lunedì 14 maggio 2018

Simmetrica mente





Lungo i pendii che i sentieri delle mie montagne attraversano, spesso ci trovi di tutto, di questi tempi poi, ed è più la spazzatura che la vegetazione … si fa per dire. Nei gironi scorsi, mentre passeggiavo in alto, vicino ai picchi rocciosi, dopo le piogge fitte di un temporale d’agosto, ho notato con occhi nuovi lo scorrere dell’acqua verso valle; i suoi mille rivoli, le pozzanghere, gli ingorghi di fogliame e di rametti a formare piccole dighe; le zone già asciutte e quelle ancora inzuppate; gli insetti intenti a ripristinare i loro cunicoli, spingendo fuori la terra a formare curiose montagnole simili a piccoli vulcani e varie altre piccole cose, che il più delle volte non avrei neanche notato. Ero uscito per riposare un po’ gli occhi e distrarmi dal lavoro, dopo ore di concentrazione su letture ponderose …
La strana conformazione di alcune conche colme d’acqua e lo scorrere lento di quei placidi sgocciolamenti mi riportava il pensiero a qualche schema visto dianzi sulle illustrazioni dei miei testi, curiose combinazioni, scherzi della stanchezza … o forse no.
Poco prima di alzarmi dalla sedia, riflettevo sui cosiddetti “falsi vuoti”, quelli che caratterizzano l’evoluzione cosmologica … ed ecco un chiaro esempio: l’acqua che scorre e si incista, lungo un pendio, dopo la pioggia. L’energia esplosiva dei primordi fluiva alla ricerca di un equilibrio, come acqua che scaricata in alto dalla pioggia segua il suo percorso, obbligato dalla gravità, verso il punto più basso tra quelli … “possibili”. Se però incontra un’incavo o un altro tipo di ostacolo, il suo minimo, il suo punto di equilibrio, il suo fine corsa, diventerà un falso minimo, un falso punto di equilibrio, un falso fine corsa … Basterebbe un niente per rompere quell’equilibrio precario e farla proseguire fino al mare, dove effettivamente troverebbe il suo vero “minimo”, il suo “equilibrio” terminale, l’effettiva “fine” della sua corsa.
Quando si legge che il nostro universo potrebbe essersi formato in un settore in “equilibrio metastabile”, in fondo, si parla di qualcosa di simile ad una pozzanghera sul bordo di una scarpata, la cui acqua potrebbe per un nonnulla tracimare o franare verso valle in qualunque momento e per mille possibili accidenti del caso. Così come capita che la pioggia col suo improvviso impulso di energia di caduta possa generare non solo rigagnoli d’acqua che scorrono direttamente a valle, ma anche intasamenti di materiali galleggianti che formano estemporanee dighe in grado di formare pozze più o meno grandi … allo stesso modo un’improvviso BigBang che dia vita a un universo in espansione può provocare ogni genere di spinte, sfondamenti e contraccolpi in grado di ingarbugliare i flussi e i controflussi, di alterare la densità in modi diversi in zone diverse, perfino di scatenare la formazione di strutture puramente dinamiche ma che al proprio “interno” contengano “mondi” … E noi potremmo anche essere uno di quei “mondi”, sull’orlo di una cosmica “scarpata” …
Certo vi sono differenze non trascurabili e tuttavia il confronto regge: la ricerca dell’equilibrio è alla base di ogni fenomeno, anche se nel caso dell’acqua è la gravità del nostro pianeta a dettare le regole, mentre qualcosa di diverso spiega il tipo di equilibrio di cui la pura energia delle origini è alla ricerca. Semmai occorre precisare meglio ciò che il concetto di equilibrio rappresenta al di là delle parole.
Il bambino che è in noi si chiederebbe subito “perché” la ricerca dell’equilibrio dovrebbe avere tanta importanza … ma non noi, noi lo sappiamo fin dalle elementari: l’acqua cerca l’equilibrio che ha perso quando, dal mare in cui paciosamente si trastullava, il caldo del sole l’ha fatta evaporare in cielo a formare nuvole che poi, col freddo di altre correnti d’aria, hanno provocato la pioggia e la discesa su terreni impervi e sopraelevati, dai quali a fatica ogni goccia s’è dovuta fare strada verso … “casa”; ma come c’entra tutto questo col BigBang? …
Facciamo un passo alla volta e definiamo meglio il concetto di equilibrio. Nel caso del ciclo atmosferico dell’acqua, l’equilibrio ha a che fare con le variazioni di temperatura che coinvolgono mare, aria e terra, nonché il sole: Il sole immette energia nella nostra atmosfera e questo comporta lo sbilanciamento, la perdita di equilibrio, dell’intero sistema; dopodiché il sistema parte alla ricerca dei un nuovo equilibrio e tutto quello che accade nel frattempo non è che il passaggio di energia in eccesso, da un settore ad un altro, fino al raggiungimento di un nuovo stato simmetrico tra le varie componenti. La parola magica dunque è SIMMETRIA. Se manca la simmetria, i settori si agitano per trovare un nuovo equilibrio che la ristabilisca.



Non importa di quale particolare argomento si stia parlando, se c’entra l’energia, c’entra la simmetria e se manca la simmetria è necessario ripristinare l’equilibrio tra le varie forze in gioco per ritrovarla. Sembra facile, ma non lo è! …
La simmetria NON ESISTE, per definizione, non nel nostro universo, non per quel che ci è dato sapere! …
Il dato scientifico per cui tutto è alla ricerca dell’equilibrio rimane, ma nessuno ha mai visto, o riesce ad immaginare, ciò che invece possiamo osservare nel caso dell’acqua, che quando giunge al mare è a casa. Nell’universo non può mai esserci un tale esito, la ricerca dell’equilibrio è perenne ed assomiglia di più all’equilibrio “in caduta” di chi cammina: non saremmo qui se l’universo conoscesse la simmetria perfetta.
Se mai esistesse una spiegazione del BigBang, essa avrebbe a che fare con l’impossibilità di raggiungere lo stato a entropia zero (simmetria perfetta): proprio perché ciò non è possibile, l’universo è l’ipostatizzazione del cambiamento, sotto forma di energia indistruttibile.
Detto in altre parole: Può l’universo NON esistere? No! Se potesse lo farebbe. L’universo esiste e quindi non può che essere eterno: l’universo è la storia di tutte le possibili trasformazioni che l’energia è in grado di esprimere; esso è la manifestazione dell’impossibilità di distruggere l’energia, così come di crearla: l’energia è eterna e irrefrenabile e si trasforma perennemente. Quando, occasionalmente, l’entropia (disordine) si riduce al minimo entrano in gioco le cosiddette fluttuazioni quantistiche che rendono impossibile ulteriori passi in quella direzione, probabilmente provocando fenomeni parossistici come quelli che noi comunemente chiamiamo BigBang. Un BigBang sarebbe la reazione occasionale all’eccesso di “ordine”, ovvero alla situazione per cui l’entropia globale dovesse risultare casualmente (statisticamente) troppo ridotta.
Questo tipo di spiegazione si richiama ad alcune ipotesi scientifiche che prevedono il cosiddetto universo ciclico: un universo in cui i minimi e i massimi dell’entropia si verificano a scadenze, più o meno regolare, che si ripetono e che producono sempre nuovi universi più o meno duraturi, più o meno adatti alla fenomenologia che conosciamo e/o a leggi fisiche di un qualsiasi tipo. Altre strade suggeriscono la proliferazione caotica  di “sacche” di universi, che nascono e muoiono in continuazione ad infinitum. Nella scatola dei cioccolatini ci sono anche i cosiddetti “universi paralleli”.
Avete mai notato che, anche se smette di piovere, prima o poi ci rifà? …
Anche l’universo ci rifà … ma solo perché non ha alternative: l’universo è l’espressione del perenne mutare dell’energia che lo costituisce e che tenta costantemente di raggiungere l’equilibrio (lo stato simmetrico perfetto) ma è impossibilitato a farlo dalla sua stessa natura: in un esperimento tipico della meccanica quantistica un raggio laser viene fatto passare per un foro minuscolo, che viene poi ridotto ulteriormente; finché il raggio ha lo spazio per passare esso colpisce lo schermo di fronte come un punto, ma appena il foro si riduce sullo schermo il punto si allarga a dismisura. L’energia non tollera costrizioni e quando è costretta senza via di scampo può … creare un universo.


