giovedì 18 luglio 2019
venerdì 5 aprile 2019
Tutto il mondo è paese ...
[It's a small world after all ... (see below for English translation)]
=== Correct English version =========
It's a small world after all ...
The answer to the liebnizian question "Why does something exist instead of nothing?" Is perhaps the only (as it is philosophical) to which it makes sense to answer – by means of the so-called "Anthropic Principle" - stating that we would not be here to talk about it in the the first case hypothesis, and that we can speak of it exclusively because the latter is true.
==
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Image credit: publicly available
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(*) Sotto forma di finaziamenti, ça va sans dire.
(**) In the form of funding, ça va sans dire.
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La risposta alla
domanda liebniziana “Perché esiste qualcosa invece di niente?” è forse l’unica
(in quanto filosofica) alla quale abbia senso rispondere – servendosi del
cosiddetto “Principio Antropico” – affermando che noi non saremmo qui a
parlarne se fosse vera la prima ipotesi e che ne possiamo parlare
esclusivamente in quanto vera la seconda.
Se invece di
straparlare di “multiversi” i fisici teorici lasciassero ai filosofi il loro
mestiere, scoprirebbero che certi loro “presunti” ragionamenti sono del tutto sconclusionati:
Ammettiamo, per un
momento di accettare la loro proposta di un “universo spazio-temporalmente infinito”;
cosa ne dovremmo ricavare?
Io dico che le loro
principali risposte sono a dir poco infantili e dimostrano che ognuno dovrebbe
limitarsi a fare il proprio mestiere: gli scienziati facciano scienza e lascino
che i filosofi (quelli bravi!) si occupino di ragionare in termini teoretici.
Non sto qui a
ripercorrere le soluzioni proposte dagli scienziati, perché non voglio invadere
il loro campo; mi limito a richiamare in causa tutte le varianti proposte del
cosiddetto “Multiverso”, per contestarne la validità in toto: sono tutte
inutili quanto dannose.
Perché dunque io mi
rifaccio in questo caso – e solo in questo caso – al cosiddetto “Principio
Antropico”? …
La risposta dovrebbe
essere ovvia: non c’è modo per la scienza di rispondere ad un “perché”, la
scienza risponde ai “come” e dovrebbe lasciare i “perché” ai filosofi (quelli
bravi!).
Nessuna idea di “multiverso”
risponderà mai, tuttavia, né ad alcun “perché”, né ad alcun “come”!
“Multiverso” è solo
una clamorosa, inutile bufala: non è altro che la resa mascherata dei
cosiddetti “fisici teoretici” di anglo-sassone cultura. Solo la filosofia ha i
titoli e la cultura storica per rispondere, o “non” rispondere a tali domande
sulla base dei propri “metodi”.
Alcune delle teorie
più “avanzate” dai cosmologi erano state già avanzate, dai FILOSOFI indiani, a partire
dal IX-VIII secolo a.C. !! … E senza disporre di alcuna tecnologia! … A parte
il buon senso comune. L’idea di un universo ciclico, per esempio, è presente testi
religiosi e filosofici indiani noti come “Upaniṣad”,
solo per fare un esempio fra molti possibili. Ma se vogliamo dirla tutta, non sono forse stati i filosofi a “fondare” la scienza? …
Torniamo a noi.
Inventarsi le parole non risponde ad alcun quesito: lo scopo del termine “universo”
è quello, non di affermare una teoria, ma di descrivere un fatto: da qualche
parte e in qualche modo la “molteplicità” dovrà necessariamente ricondurci alla “totalità”.
Il “tutto” – cui anche noi apparteniamo - è ciò che si è sempre inteso col
termine ”universo”: già con la scoperta delle galassie, qualcuno avrebbe potuto
parlare di “tanti universi indipendenti”, o “universi isola” … Ma il buon senso
ha prevalso allora … ma non oggi, a quanto pare.
Affermare che – sulla
base di una teoria (inflazione e sue varianti arcobaleno) non dimostrata e
forse persino non dimostrabile – noi tutti dovremmo cambiare il senso di parole,
che hanno millenni di storia, sono consolidate ed hanno un senso molto ampio e
profondo è un atto di patetica arroganza e di sicura greve ignoranza.
“Universo” è un
concetto che richiama la profonda intuizione umana, che dietro a tutte le
infinite possibilità che abbiamo incontrato, che incontriamo ogni giorno e che
potremo incontrare, non solo noi, ma tutte le generazioni e le specie che
esisteranno, vi sia una qualche forma di unitarietà: l’esistenza del cosmo è
allo stesso tempo la prova della sua unicità.
“Multiverso” è solo
una clamorosa, inutile … BALLA.
