma tutto sommato bene …
- Abbiamo poco tempo, poi dovrai rispondere all’intervista … Hai qualcosa per me? …
- Ho avuto diversi momenti di panico … Ho cercato di seguire i tuoi consigli, ma l’istinto a reagire con l’azione ha prevalso quasi sempre …
- Me lo aspettavo …
- Tuttavia, in un paio di occasioni, mi sono ricordata i tuoi consigli e ho cercato di essere passiva e provare a seguire il filo di quelle sensazioni … Erano stranamente legate alla possibilità che qualcosa accadesse lì in quel luogo, come se fosse fisico, reale, come se si potesse effettivamente correre qualche rischio stando lì … La sensazione di perdermi, di rimanere sola a quella infinita distanza da “casa” … Paure evidentemente irrazionali, ma incredibilmente vive e impellenti!
- Emotive, Sue … Emotive!
- Era una paura diversa da quella che ho provato spesso in azione, come dicevi tu … E’ qualcosa di diverso, che non avrei notato se non fossi stata messa sull’”avviso”. Appesa a quel “giunto”, so di essere più sicura che su un velivolo di linea, tuttavia, quella “paura” si ripresentava regolarmente … Cosa vuoi che faccia nei prossimi giorni?
- Dobbiamo fare un passo alla volta, Sue … Nessuno conosce questi mondi che stiamo esplorando: tu per quanto riguarda i pianeti di altre stelle, io per quanto riguarda la mente a confronto con un mondo “slegato” dal nostro … Ho idea che scopriremo più cose su noi stessi che su quelle lune …
- Cosa vuoi che dica agli altri?
- Ripeti tutto quello che hai appena detto … Tieni un diario di queste esperienze e aggiungi ogni cosa che ti venisse in mente, anche nei momenti successivi agli incontri: mentre tu lavori nel cosmo, noi lavoreremo sulla tua mente, ma il nostro Virtually sei tu stessa e quello che ci fornirai via, via … Spero di trovare il bandolo strada facendo, almeno per quel che riguarda la sindrome che colpisce i virtuonauti … Fino ad allora, prudenza Sue, prudenza, mi capisci? …
- Ok, amore …
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Poco dopo, Sue e Sara arrivarono nel salone predisposto per le interviste e l’incontro ebbe luogo come previsto. Sue venne congedata appena terminato il suo racconto e di seguito vi fu uno scambio di vedute tra i presenti. Sara fece presente la delicatezza del colloquio post-missione e la difficoltà oggettiva che si svolgesse in quel modo, il Colonnello propose una strada alternativa: le interviste sarebbero state fatte a rotazione, ma da un solo interrogante, ovviamente registrate e poi discusse in separata sede. Tutti parvero soddisfatti della soluzione.
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Alla fine della riunione Sara si trattenne a lavorare al suo terminale, mentre gli altri uscivano, anche il Colonnello se ne andò richiedendo la presenza di Carl ad una cena di lavoro, alla fine Sara rimase sola nella sala, ma non per molto … Pochi minuti dopo che tutti erano usciti, dalla porta spuntò la sagoma di Sue …
- Ho la serata libera, ceniamo insieme …?
- Che stai dicendo Sue …
- Ok … Ceniamo insieme e parliamo …
- Non mi sembra una buona idea, Sue …
- A me sì!
- Dove vuoi andare?
- A casa tua andrà benissimo, Sara …
- Non mi sembra una buona idea, Sue …
- A me sì! … Sara …
- E’ pericoloso!
- E’ così che deve essere, Sara … Non ci sono vie di mezzo!
- Non ho niente in casa …
- Questo sì che è un problema!
- Va bene, hai vinto … E questo, mi preoccupa …
- Non si può più rinviare …
Sue e Sara, passando per un distributore di pasti confezionati, arrivarono a casa di quest’ultima e si misero a tavola: fino a quel momento, praticamente non si erano parlate, salvo qualche commento sul cibo da acquistare e su chi offriva cosa ed altre amenità …
- Perché non parli?
- Cosa stiamo facendo, Sue? …
- Quello che dovevamo fare da un pezzo …
- Io non ne sono così sicura … Che dirai a Dana? Dimentichi che le vogliamo bene entrambe …
- No, non lo dimentico e lo sa anche lei, come sa che sono qui e che ho pessime intenzioni. Dana non ha mai avuto paura di queste cose e mi conosce ormai troppo bene …
- E tu pensi che ciò basti a giustificare queste cose?