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P.S. Ora vediamo il concetto di simmetria sotto una luce diversa e scopriamo se sia poi così complessa e astrusa come può apparire all’ascoltatore distratto. Ci muoveremo passo passo, a rischio di dare l’impressione di intrattenere una discussione sul più e sul meno … Starà a voi raccoglierne i frutti, sani o ammaccati, acerbi o maturi che siano.
Un paio di premesse ci possono agevolare: la prima è che per simmetria si intende l’estensione del concetto classico (e dal suono un po’ dogmatico) di “legge fisica”, nell’intento di inglobare alle precedenti conoscenze meccaniche sulle macchine termodinamiche (motori, ecc.) anche tutte le nuove osservazioni sperimentali nell’ambito subatomico; la seconda è che consideriamo la natura come fondamentalmente “neutrale” ed “equilibrata” in condizioni ideali, mentre nella realtà prevalgono gli effetti di un insieme di “forze” (i.e anomalie) che generano tendenze e squilibri solo apparentemente misteriosi.
In condizioni normali un panno, una bacchetta di plastica e alcuni pezzetti di carta appoggiati su un tavolo sono indifferenti (neutri / in equilibrio) dal punto di vista elettrico: tale neutralità si può esprimere sinteticamente in termini di perfetta “simmetria di carica elettrica”.
Ora prendiamo il panno e ci strofiniamo per bene la bacchetta; questo semplice gesto è in grado di “strappare“ elettroni dalla superficie della bacchetta che adesso non è più elettricamente neutra e che vi permetterà di sollevare i vari pezzetti di carta come se vi fosse un adesivo a tenerli attaccati alla bacchetta … Quello che accade invece, è che lo strofinamento, rimuovendo degli elettroni ha prodotto una cosiddetta “rottura di simmetria” e un conseguente squilibrio di carica: le cariche positive spaiate nella bacchetta attirano gli elettroni superficiali dei pezzetti di carta che a loro volta sono attratti anche dai nuclei dei quali fanno già parte nella carta. E’ un po’ come giocare con delle calamite, avvicinandole tra loro e osservando come, anche senza adesivo, esse tendano a restare appiccicate tra loro (qui è in gioco la “carica magnetica” anziché quella elettrica).
Rompere una simmetria (come quella elettrica) equivale a scatenare delle “forze” - prima assenti – che continueranno ad agire finché lo squilibrio non venga ricomposto, in modo diretto o indiretto (cioè recuperando gli elettroni persi, o aderendo ad un’altra superficie, per condividerli con essa).
Com’è possibile che una forza in grado di far aderire la carta alla bacchetta compaia dal “nulla”? … Già il famoso “nulla” … che non c’è. Dunque, da dove proviene la forza che spinge la carta a rimanere vicino alla bacchetta? …
L’energia come sappiamo non si crea e non si distrugge, ma si può trasformare ovvero trasferire, anche se con qualche piccolo inevitabile “spreco”. Ogni vola che spostiamo l’energia dai nostri muscoli ad una qualsiasi azione, come lo sfregamento del panno intorno alla bacchetta, stiamo facendo proprio questo: trasformiamo energia muscolare (biologica) in energia meccanica e – date le giuste circostanze – possiamo provocare la rottura di una simmetria (neutralità) temporanea, come quella degli atomi della bacchetta: la neutralità di carica perduta sviluppa una “tensione” fra le cariche positive e negative delle superfici trattate. Ogni trasformazione dell’energia presuppone un precedente stato dell’energia e quindi andando a ritroso – ad infinitum - ci fa capire come l’energia sia “eterna”.
Da questo semplice esempio, con i dovuti adattamenti, si possono ricostruire tutti i fenomeni naturali; non che ciò sia stato già effettivamente adempiuto in tutti i dettagli, ma la scienza ha percorso una parte importante di tale strada e, salvo sorprese, è plausibile che si troveranno col tempo tutte le soluzioni teoriche in questo tipo di contesto. Come per la carica elettrica, così per tutte le altre manifestazioni fenomenologiche studiate stanno emergendo principi simili, legati alla rotture di simmetrie in parte distinte eppure allo stesso tempo collegate da un ordine gerarchico di cui si intravvedono le linee generali.


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P.S.2 Come in tutte le cose umane, spesso anche per gli scienziati accade che l’entusiasmo porti a dare per scontato ciò che non lo è … Capita così che ci si debba ricredere e fare dei passi indietro per poter trovare una strada diversa e superare ostacoli inaspettati. Oggi, siamo appunto in una di quelle situazioni e ci sono ostacoli imprevisti che sembrano creare perplessità e ripensamenti: sembrava che essendo tutte le forze in natura l’espressione di una particolare simmetria “rotta” (fuori equilibrio / non neutra) ed essendo noto che alcune di esse sono collegate e possono essere gerarchicamente interdipendenti, la logica conseguenza faceva presagire una scala gerarchica che avrebbe condotto ad una “super simmetria” in grado di generare tutte le altre, ovvero di esserne la matrice ... la  madre di tutte le simmetrie, per così dire.
Quest’idea è stata messa alla prova per molti decenni ormai e non sta rispondendo alle aspettative, anche se non è ancora possibile escluderla del tutto. Nel frattempo sono state fatte scoperete rivoluzionarie ed è possibile che servirà altro tempo e altro lavoro prima di ritrovare il bandolo della matassa. SUSY (SUper SYmmetria) potrebbe non essere corretta nelle forme studiate fino ad oggi, ma il fondamento teorico su cui poggia è abbastanza solido da rimanere alla base di tutta la fisica ancora per molto e personalmente mi auguro che presto o tardi la natura ci suggerisca la nuova direttrice di ricerca con uno dei suoi colpi di teatro …
Già passato, mi sono permesso di usare un escamotage per aggirare l’attuale impasse: se non troviamo il sentiero, cerchiamo l’autostrada …
In alcuni dei miei racconti, ho lanciato l’idea che si dia per scontata la SUSY (prima o poi capiremo come “aggiustarla”) e si passi al livello successivo; introducendo quella che all’epoca (con scarsa modestia) battezzai: IPER-SIMMETRIA.
Questo è chiaramente un gioco, ma giocato come se fosse la cosa più seria del mondo, per cui ci sono regole severe da rispettare. Sono le comuni regole che la scienza impone a chi voglia consentire a tutti si sottoporre le ipotesi a verifica, sia di congruenza che sperimentali.
L’ipotesi vuole che tutte le forme di energia rispondano inevitabilmente ad un principio superiore di simmetria, sia che ne conosciamo i dettagli oppure no. Questo  significa che adesso abbiamo ammesso alla partita sia la materia oscura che l’energia oscura, ma non solo, accettiamo anche tutte quelle forme di energia che non avessimo eventualmente ancora scoperto (siano esse scoperte a venire, o anche puri voli pindarici): in questo modo tutte le teorie correnti, o anche solo le ipotesi, possono trovare posto, purché coerenti e sperimentalmente plausibili.
Presumiamo che l’universo (uno, trino, o multiplino che piaccia definirlo) debba – con questo nome o con uno diverso – rendere conto di tutto ciò che identifichiamo nell’ambito della fenomenologia (le “cose” che tutti possiamo direttamente o indirettamente testare e su cui perciò possiamo convenire; e con ciò escludiamo: le opinioni religiose e politiche, i gusti sessuali, i sogni naturali o chimici, ecc., ecc.).
Secondo questa ipotesi, anche nel caso della nostra IPER-SIMMETRIA  possiamo affermare, che si tratta di una simmetria che non esiste … Lo abbiamo  già spiegato in precedenza, ma meglio ripassare: l’equilibrio può essere statico, o dinamico. E’ statico (temporaneamente / apparentemente) come nel caso di una persona in piedi e ferma, ovvero di una bicicletta parcheggiata; viceversa è dinamico come nel caso di una persona che cammini, oppure vada correttamente in bicicletta … In questi due ultimi casi, il moto è possibile proprio perché vi è una costante “perdita controllata dell’equilibrio”, che si risolve nel suo recupero, seguito da un’altra perdita e un altro recupero … ad libitum. C’è dunque differenza tra perdere l’equilibrio e cadere rovinosamente e perderlo quanto basti a produrre un moto basato su una partita di scambio tra perdita e recupero dell’equilibrio stesso.
Noi non dobbiamo dimenticare anche l’importante differenza tra l’energia che osserviamo in un sistema circoscritto come la terra e invece un sistema globale, come sarebbe considerando la totalità dell’universo. La terra riceve continue “spinte” esterne dall’energia degli altri oggetti nel sistema solare e oltre. Viceversa l’universo - come lo abbiamo inteso in questo lavoro - NON HA E NON PUO’ AVERE altri riferimenti che se stesso e l’energia di cui si compone. Questo comporta un preciso concetto: un infinito e un confine. Nessun paradosso! Basta pensare ad una sfera: il numero dei percorsi ammessi sulla sua superficie sono praticamente infiniti ma la sfera ha sempre un diametro finito.
Possiamo pensare all’universo come un’entità dalle dimensioni indefinite, ma se vogliamo che l’energia sia reale, ne consegue anche che sia finita (ovvero NON INFINITA) … Ma le forme che può – e deve - assumere, quelle … sono infinite!
Ci siamo allontanati dalla definizione che ci si aspetta da me circa l’IPER-SIMMETRIA; ma era necessario preparare il terreno. Quello che in effetti intendo descrivere è un cosiddetto “stato” e corrisponde ai vari stati che le sostanze a noi note possono assumere: lo stato solido, liquido, gassoso, ecc. … ma anche lo stato di un sistema: in equilibrio oppure in evoluzione … ovvero lo stato di un atomo che può essere o meno “eccitato” … e così via dicendo. Introduciamo l’idea di uno “stato iper-simmetrico”: sarebbe lo stato in cui si troverebbe l’universo se … NON ESISTESSE! … ma esiste!!
Siccome l’universo “esiste” l’iper-simmetria è una simmetria permanentemente “rotta”, proprio come lo è la simmetria di carica elettrica quando sfreghiamo la bacchetta con il panno. E proprio come in quel caso emergono le forze elettriche a tentare di riportare il sistema alla “neutralità elettrica”, anche nel caso della rottura dell’iper-simmetria entrano in gioco – a cascata – tutte le forze che conosciamo e le rotture delle altre simmetrie gerarchicamente sottostanti a cercare di riportare l’universo verso l’equilibrio, verso la neutralità … verso quel “nulla”, che non può esistere.