- Questa cosa … Devi dire “questa cosa”! E’ qualcosa che è già successa e noi due non ce ne siamo accorte, ora bisogna solo guardarla in faccia, Sara, o continuerà a rincorrerci …
- Forse hai ragione, Sue …
- Tu hai fame, Sara … ?
- No …
- Allora vieni con me …
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Fine parte terza
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Il giorno successivo al centro c’era un po’ di agitazione, il collegamento portante era caduto diverse volte a causa di problemi agli impianti di generazione dell’energia del complesso dell’Impianto Operativo, tutto iò aveva ritardato notevolmente il riposizionamento della sonda intorno a Epsilon Eridani “B” e di molte delle sue emanazioni. Il Colonnello Sue Ann era stata avvertita che la sua missione era rimandata al pomeriggio e quelli del gruppo psichiatrico si erano messi a lavorare sul materiale registrato. Carl era passato diverse volte accanto a Sara, ma non c’era mai l’occasione di parlare, riuscirono a malapena a salutarsi … Alla fine Carl fece arrivare un messaggio sul terminale di Sara, suggerendo un coffee-break … Sara scese al piano di sotto e si sedette a sorseggiare un caffè vicino ad uno dei distributori. Pochi minuti dopo arrivò Carl, piuttosto agitato …
- Dove sei sparita … Non ti ho più vista, né sentita …
- Impegni … Anche tu ne hai parecchi, se non sbaglio …
- Credevo che non ti importasse …
- Invece mi importa … Le cose cambiano, ora importa!
- Quindi ieri è successo qualcosa?
- Anche … Ma non solo …
- Vuoi parlarmene?
- Per adesso no … Prima chiariamoci, il resto dopo!
- Cosa proponi?
- Io vado per i quaranta … il tempo stringe, non ci ho voluto mai pensare, ma ora è cambiato qualcosa. Naturalmente non pretendo che tu ti faccia coinvolgere, è una cosa mia, ma devo pur sapere come regolarmi …
- Ma ci sono anche le tecniche adiuvanti e non ultima l’adozione …
- Vuol essere un suggerimento o cosa?
- Solo idee in libertà … Ma tu come la metti con le cose serie, come il fatto che stiamo in due continenti diversi?
- Hai paura, Carl?
- Sì …
- Forse è ancora presto per te …
- Non voglio perderti , Sara …
- Ok, diamoci ancora un po’ di tempo, se vuoi e poi vediamo …
- Mi sei mancata, in queste poche ore, lo sai …
- Anche tu, Carl. Mi piace svegliarmi con te che hai già preparato la colazione …
- Schiavista …
- Amore!
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Tutto sembrava pronto, ormai per la passeggiata di Sue Ann intorno EE-B-5, la luna prescelta, le navette erano tutte in posizione, l’impulso di laser gamma riattivò la trasmissione dati ed il cielo di Epsilon Eridani apparve tutto intorno alla sfera, Sue Ann attivò i suoi pseudo-motori e tutta la schiera di sensori e sui monitor della sala di controllo salirono i dati della telemetria …
Una serie di esperti seguiva attentamente ogni “refresh” dei video, mantenendo informato il direttore di sala, che ovviamente passava a Sue Ann solo le informazioni di un certa rilevanza. La comunicazione venne momentaneamente sospesa, perché uno di questi verificatori di dati se ne uscì con la chiamata per la presenza di clorofilla sulla superficie di EE-B-5 … Ci fu dell’agitazione, poi la cosa rientrò: poteva essere stato un abbaglio o un momentaneo malfunzionamento … Niente, come non detto!
Sue Ann continuava a monitorare nuovi settori della luna, concentrandosi soprattutto sul “Visore RADAR Doppler”.
- Rilevamento anomalo … E’ già la terza volta! … Potete darmi una controverifica … Io sto rilevando del movimento la sotto … Che significa?
- Un momento Sue, stiamo ricontrollando la registrazione …
Ci furono frenetici andirivieni di registrazioni e fitte discussioni fra i vari osservatori … Tutti, infine si rivolsero al direttore di sala con evidente perplessità …
- Sue Ann, qui abbiamo la conferma del tuo stesso riscontro, non sappiamo spiegare il dato, attendiamo ulteriori dati …
- Ricevuto.