  
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P.S.3 Se si verificasse effettivamente lo “stato iper-simmetrico” nulla potrebbe manifestarsi, nel senso in cui noi intendiamo gli eventi reali; ma il fatto che ci siano davanti a noi le persone, i motori, i pianeti, le stelle, le galassie, ecc. … ci dice che troppe cose si comportano come ci si aspetta in base alle “leggi fisiche” / “simmetrie di natura” perché si possa pensare a pure coincidenze: l’energia nelle sue manifestazioni fenomenologiche è un dato col quale fare i conti e i migliori conti si fanno con la matematica e la matematica ha rivelato – per prima a una “certa Signora” Emmy Noether - come tutto ciò si possa ricomporre.
In fin dei conti però, a cosa serve l’ipotesi dell’IPER-SIMMETRIA? … Diciamo che potrebbe rispondere ad alcune domande sulla fine e sul principio dell’attuale “ciclo cosmologico”, se così lo vigliamo chiamare.
Se noi consideriamo questo nostro universo solo uno fra tutti quelli possibili e accettiamo che gli eventi non hanno avuto inizio col BigBang, né avranno fine coi BigCrunch, o BigRip di cui si parla e se escludiamo che “parallelo” possa darci le risposte che cerchiamo, allora ci serve qualche nuovo spunto su cui puntare … Vediamo se il mio è buono abbastanza.
La simmetria di carica ci ha insegnato a ragionare in termini di simmetria e della sua rottura e ci ha aiutato a pensare a tutte le forme di energia in questi termini. Mentre per le forme comuni di energia la simmetria equivale all’equilibrio, o alla neutralità, nel caso di una simmetria che coinvolga l’intero universo abbiamo concluso che ciò non sia possibile e tuttavia ciò non significa che a tale simmetria non si possa tendere, come a qualsiasi altra. Quando prendiamo in considerazione i momenti estremi di un universo, non possiamo evitare di chiederci quali inimmaginabili forze possano entrare in gioco. In natura, conosciamo solo pochi eventi così estremi: il presunto BigBang stesso e i più che reali Buchi Neri.
Purtroppo entrambi sono riconducibili all’unica forza di natura che non è ancora riconducibile ad una teoria simmetrica: la gravità ci appare come una forza puramente “attrattiva” e non sembra avere una controparte “repulsiva” e quindi non sappiamo come essa potrebbe emergere da una scissione, o “rottura”, di una qualche simmetria originaria.
Almeno fino a quando non spingiamo il gioco al suo limite: se invece di pensare al BigBang come ad un inizio, lo pensassimo specularmente, come la fine e pensassimo a cosa succederebbe negli ultimi istanti di quel mostruoso collasso globale … In fondo esiste già una teoria, che prevederebbe il cosiddetto BigCrunch, in cui tutto collassa in un punto alla fine di un ciclo universale.
Se procediamo passo per passo, ci troviamo a ripercorrere le fasi di “rottura” al contrario ed esse ci appaiono come transizioni verso un fase gerarchicamente più “integra” di quelle preesistenti: al crescere dell’energia le differenze diminuiscono, le forze si unificano e si semplificano.
Allo stadio successivo, al crescere ulteriore dell’energia e del collasso gravitazionale non ci sono più distinzioni rimaste e non c’è più spazio per le differenze di posizione, tutto sta per convergere in un punto adimensionale … ma non ci stiamo dimenticando di qualcosa? …
Cosa dicevamo alla fine della sezione principale: “L’energia non tollera costrizioni e quando è costretta senza via di scampo può … creare un universo.”

Ecco dove si trova il “contraltare” della gravità: l’energia non può subire costrizioni e quando ciò accade si scatena in tutta la sua “potenza” e lo fa in modo incontrollato e violento, creando – o ricreando – tutto lo spazio (l’universo) di cui non può fare a meno.
In termini quasi scientifici, si potrebbe dire che esiste una “iper-simmetria” per la quale alla gravità puramente attrattiva si contrappone il principio di indeterminazione di Heisenberg, il quale - nelle condizioni adatte – è in grado di trasferire/trasformare tutta la potenza della gravità in una nuova forma: lo spaziotempo. Meglio ancora, in una fase di collasso che avvicini l’intera energia del sistema allo stato iper-simmetrico si raggiunge un punto critico, oltre il quale avviene una transizione di fase tra gravità-attrattiva e inflatone – o altro (questa è materia per quelli bravi!) – e l’espansione ha inizio.


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(Image credit: publicly available)
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venerdì 11 maggio 2018

Perché …?




Secondo Liebnitz, nonché Heidegger, la questione filosofica fondamentale si pone nei seguenti termini: “Perché c'è qualcosa piuttosto che niente?”
Dal mio punto di vista, questa come, ogni altra questione espressa tramite un “perché”, merita la solita risposta: “Perché no?”
Potrebbe sembrare una battuta, un’eccessiva semplificazione, o magari una fanfaronata … ma non secondo me: io sostengo che se la risposta è quello che è, il motivo è conseguenza di una domanda mal posta … Ogni volta che una domanda esordisce con un “Perché   ?”, si DEVE rispondere con un “Perché no?!” …
Domandare il “Perché” delle cose è tipico dei bambini, ovvero di una mentalità infantile nell’affrontare le questioni: il perché ha a che fare con le cause “presunte” riferite a se stessi, mentre la comprensione che porta a scoprire i fatti e le loro connessioni si ottiene scoprendo il “come” … le cose avvengano e dunque: “Come siamo giunti a questo punto e cosa possiamo aspettarci appresso?” … ma vorrebbe pur sempre dire che finora abbiamo dormito della grossa!



Partiamo con un esempio elementare. Un bambino potrebbe per esempio chiedere al genitore, durante un temporale, perché ci siano i fulmini … Indipendentemente dalla risposta occasionale che possa ricevere, negli anni successivi, andando a scuola, gli verrebbe spiegato il ciclo atmosferico, con l’evaporazione, le precipitazioni, l’elettricità statica fra le nuvole e le conseguenti scariche a terra … Il tutto risolverebbe linearmente tutti i possibili “perché” ingenui di un bimbo grazie ad un elenco naturale di “come”. 
Alla stessa maniera nella quale per un bimbo il fulmine (e il tuono!) è un mistero e solleva un perché stupefatto (RIFERITO A SE STESSO E ALLE SUE PAURE !!!), anche i misteri del cosmo possono, in un adulto sprovveduto, sollevare dei perché … in mancanza degli appositi come! … 
Dunque: Come siamo giunti a questo punto e cosa possiamo aspettarci appresso? …

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I mezzi di cui disponiamo oggi per osservare l’universo ci dicono quanto segue:





Circa il 96% delle componenti “note” del nostro universo ci sono del tutto ignote! … Circa il 4% delle componenti "note" sono in effetti abbastanza note e ci forniscono tutto il sapere di cui disponiamo attualmente …

Ecco un buon motivo per i nostri attuali ... “Perché ...?”


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P.S. Ho appena affermato che non abbiamo elementi sufficienti per un’analisi qualitativa, tuttavia può essere utile percorrere la strada di un’analisi quantitativa … Dopotutto abbiamo perlomeno la quasi certezza che le quantità misurate siano giuste e con buona approssimazione si può pensare che tali quantità non nascondano grande messe di dettagli (per quanto non tutti sarebbero d’accordo su questo mio assunto).
Spesso per progredire occorre azzardare e questo è uno sport assai diffuso ai giorni nostri, quindi mi lascerò trascinare - per una volta – dalla “massa”. Il mio punto di partenza vuole essere un breve sconfinamento nella metafisica, ma con puro intento euristico: anelo quindi alla critica più severa e stringente su quanto sto per affermare e ribadisco che non v’è alcuna certezza che non sia derivata dal duro e serio lavoro altrui e che eventuali sciocchezze mi appartengono a pieno titolo.
Come affrontare dunque l’innegabile presenza fisica dell’universo, senza chiedersi dei banali “Perché”,  introducendo invece alcuni utili e proattivi “come” … La nostra regola di base è sempre la stessa: basiamoci sui fatti.
L’universo che (tutti noi) osserviamo è il primo fatto innegabile da cui partire e possiamo concordare penso che alle nostre osservazioni personali possiamo associare anche tutte quelle – ben più corpose – che gli strumenti scientifici ci offrono: l’universo dunque c’è e risponde non solo ai nostri sensi biologici ma  anche a una vasta e variegata quantità di strumenti tecnologici, assai meno soggetti di noi alle sviste e alle illusioni soggettive.
Molto più spesso di quanto si creda, la scienza ci ha insegnato, le differenze quantitative importanti presagiscono delle differenze  sostanziali: dai miliardi di cellule neuronali all’interno di un cranio possono emergere i concetti e i pensieri umani, per fare un esempio. Allo stesso modo, nell’universo, grandi masse concentrate in poco spazio possono generare fenomeni un tempo impensabili, leggi stelle di neutroni, buchi neri e quant’altro. Questo per introdurre l’idea che l’enorme quantità di Energia Oscura che sembra pervadere l’universo non può essere lì per caso e non può ragionevolmente fare solo da “tappabuchi” alle nostre teorie scientifiche correnti … Se oggi, per fare solo un esempio, il cosmo è composto al 73% di Energia Oscura e se all’origine esso era un’entità piccolissima (subito prima del Big Bang), a quel punto che ne era dell’immensa energia che oggi alimenta l’espansione cosmica? … Sappiamo che l’energia non può essere distrutta, ma solo trasformata … e allora? … trasformata in cosa? …
Cosa faceva nella singolarità iniziale tutto quel 73% di Energia Oscura insieme a tutto il resto della massa-energia che oggi osserviamo? … E come facevano a convivere insieme? … E come mai, se potevano convivere, non hanno continuato a farlo? … Siamo tornati ancora ai mistici “Perché?” ...
E’ l’immancabile tentazione a misurare tutto col nostro metro e con le nostre paure …
Io darò una risposta a questa apparente contraddizione, ma è solo un’ipotesi di lavoro, un ponte verso una riva ancora invisibile …
Al momento in cui tutta l’energia dell’universo doveva essere concentrata in un singolo punto, pronto a deflagrare, una simmetria superiore consentiva a forze contrastanti di confluire momentaneamente – come due poli uguali di un magnete pressati a forza l’uno contro l’altro – ma solo per respingersi violentemente subito dopo; la (iper-)simmetria in questione ha un prezzo: l’instabilità intrinseca infinita e quindi l’istantanea distruzione della medesima. Alcuni chiamano qualcosa di simile con un nome: the Big Bounce”. Non voglio né prendermi meriti altrui, né confondere il loro duro e serio lavoro con le mie vaghezze … A ognuno il suo.

La cosa che voglio sottolineare è piuttosto come sia sempre utile mettere alla prova le idee, anche le più spinte, ed essere sempre pronti ad accogliere quelle che funzionano meglio.


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P.S.2 In tempi più recenti, alcuni scienziati hanno ripreso questo dibattito liebnitziano, a mio parere in modo alquanto superficiale, portandolo dal piano puramente filosofico direttamente a quello scientifico e chiedendosi seriamente (?) se la realtà fisica non sia effettivamente emersa dal nulla.
Qui ci troviamo di fronte a due possibili tipi di stupore: quello del profano che si chiede come si possa tecnicamente affermare ciò da parte di un fisico teorico e quello del puro buon senso, che ci fa domandare dove abbiano imparato la lingua parlata queste persone ...
Cominciamo da quest’ultimo aspetto: se andate su Youtube potete facilmente trovare diversi filmati su questo argomento, molti dei quali in forma di pubblico dibattito fra i diretti protagonisti. Quello che ha divertito me più di tutti - e allo stesso tempo mi è parso più tagliente ed efficace - riguarda l’intervista ad un tipico reverendo anglosassone (ma potrebbe trattarsi altrettanto facilmente dell’ultimo Don Abbondio della nostra più sperduta campagna italica, che, come è noto di tutti i preti, avrebbe studiato il latino, la teologia e la metafisica in seminario). Di fronte alla sprovveduta affermazione secondo la quale l’intero universo sarebbe emerso dal nulla, il nostro reverendo (anche lui istruito in apposite scuole di teologia e metafisica, nonché della propria lingua madre) ha esordito dando dell’asino allo scienziato in questione e non senza ragione! …
C’è differenza nell’uso del linguaggio che adottiamo correntemente, ovvero in ambito filosofico, e quello che si possa legittimamente utilizzare in ambito scientifico, facciamo qualche esempio. Se dico: “Oggi ho mangiato molto poco”, oppure “Oggi ho mangiato praticamente niente”, penso sia chiaro a tutti come “molto poco” e “praticamente niente” svolgano la funzione di avverbi e a nessuno di noi, voglio sperare, verrebbe in mente di rispondere, per esempio: “E che sapore ha?”, oppure “E ti è piaciuto?”, ecc.
L’uso di termini come “nulla”, o “niente”, nel nostro linguaggio, nella forma di cui sopra, sottintende una negazione e nient’altro; pur affermando di aver mangiato, utilizziamo poi un avverbio che nega il verbo, accentuandone l’effetto finale; né ci aspettiamo che  alcuno confonderà il senso, deducendone che niente, poco, o nulla, possano avere una propria “sostanza reale”, dotata magari di sapore …
Allo stesso modo, il reverendo del nostro dibattito deride legittimamente l’ingenuo scienziato, che vada alla ricerca di un effetto mediatico con questi mezzucci. L’intero universo non può derivare dal nulla, se non altro perché il presunto “nulla” è solo un avverbio.
Sì, ma … Come viene in mente un’affermazione del genere ad uno scienziato? … Confusione metafisico-linguistica a parte, stiamo parlando del titolo di un libro destinato alla cosiddetta “divulgazione scientifica” e fa specie che si voglia educare … diseducando.
Troppe metafore vengono utilizzate, che non fanno che confondere le idee, invece che educare … e questo è un vizio che coinvolge anche le scuole. Si veda, il classico esempio della cosiddetta “massa relativistica” (*), che ancora contribuisce a creare confusione sulla Teoria della Relatività Speciale, sia tra gli studenti, che tra il più vasto pubblico.
Torniamo al nostro titolo: cosa può esserci di “serio” dietro ad una affermazione così clamorosa? … Si gioca ovviamente sull’equivoco e questo secondo me è già riprovevole di per sé. L’equivoco è nella “personalizzazione”, per  così dire,  del temine “nulla”, nella sua trasformazione in una presunta, non meglio specificata, “sostanza”, che si possa quindi contrapporre al “tutto”, che rappresenterebbe l’intero universo.
Cosa c’è dietro? … Nient’altro che l’ennesima manipolazione dei paradossi presenti nella Meccanica Quantistica e nella confinante Elettrodinamica Quantistica: queste due metodologie di studio della realtà fisica, se spinte al limite, possono portare a concludere che, in assenza di materia, nel cosiddetto “vuoto quantistico” persisterebbe comunque, inevitabilmente, una “turbolenza intrinseca” della natura, dalla quale tutto può essere emerso nelle forme che attualmente osserviamo e che denominiamo universo. Il paradosso in questione ci porta a concludere come in nessun caso, date le nostre osservazioni e misurazioni attuali, il cosiddetto “vuoto” implichi la mancanza – o la sparizione - del totale dell’energia che compone il nostro universo; ovvero il “vuoto” è una delle forme che assumerebbe l’energia all’interno di questa logica e ancora, in ultima analisi, l’energia è conservata sempre e comunque, non può essere distrutta, ma solo trasformata. Se osservassimo “il nulla” (nel patetico esempio di cui sopra) esso ci apparirebbe come una delle forme assunte dall’energia in condizioni particolari, quelle condizioni che in termini più corretti dovremmo chiamare “vuoto quantistico”, il quale a sua volta sarebbe permeato dalle cosiddette “fluttuazioni quantistiche”, che sono tutt’altro che … NULLA !
Un buon astronomo vi potrebbe spiegare meglio di me, come osservando le più estreme profondità dello spazio, il satellite Planck (solo l’ultimo della serie) sia stato in grado di “fotografare” la Radiazione Cosmica di Fondo a Microonde (per gli amici intimi: C.M.B.) e come questa sia appunto una mappa delle fluttuazioni quantistiche primordiali, le quali hanno portato, nel tempo, alla cocmparsa delle strutture cosmologiche dell’universo che conosciamo.