Intanto l’orbita intorno alla luna si apprestava a coprire il primo quinto dell’orbita e si stavano completando le prime elaborazioni dati in grado di fornire mappe dettagliate della superficie di quel mondo che mostravano un oceano melmoso con qualche sparuta isola qua e là … Su quella poca superficie emersa, la risoluzione delle prime immagini, ancora non consentiva di vedere dettagli sotto i 15-20 metri, occorreva aspettare il secondo passaggio di elaborazione …
Intanto Sue Ann, aveva individuato una vera e propria terra ferma, cioè la fine dell’oceano, sorvolato fino a quel momento ed ora il sensore per la clorofilla lampeggiava con più frequenza e di quando in quando anche il radar indicava movimento … La sala ordinò a Sue Ann di attivare i motori per far scendere alcuni delle nano-navette, suggerendo anche di sacrificarne una o anche più per avere una immagine migliore delle zone anomale …
Intanto arrivavano le prima mappature della terraferma in bassa risoluzione, tuttavia anche così era evidente la presenza di macrostrutture, non distinguibili nei dettagli, ma decisamente artificiali !!!
- Clorofilla, decisamente, questa rilevazione è inequivocabile …
- Sue Ann, qui abbiamo una conferma della tua prima indicazione, la clorofilla è sicuramente presente in tracce sulla superficie …
- Ricevuto, io non ho più segnalazioni di movimento invece …
- Sta arrivando la prima mappa dettagliata delle prime immagini …
Sui monitor si stava delineando quell’oceano melmoso e scuro con riflessi che ricordavano quelli dei versamenti di idrocarburi nei nostri mari … Poi un dettaglio in formazione attrasse l’attenzione di tutti: lentamente apparivano i profili di due arti familiari e poi un tronco, delle mani, braccia ed infine una testa … Si trattava di un corpo, non molto diverso da un umano, mummificato da quella melma oleosa che ricopriva tutto … Nella sala si fece uno strano silenzio … Anche sul visore di Sue Ann, “là fuori”, comparve quell’immagine e tutti furono ammutoliti …
Poco dopo iniziò a comparire la prima mappa dettagliata della terra ferma … Quelle strutture artificiali si rivelavano costruzioni in pezzi, crollate, case, industrie, strade, tutto in rovina e sparpagliati dappertutto un numero indescrivibile di scheletri e ossa sparse. Qua e là chiazze di verde, più che altro vegetazione semplice, cespugli, muschi o simili, niente alberi … Una devastazione crescente, a mano, a mano che l’immagine si andava completando … Arrivarono i dati delle analisi chimiche a segnalare la presenza in quantità tossiche di ogni genere di veleno nell’atmosfera di quella luna, soprattutto anidride carbonica e monossido di carbonio …
Una civiltà era sorta su quella luna senza nome, in un sistema solare simile al nostro, a 10,5 anni luce da noi, aveva progredito fino ad assomigliarci nelle strutture industriali e nelle città, poi in qualche modo non aveva saputo risolvere i suoi problemi … Ed ora noi, che abbiamo fatto tanta strada per cercare la vita nello spazio, arriviamo qui e troviamo solo morte e distruzione, il fallimento di un progetto, la fine di una speranza … Cosa è mancato a questa civiltà per sopravvivere ai propri limiti? Ora non rimane che qualche traccia di vegetazione e forse i nostri sensori hanno individuato il movimento di qualche altro tipo di vita animata … Non conosceremo mai nessuno di questi esseri … Ma forse è ora di conoscere meglio noi stessi!
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Quel giorno si concluse mestamente per tutti, anche se era stato un successo ai fini del progetto, quella giornata aveva lasciato tutti senza la minima voglia di festeggiare. Avrebbero ricominciato il giorno dopo, sperando di avere maggior fortuna da qualche altra parte del cosmo, ma quella prima volta non sarebbe stato facile dimenticarla …
Anche Sara e Carl uscirono dal complesso pensierosi e delusi … Lì fuori c’era un piccolo giardino con delle panchine e quasi per caso ci si sedettero … Carl mise un braccio intorno alla spalla di Sara e guardando il cielo terso …
- Guarda, a cinque gradi circa a destra della Cintura di Orione e leggermente più in alto … Quella è la nostra stella, Epsilon Eridani … Che ne dici, Sara?
- Si forse ci sarà presto nuova vita, da quelle parti; forse anche dagli errori peggiori, può nascere una nuova occasione … Vorresti essere tu, Carl, la mia occasione?
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La ricerca di nuovi mondi continuerà, questa volta siamo arrivati troppo tardi per salvare loro, ma non troppo tardi per salvare noi stessi …



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