La prima Legge della Termodinamica, fin dai tempi della scuola, ci ha insegnato che l’energia si trasforma continuamente ma non si distrugge … la meccanica quantistica ci ha aiutato a capire come ciò sia perfettamente logico, anche a livello … universale.


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(*) Per approfondimenti sul tema vi rimando a Youtube.




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venerdì 27 aprile 2018

Il significato (nascosto?) delle cose ...





Che cosa può voler dire quando in giro per le varie testate mediatiche si possono leggere articoli in cui si delineino  questioni come quelle qui di seguito:

- Aziende che utilizzano dei robot per assemblare i propri prodotti destinati normalmente al bricolage casalingo?
- Le stesse aziende dopo aver riscontrato il successo di queste presunte dimostrazioni pensano di  “assumere” regolarmente tali robot?
- Si pretende di discutere seriamente l’introduzione di leggi per equiparare i lavoratori umani e quelli robotici.

E potremmo proseguire su tale falsariga a piacere …

Non c’è nulla di nascosto, i segnali sono chiari per chi li voglia vedere …

In una società in cui tutto ha valore solo in termini utilitaristici, nulla ha più alcun valore. L’umanità non è più la ragione dietro al mito del progresso, ora lo sono delle entità astratte note solo ai pochi (illusi) manipolatori di turno … Non diversamente da come sia sempre stato, ma forse per l’ultima volta …

Quale può essere il senso di equiparare i robot (droni, computer, o quel che ti pare) agli umani? ... se non il fatto che non si è mai avuto in alcuna considerazione l’umanità ma solo l’interesse a rimanere in comando, a rimanere fra il privilegiati, a gestire il potere globale …?

La mia personale risposta è che tutto si riconduce al “mito del progresso”: la carota appesa davanti al muso dell’asino che tira il carretto.

E l’asino in questione siamo tutti noi. Il “progresso” non esiste mai … è sempre di là da venire … è come il paradiso … è come il piccolo tesoretto da lasciare ai figli … è come ogni promessa di marinaio … aspetta e spera …

Mai come in questo caso vale il detto popolare: “Chi vive sperando, muore cagando!”

Ora, per non concludere in tristezza, ci vorrebbe una nota allegra, una nota di … SPERANZA. 








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PS. Ecco una considerazione aggiuntiva, conseguenza di un recente dibattito pubblico.



Se si arriva al punto (come si è fatto recentemente in qualche importante dibattito universitario) di chiedersi se esista qualcosa che la AI (Intelligenza Artificiale) non possa fare meglio di noi … Occorre prendere in considerazione seriamente anche un altro tipo di quesito:


C’è qualcosa che noi possiamo fare e che una macchina-AI considererebbe abbastanza utile per sé da permetterci di continuare ad esistere ?! ...



Se tali “macchine-pensanti” dovessero ereditare dai loro creatori anche i criteri di valutazione ... sorgerebbe spontaneo il pensiero, che esse potrebbero trovare per noi una qualche nicchia apposita, magari accanto agli allevamenti di polli, a quelli di maiali e di bovini, alle serre intensive, agli zoo e via dicendo … ma se fossimo fortunati ci sarebbe anche la possibilità di affiancare i fortunati animali da compagnia con tutti i loro privilegi … chissà …

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lunedì 23 aprile 2018

Almeno una volta … viene il momento …

(Non raccontiamoci [troppe] balle ...)



A volte, in qualche raro momento di quiete, può capitare che mi tornino alla mente, fra gli altri, anche ricordi particolari del periodo in cui studiavo, specie con i professori che maggiormente hanno influenzato la mia formazione, ed in quei casi è come se le nostre discussioni si ripresentassero in tutta la loro articolazione e a me fosse data l’opportunità di avanzare tutte quelle obiezioni che, data la mia impreparazione, al tempo non seppi esprimere …
Recentemente, è stata la volta di un argomento filosofico sostenuto da uno dei docenti di neurobiologa a corollario delle normali lezioni. Il nostro professore sosteneva che, pur essendo di famiglia tradizionalmente molto religiosa, con gli anni e l’esperienza professionale aveva maturato una posizione assai distaccata nei confronti di quelle tradizioni e si era infine convinto a condividere una posizione filosofica nota come “monismo neutrale” (*), punto di vista di cui si considerava una espressione anche nell’ambito professionale.
Ricordo che in quel tempo, nonostante la difficoltà di individuarne gli elementi pratici, l’idea in sé mi aveva affascinato e fondamentalmente convinto. Negli anni successivi non avevo trovato vere motivazioni per cambiare la mia posizione e anzi, certe conoscenze maturate nel campo della fisica, mi avevano portato a ritenere che il monismo neutrale ne uscisse regolarmente rafforzato …




Se pensiamo per un momento alla teoria del BigBang, sembrerebbe che tutto ciò che oggi possiamo osservare nel cosmo abbia tratto origine dalla “singolarità iniziale” e che in seguito, fase dopo fase, a causa delle cosiddette “rotture di simmetria” si sia passati da uno stato di pura energia, alla comparsa di un misto di radiazione, materia ordinaria, materia oscura e forse un primo minuscolo assaggio di energia oscura … Attraverso fasi successive, abbiamo avuto poi la formazione delle prime particelle (forse il residuo dell’annichilazione tra la materia e l’anti-materia delle origini), in seguito esse si sono aggregate in atomi (lasciando quindi un universo trasparente alla radiazione, che oggi ci trasmette parte di quella storia), dall’aggregazione di quegli atomi si sono formate le molecole semplici, poi quelle complesse ed infine quelle organiche e via via fino alla comparsa della vita e delle cosiddette forme superiori … Sappiamo anche che nel corso di questo processo una forza è cresciuta più delle altre e a dismisura; ovvero l’energia oscura, che ha dato forma all’universo “infinito” che oggi osserviamo e che sembra incredibilmente “vuoto” … Proprio questo strano aspetto della realtà fisica sembra dovrà condizionare sempre più il (nostro) futuro: l’universo continua ad espandersi e lo farà sempre di più e sempre più velocemente, fino a “diluire” quella già poca materia a livelli omeopatici. Quale sarà dunque la fine che si prospetta? … Varie sono le ipotesi, ma sembra plausibile che, stando le cose come stanno, alla fine tutto evaporerà, in un modo o nell’altro, e il residuo sarà composto di sola radiazione, sempre più degradata (entropizzata) e sempre più inerte, fino a ridursi ad un semplice monotono “fruscio” simile a quello che vediamo/sentiamo in una radio, o in una tv, fuori sintonia … Sì, proprio come una specie di mare in calma piatta per l’eternità, con un processo di degrado sempre più lento, sempre più diluito, sempre più sbiadito … ad libitum …
Ed è proprio questo l’apparente maggior sostegno all’idea del monismo neutrale: tutto inizia dalla radiazione e finisce nella radiazione … Più “mono” di così! … si muore.
Eppure, negli ultimi anni, questa monolitica raccolta di conferme, sembra franare, come sabbia da un castello sulla spiaggia, sotto il sole cocente, che ne faccia evaporare i liquidi …
Cosa scuote tanta storica confidenza? … Non è facile rispondere, non si tratta di sostituire una monolitica certezza con un’altra … non è questo il punto.

Già il passato è stato testimone di questo tipo improvvido di “sostituzioni”: siamo passati dalle “certezze” mitologiche, a quelle epifaniche, da queste ultime a quelle filosofiche e scientifiche e potremmo continuare a passare di certezza in certezza in eterno … ma non è detto che tutto ciò paghi …

La scienza è uno strumento prezioso e l’idea che l’universo che osserviamo sia l’espressione di simmetrie intrinseche esistenti in natura da cui tutto consegue è stato uno dei passaggi più importanti a cui siamo pervenuti nella nostra storia come esseri senzienti. Nessuno può rinunciare a queste conquiste intellettive, esse sono imprescindibili. Detto ciò, mi accingo ad abbandonare la mia passata convinzione che tutto si possa ricondurre automaticamente ad una non meglio identificata “sostanza unica universale” come origine di ogni fenomenologia.
Non perché io abbia nuove prove che scalzino tale convinzione, ma piuttosto perché in questo modo riapro le porte a nuove riflessioni e a nuove strade da percorrere …
Non è solo la scienza a darci gli strumenti per comprendere. Il passato ci insegna, che in ogni tempo era presente lo stesso tipo di convinzioni (chiamiamole teologie) in grado, a quei tempi, di spingere gli uomini ad agire e di soddisfare esigenze diverse dalle nostre e non per questo meno vere:  non esistono verità assolute, ma solo spiegazioni contingenti, dettate dal bisogno di convivere con le nostre paure (e non v’è niente di più contingente delle paure!!!) … Tuttavia, alla fine, se non vogliamo continuare ad illuderci e a soffrire inutilmente di ansie inspiegabili, può essere conveniente affrontarle queste paure e riconoscere che possono svanire come la rugiada al sorgere del sole, basta avere pazienza e riuscire a superare la nottata …
In quest’ottica, è maturata in me una visone diversa sia dalle ipotesi variamente dualistiche, che da quelle associabili al monismo nelle sue varianti … C’è chi sostiene che tra mente e corpo esista un rapporto dialettico, ma che si tratti di sostanze del tutto diverse; c’è chi controbatte che la sostanza è una sola ed è terza alle prime due, ma in grado di precederle entrambe e di generarle …
A me piace pensare, che mente e corpo non solo siano distinte, ma che appartengano a due mondi del tutto diversi, nemmeno in grado di comunicare tra loro!! …
Aspetto un po’, finché si spenga il coro di insulti e improperi … e poi proseguo …
Che mai significa che: “appartengono a due mondi del tutto diversi, nemmeno in grado di comunicare tra loro!! …”?
E’ un paradosso? … O cosa? …
Niente paradossi, niente stranezze, niente misteri … Si tratta di osservare i fatti senza pregiudizi e preclusioni, accentandone le conseguenze ma anche senza introdurre “rattoppi”, per far tornare i conti a tutti i costi.
Potrei citare vari esperimenti di neurobiologia dai quali appare evidente come esitano “strani” ritardi tra il momento in cui percepiamo gli eventi e quello in cui prendiamo le decisioni su come agire; oppure il fatto che il nostro “sistema” sia in grado di evitare gli ostacoli anche in presenza di una cecità conclamata e via enumerando … ma non è questo il punto.



Al momento quello che mi interessa sottolineare è piuttosto il fatto che le “nostre” vite non sono mai veramente determinate dalla “nostra volontà”, che il “nostro” corpo non sempre esegue (nell’insieme) ciò che vogliamo … e le malattie ne sono un iconico esempio.  Se la mente e il corpo fossero veramente in sintonia, è probabile che  remerebbero, per così dire, nella stessa direzione e noi otterremmo con molta più facilità ciò che vogliamo, ma soprattutto non saremmo mai in conflitto con noi stessi, non saremmo depressi senza motivo e non ci scopriremmo così (statisticamente) propensi al suicidio …
Cosa abbiamo che non va? … Ve lo siete mai chiesto?!

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Ora la mia mente ha smesso di vagare nei ricordi e sono risalito lentamente al presente … alle possibili conclusioni che il mio ragionare a questo punto richiede … ma quali? … Sono domande che ogni individuo si pone dalla notte dei tempi … Esiste una possibile scappatoia? … Forse no, forse tocca a ciascuno scoprire la propria, perché si tratta di strade diverse per uscire da garbugli diversi … niente ricette … niente regole fisse …
Potreste recarvi in luogo isolato, in aperta campagna, in alta montagna, in riva al mare, ma comunque lontano dalle luci e dai rumori delle città … restare soli e trovare il coraggio di guardare il cielo … senza lasciarvi soggiogare dal terrore e dalla meraviglia di ciò che avrete di fronte: guardare “in faccia” l’universo e ascoltate quello che ha da dirvi … senza permettere assolutamente che qualcuno vi dica come … Quando farete questo, avrete tutte le risposte … FORSE.


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(*) Il Monismo neutrale: in esso entrambi gli aspetti, fisico e mentale si possono ridurre a una non meglio definita terza sostanza o forma di energia.

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P.S.  In seguito, rileggendo gli appunti, mi sono accorto che una visione a volo d’angelo - appena accennata - nel trattare un tema così dirompente, come quello introdotto nella parte finale delle mie riflessioni, potrebbe lasciare a bocca asciutta e un po’ delusi, coloro che sono stati stuzzicati dall’aspetto filosofico implicito nella contrapposizione proposta in modo così marcato. Come si spiegherebbe dunque una tale cesura tra la materialità delle cose e l’esperienza soggettiva?
Non nego che in prima battuta quest’idea è nata da un’intuizione, senza pensare troppo alle conseguenze logiche che ne sarebbero potute scaturire. In seguito, la mia “matrice monistica”, non del tutto derubricata, si è fatta sentire, suscitando domande, riflessioni, abbozzi di risposte, ipotesi di lavoro e quant’altro …
Si possono conciliare gli aspetti cosmologici che apparentemente riportano ogni cosa all’origine comune in qualche modo riconducibile alla natura “energetica” del cosmo da un lato  e una convinzione che la mente vaghi lungo binari tutti suoi alla ricerca di verità, di esperienze, di sensazioni, di un’infinità di “sfumature” difficilmente “catturabili” sia a parole che, tanto più, nei fatti? …
Sembra di essere tornati banalmente alle inevitabili contrapposizioni dualistiche ben note … E’ così?
Non ci tengo a fare questo gioco. Qualunque definizione per me è indifferente, fate vobis et favorite mihi ...
Quello che mi interessa, per fornire almeno un primo spunto di riflessione, è ripercorrere il mio ragionamento originario.
Pensiamo un momento allo sviluppo, di cui già sopra abbiamo detto: tutto, in termini materiali, emerge dalla singolarità e si dipana attraverso le fasi, per così dire, di raffreddamento di una palla di plasma iper-riscaldato, che gradatamente perde le sue proprietà di “simmetria globale”, si scompone e rilascia entità contrapposte (es.: materia e anti-materia, ecc.) le quali possono ricollassare in parte o del tutto ma in ogni caso, disperdendosi, rimescolare il contenuto di un ambiente non più unitario e che va rigonfiandosi a formare quello spazio in espansione (inflazionaria o meno che sia) nel quale le cose si possono sparpagliare e perdere la propria strada prima di potersi “ricongiungere” … In questa situazione abbiamo la prima comparsa di un principio (passatemi il termine) che chiameremo “caos” e che sarà determinante in tutti i processi successivi. Alcuni usano il temine BigBang, io preferisco chiamare “caos” il fenomeno per il quale il dirompente collasso della simmetria primigenia sia stato in grado di rimescolare violentemente il materiale che si andava formando e che se non si fosse distaccato abbastanza, probabilmente sarebbe semplicemente ricollassato su se stesso, portando ad un misero e inutile botto di un unico dimenticato capodanno … Ma non è stato così! … Perché da quella iniziale esplosione si è prodotto un universo in grado di percorrere almeno 13 e più miliardi di anni luce e perché come sarebbe stato più “logico” (ammesso che la logica centri) dopo il “botto” non si è tutto quanto ricomposto nel silenzio e nell’oblio? …
Noi sappiamo che quando si rompe qualcosa è quasi impossibile rimetterla insieme in modo perfetto. Qualcosa resta fuori e i segni del danno non si possono rimediare, non senza introdurre del “lavoro aggiuntivo”, in grado di sostituire l’energia dispersa (entropia), o degradata nell’incidente: questo vale per una tazza rotta, per un’auto incidentata, ecc., come per l’universo …
Una volta scoppiato, il cosmo è entrato in un ciclo entropico! … Qualcosa, per quanto insignificante, si è degradato e ha perso la sua natura iniziale, trasformandosi in entropia (energia inutilizzabile) e quindi non è stato più possibile per le forze in gioco “ricollassare” esattamente nella condizione iniziale: le simmetrie in gioco erano ora più di una e tendevano a cercare l’equilibrio secondo regole diverse … Lo “spazio vuoto” che oggi osserviamo in abbondanza è una delle conseguenze di quella primigenia “rottura di simmetria”, l’espansione - parossistica prima e più graduale in seguito - del cosiddetto “vuoto cosmico” sono il segno che la … “tazza” non è più sana e non si può riparare. Per giunta, nel caso dell’universo ogni “riparazione” è davvero impossibile, perché non esiste energia esterna da poter aggiungere (come quando usiamo noi la colla per riparare le tazze, o il carrozziere per riparare le auto); “fuori” non c’e nessun carrozziere che possa riparare l’universo rotto …
Dunque, la rottura della simmetria originaria ha avuto come conseguenza la trasformazione di una “palla di fuoco” in un “caotico” maelstrom di fenomeni inarrestabili, incontrollabili, imprevedibili e qualt’altro. Il fatto che da quella fonte sia emerso il nostro universo non ha bisogno di spiegazioni diverse da quelle che la cosmologia contemporanea conosce bene (dettaglio più, dettaglio meno). Quello che rimane da capire, più che altro, è perché proprio questo universo e perché, tanto per cominciare, la “rottura” stessa sia avvenuta.
Le due cose sono collegate: se ragioniamo in termini di “eternità” la risposta è ovvia. L’eternità (che non è che una forma di infinito) non può che includere “tutto” e in mezzo a quel “tutto” ci siamo anche noi, c’è il nostro universo, ci sono altri infiniti universi e c’è anche il contrario di tutto, di qualunque cosa si tratti. Noi siamo partecipi di questo universo ed è l’unico di cui sappiamo e mai sapremo (con buona pace dei “multiversisti”). Ecco spiegato il primo punto.
Seconda questione: perché si è verificato il BigBang? …
Per lo stesso motivo: cosa c’è quando non c’è niente? …
Il nulla, direbbe qualcuno, sbagliando …
Il "nulla" e solo un malinteso linguistico …
Quello che precede gli universi formati da qualcosa, è … il “tutto” in equilibrio precario.
Quando parliamo di “simmetria originaria” stiamo parlando di un’energia immensa, composta da tutto ciò che pervade l’universo sommato all’energia che consente a tutto il “vuoto cosmico” (qualunque cosa ciò sia in effetti) di esistere. Tutto questo, per una ragione che ci sfugge, è stato, almeno per un “momento eterno”, concentrato in un punto adimensionale chiamato singolarità … ma questo punto – come una matita poggiata sulla sua punta – non poteva restare in tale equilibrio indefinitamente … Perché? … Perché sì! … L’eternità non è che un istante, se così non fosse non sarebbe reale: l’eternità è il caos in tutte le sue forme … ma proprio tutte e non assomiglia mai a se stessa. L’equilibrio è la metafora della perdita continua  dell’equilibrio e chi cammina (o va in bicicletta) lo sa! …
Lo stato iniziale di ogni universo possibile non è che una forma di equilibrio infinitamente instabile (o metastabile) e ciò è dimostrato da fatto che esso esista, così come lo conosciamo. La fisica studia i fenomeni ed essi ci riportano a quelle che un tempo chiamavamo leggi fisiche e che oggi, in termini più generali, chiamiamo simmetrie: materia e anti-materia nascono dalla rottura della simmetria di carica elettrica all’inizio della storia cosmica; la maggior parte di quell’episodio si è risolta nel ricollassamento delle particelle e delle anti-particelle su se stesse, annichilendosi in un lampo energetico. Tuttavia, un minuscolo gruppetto di particelle l’ha sfangata e sono ancora in giro … siamo noi. Come? … Perché? … Chi lo sa! …
Torniamo a noi. Come c’entra tutto questo con la cesura di cui parlavamo? …
Tutto ciò che osserviamo nel vasto cosmo è apparentemente frutto del maelstrom di cui abbiamo detto e tutto assume una quantità di forme che non hanno necessariamente un legame diretto con le simmetrie che sono alla base di tutto quanto, perché? 
Le manifestazioni dell’energia che deriva dalle molteplici rotture della simmetria iniziale e di quelle successive sono il frutto di combinazioni caotiche che si sovrappongono l’una sull’altra, si mescolano e si rimescolano, si accavallano, si attorcigliano, si incasinano in ogni modo possibile e immaginabile e anche al di là dell’immaginabile … Nessuna di queste espressioni ha una ragione propria che non siano il caos e la casualità …
Faccio un esempio per tutti: andate sul web e cercate delle immagini, per esempio quelle del campo magnetico terrestre e quelle del campo magnetico del sole e poi mettetele a confronto. Sto parlando di immagini che rappresentino visivamente le immateriali linee del campo magnetico di ciascuno. Potrete notare come le linee del campo terrestre siano perfettamente allineate e facilmente rappresentabili in modo schematico (anche se virtuale), ma ciò è impossibile per il sole; le sue linee sono orribilmente contorte, impossibili da seguire, interconnesse e perfino sfilacciate …
Questo esempio ci parla del caos in modo chiaro: non ha senso cercare una logica in quelle linee contorte, eppure noi sappiamo che in linea di principio esse sono proprio come quelle della terra, vanno da un nord a un sud per la strada più breve “possibile”, ma nel caso del sole tale percorso è incredibilmente intricato, impossibile da ricostruire caso per caso, tuttavia riconducibile ad una “legge” fisica elementare, quella dei campi magnetici.
La complessità di per sé non è un “valore”. Il campo magnetico “emerge” in particolari condizioni dettate da leggi fisiche ben note, ma nessuna legge fisica è in grado di spiegare perché e percome ogni singola linea del campo del nostro sole faccia un certo percorso in un modo piuttosto che in un altro … Questo pertiene al caos!!
Così come un campo magnetico caotico deforma e a volte sconvolge e perfino abbellisce il flusso delle emissioni di massa coronale senza che ciò richieda una particolare prosopopea … Allo stesso modo, quando mettiamo insieme un numero sufficiente di neuroni qualcosa deforma e a volte sconvolge e perfino abbellisce il campo magnetico del nostro cervello … noi abbiamo escogitato un nome per quel particolare tipo di caos, la … MENTE UMANA.




Anche quest’ultima può sembrare una sparata gratuita, ma non è così … La mente umana è la conseguenza evolutiva della nostra biologia, la quale ci ha portati a vedere il mondo in funzione dei nostri bisogni primari, i quali a loro volta sono mirati a preservare non solo la nostra salute fisica ma anche quella psicologica … Tale protezione è garantita in parte anche dalla presenza del meccanismo psicologico della “pareidolia”, il quale non manca delle sue proprie deviazioni  (come ogni aspetto della nostra biologia): credere che noi siamo in qualche modo speciali all’interno di un cosmo come il nostro è, senza dubbio, una di queste.


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P.S. 2   Esiste anche un altro modo di dirlo, ovviamente, ma può risultare un po’ indigesto, quindi prima di leggere oltre è meglio avvisare il lettore che se ne consiglia la visione solo ad adulti vaccinati e responsabili delle proprie scelte: chi prosegue oltre  potrebbe trovare il proprio destino … e potrebbe non piacergli …
Dunque, la nostra cultura recente ha trovato una sua ragion d’essere nelle proprie convinzioni secolari: siano esse filosofiche, religiose, o scientifiche che dir si voglia … ma ne siamo proprio certi? … siamo sicuri che ciò di cui andiamo così fieri sia qualcosa di tale valore? …
Esaminiamo a fondo la questione.



La nostra storia può essere fatta risalire, in modo approssimato, ma sostanzialmente corretto, a due eventi primariamente cogenti: a) le origini e la storia dell’intero universo (circa 13 miliardi di anni ) e b) le origini e la storia del nostro pianeta (circa 5 miliardi di anni). Questi due eventi possono essere facilmente ritenuti i più significativi dati storici a cui l’umanità intera debba la propria esistenza e dunque la propria raison d'être. Non è solo una questione di tempo, ma una smisurata questione di tempo: a) CINQUEMILA  MILIONI  DI  ANNI; b) TREDICIMILA  MILIONI  DI  ANNI !
Da quanto tempo l’umanità calpesta la terra? … Forse, con stima ottimistica, un paio di milioni  (diciamo pure tre) …
Ma l’uomo moderno, quello che riconosciamo come la base della nostra cultura presente, assai meno, forse qualche decina di migliaia di anni … ma forse … eppure …
Eppure, tutti noi siamo più che convinti che questa inezia di tempo – se confrontata con CINQUEMILA  MILIONI  / TREDICIMILA  MILIONI  di anni – possa essere la raison d'être dell’intera storia dell’universo … Sì, perché è questo che si intenda affermando che, da un lato l’universo sia stato “creato” (predisposto) per noi  e solo per noi ; e dall’altro che il suo solo scopo sia il “progresso” (sfruttamento privato) della nostra specie! …
Se ci fermassimo un po’ a riflettere di tanto in tanto, magari ci verrebbe in mente che la storia dell’uomo assomiglia più o meno ad una breve scoreggia a confronto dei già scarsi calcoli di un singolo universo … Pensiamo alla recente moda di alcuni pregiati scienziati secondo i quali l’universo potrebbero essere in realtà neint'altro che un illimitato MULTIVERSO! … Che ne sarebbe della nostra storia, della nostra scienza e, in genere, dell’insieme delle nostre ridicole credenze? …

Tuttavia è meglio non fermarsi troppo a riflettere … Meglio continuare a convincersi che tutto esiste a nostro esclusivo uso e consumo, meglio tirare a campare e godersi la vita, meglio lasciare agli “esperti” di dirci cosa fare e cosa pensare: loro sì! … che hanno le idee chiare.


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P.S. 3  Che cosa è la mente e perché non è poi tanto importante? …
Come dicevamo sopra : “ … La mente umana è la conseguenza evolutiva della nostra biologia, la quale ci ha portati a vedere il mondo in funzione dei nostri bisogni primari, i quali a loro volta sono mirati a preservare non solo la nostra salute fisica ma anche quella psicologica. …”




Nella storia del mondo, è facile trovare esempi di specie che sono state “vittime del loro successo”. I grandi sauropodi ne sono l’iconico esempio: sconfitti e surclassati dai minuscoli mammiferi dopo una catastrofe ecologica, si sono ridotti a fare da polli d’allevamento per i nostri macelli, o ridicoli ornamenti per i nostri zoo … Eppure dominavano il mondo! …
E’ stata colpa loro? … Non direi, un asteroide può sempre capitare.
Prima dei dinosauri, possiamo risalire a molte altre vicende simili, abbiamo avuto almeno  cinque estinzioni di massa sul pianeta e tutte hanno spazzato via innumerevoli specie che avevano dominato in lungo e in largo. Tutte queste specie sono nate e hanno vissuto in funzione del medesimo principio: la sopravvivenza … E sono state tutte soggette alla stessa legge la sopravvivenza del più adatto .. NON DEL PIU’ FORTE! … quella è un’illusione! … E’ il più “adatto” a sopravvivere nel lungo periodo: adatto implica come in realtà … SIA L’AMBIENTE A DETTARE LE REGOLE !
Le specie vanno e vengono e sono semplici attori su un palcoscenico costantemente variabile e imprevedibile. Nessuna specie ha mai avuto risorse in grado di renderla adatta ad ogni nuova condizione … Ogni specie prima o poi ha dovuto fare i conti con l’estinzione … Così come ogni individuo di ogni specie …
Tuttavia siamo in competizione per sopravvivere e questo ci porta a sovrastimare il  … successo …
Il T-Rex aveva la bocca larga e questo gli ha dato il dominio su tutti gli altri animali del suo tempo … Ognuno di loro – se avesse avuto modo di pensare – avrebbe legittimamente potuto ritenersi meritevole di tale privilegio … ma non era così! … E per loro fortuna, essendo stupidi, non si sono fatti inutili illusioni … Ma noi sì! …
Noi abbiamo la bocca stretta e la mente larga … e questo ci rende speciali!
La nostra mente non sopravviverebbe ad un asteroide come quello che ha sterminato i dinosauri, fatevene una ragione.
La nostra mente ci consente di sterminare ogni altra specie che non ci torni utile per produrre cibo e altre comodità, questo è alla base della nostra convinzione di presunta superiorità. Siamo davvero convinti che questo  minuscolo angolo di universo, in questa casuale e infima finestra di tempo abbiano una qualche ragion d’essere particolare? …
Il T-Rex aveva la bocca larga perché decine di milioni di anni di selezione naturale hanno favorito le bocche larghe … Noi abbiamo la testa larga perché qualche milione di anni di selezione naturale hanno favorito la curiosità e l’ingegnosità in accoppiata col pollice opponibile … Prima o poi doveva succedere … E’ una combinazione fortunata, una delle tante nella storia del mondo, meglio non farsi inutili illusioni e darsi una regolata: NON SIAMO MEGLIO DEI T-REX e non abbiamo più chance di loro.
Stiamo facendo troppo affidamento su qualcosa di cui non capiamo la natura e di cui non abbiamo mai avuto il controllo.
Le mani e i pollici opponibili sono nati dalla “selezione” allo scopo di consentire ai nostri antenati di rifugiarsi  sugli alberi e sottrarsi ai predatori; il linguaggio e le relazioni sociali sono la conseguenza dei comportamenti atti a individuare il predatori in modo efficace e quindi consentire al gruppo di nutrirsi in sicurezza. Tutto ciò ha permesso al gruppo di trasformarsi in forme sociali  organizzate, dai rapporti complessi e ricchi di nuovi comportamenti. Il tutto ha portato alla nostra specie e alla nostra attuale struttura mentale: la mente è il complesso delle forme e dei metodi mnemonici atti alla sopravvivenza degli individui di una specie, questo è ciò che sappiamo ... Il resto è una speranza, o forse un’illusione.
Una possible spiegazione alternativa ci dice che il nostro cervello è diventato troppo grande e non ha più uno scopo plausibile per tali dimensioni; esso gira a vuoto e produce fantasie senza senso, deliri di onnipotenza, paranoie ingiustificate, ansie e inquietudini debilitanti e in ultimo il male dei secoli recenti: la depressione.

Potremmo soccombere a noi stessi senza nemmeno bisogno di aspettare il … nostro asteroide.



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Ultimo aggiornamento: 26/04/2018
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(**) Image credit: images publicly available.
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sabato 21 aprile 2018

Machine Learning + Artificial Intelligence = Human Uselessness

[Auto-apprendimento delle machine + Intelligenza Artificiale = Inutilità Umana]





More and more scientific research is aimed at obtaining speed and advantages from two recent methods whose developments are increasingly powerful; it is the so-called Machine Learning and the already infamous AI (Artificial Intelligence). The even more worrying condition, however, is occurring since the two methods are increasingly mutually integrated and for the most diverse purposes. In this way computer systems receive not only an increasingly sophisticated "intelligence", but can use it to educate themselves, using in addition an unlimited access to the most disparate databases ... All this has been feared by science fiction already many times in the past ... but then it was just kinda wild imagination, while today we are seeing the predisposition of conditions to allow everything feared to materialize, in one form or another ...
It is also true, on the other hand, that without “courage”, science does not progress  ... Best wishes, folks! …


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P.S. By the way, the next step is already under construction, they call it "Deep Learning", but don’t worry, it's always for the progress of science ... And if your ass starts hurting ... Oh well ... Fortunately science provides us with the pills for that too.







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Sempre più aree di ricerca scientifica si rivolgono, per ottenere velocità e vantaggi prestazionali, a due recenti metodi i cui sviluppi sono  sempre più potenti; si tratta del cosiddetto Machine Learning (Auto-Apprendimento delle macchine) e della già famigerata AI (Intelligenza artificiale). La condizione ancora più preoccupante tuttavia, si sta verificando da quando i due metodi sono sempre più reciprocamente integrati e agli scopi più diversi. In questo modo i sistemi informatici ricevono non solo una sempre più sofisticata “intelligenza”, ma possono utilizzarla per auto educarsi, servendosi per giunta di un’illimitato accesso alle banche dati le più disparate … Tutto questo è stato paventato dalla fantascienza già molte volte in passato, ma allora si trattava di avventurose previsioni, mentre oggi stiamo vedendo la predisposizione delle condizioni atte a permettere che tutto quanto temuto possa materialmente avverarsi, in una forma, o in un’altra …
E’ anche vero, d’altra parte, che senza coraggio la scienza non progredisce … Tanti Cari Auguri! ...
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P.S. A proposito è già in cantiere il passo successivo; lo chiamano “Deep Learning” (Apprendimento profondo), ma non state a preoccuparvi, è sempre per il progresso della scienza … E se comincerà a farvi male il sedere … o beh … per fortuna la scienza ci fornisce le pillole anche per quello.



(**) Image credit: images publicly available.
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giovedì 19 aprile 2018

L’essenza stessa della Meccanica Quantistica in un gioco di parole




Qual’è la differenza tra il cristianesimo(*) e la meccanica quantistica?


Il cristianesimo consiglia: abbi fede in Dio, non cercare di  capire e dedica il tuo tempo a “orā et laborā” …





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La meccanica quantistica consiglia: abbi fede in Feynman, non cercare di  capire e dedica il tuo tempo a “computā et laborā” …







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(*) Anche altre religioni, ovviamente, possono fare al caso.
(**) Image credit: images publicly available.





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