Ma perché? … Ecco la
domanda filosofica principe. E la risposta? …
Per i soldi. E che
altro sennò. (*)
Cominciano a esserci
un po’ troppi “scienziati” in circolazione, ormai … Che devono fare, se non ci
sono abbastanza scoperte “vere” su cui lavorare? … Inventarsele! …
Tutto il mondo è paese.
Sono piccolo ma crescerò ...
=== Correct English version =========
It's a small world after all ...
The answer to the liebnizian question "Why does something exist instead of nothing?" Is perhaps the only (as it is philosophical) to which it makes sense to answer – by means of the so-called "Anthropic Principle" - stating that we would not be here to talk about it in the the first case hypothesis, and that we can speak of it exclusively because the latter is true.
If, instead of talking about "multiverses", theoretical
physicists would leave to philosophers their own profession, they would
discover that some of their "alleged" reasoning are completely
rambling:
Let us admit, for a moment, to accept their proposition of a "space-time
infinite universe"; what should we get from it?
I say that their main answers are childish to say the least, and show
that everyone should limit themselves to doing their job: let scientists do
science, and let the philosophers (the good ones!) deal with reasoning in
theoretical terms.
I am not here to retrace the solutions proposed by scientists, because I
do not want to invade their field; I will just mention all the proposed
variants of the so-called "Multiverse", to challenge their validity
in their entirety: they are all as useless as they are harmful.
Why then do I refer in this case - and only in this case - to the
so-called "Anthropic Principle"? ...
The answer should be obvious: there is no way for science to respond to
a "why", science responds to the "how-s", and should leave
"why-s" to philosophers (the good ones!).
However, no idea of "multiverse" will ever respond to any
"why", or to any "how"!
"Multiverse" is just a sensational, useless hoax: it is
nothing but the disguised surrender of the so-called "theoretical
physicists", of Anglo-Saxon culture. Only philosophy has the titles and
the historical culture to answer, or "not" to answer such questions,
on the basis of its "methods".
Some of the most "advanced" theories by cosmologists had
already been advanced by the Indian PHILOSOPHERS, starting from the IX-VIII
century BC !! ... And without having any technology! ... Apart from common
sense. The idea of a cyclic universe, for example, is present in Indian
religious and philosophical texts known as "Upaniṣad", just to give
an example among many possible ones. To put it plainly, were they not the philosophers to lay
the "foundations" of science? ...
Let's get back to us. Inventing words does not answer any questions: the
purpose of the term “universe” is that, not to affirm a theory, but to describe
a fact: somewhere and in some way the "moteplicity" must necessarily
lead us back to "totality". The " totality" - to which we
also belong - is what has always been understood by the term
"universe": Already with the discovery of galaxies, someone could
have spoken of "many independent universes", or "island
universes" ... But the common sense prevailed then ... but not today,
apparently.
To affirm that - on the basis of a theory (inflation and its rainbow
variants) unproven and perhaps even not demonstrable - we should all change the
sense of words, which have millennia of history, are consolidated, and have a
very broad and deep meaning, it’s an act of pathetic arrogance and coarse ignorance.
“Universe” is a concept that recalls the profound human intuition, that
behind all the infinite possibilities - that we have met, that we meet every
day, and that we will meet, not only us, but all generations and species that
will exist - there is some form of unity: the “existence of the cosmos” is at
the same time the proof of its uniqueness.
"Multiverse" is just a resounding, useless ... RUBBISH.
But why? ... Here is the MAIN philosophical question. And the answer?
...
For money … what else?! (**)
There are – these days - too many "scientists" in circulation,
i’m afraid ... What should they do, if there aren't enough "real"
discoveries to work with? ... Invent them! ...
The world at large - in the end - is nothing but a little village. (Italian
saying. Or as the English’d say: “It's a small world, after all.”).
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(*) Sotto forma di finaziamenti, ça va sans dire.
(**) In the form of funding, ça va sans dire.
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martedì 8 gennaio 2019
ESSERI UMANI … che più umani non si può …
Quale sia la vera differenza
tra il pessimista e l’ottimista, in un mondo come il nostro, che vive nell’indifferenza,
non tanto l’uno dell’altro dei suoi disgraziati partecipanti, quanto verso l’immensa
mole di vittime, che nel corso della nostra storia hanno pagato il prezzo di
potersi definire … ESSERI UMANI:
Il pessimista sa di non
essere altro che una carogna da qualche parte in una montagna di cadaveri …
L’ottimista è felice
di trovarsi in cima a quella montagna.
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Image credit: publicly available
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martedì 1 gennaio 2019
Tibi serviat … ultima Thyle …
Ognuno di noi ha
bisogno di spiegarsi le cose (di ogni genere, dalla più minuta alla più grande …),
ma questo non significa che vi sia una qualche verità da scoprire, o che una
spiegazione univoca esista del tutto (e “per” tutto). Si tratta solo di una
nostra (comune agli umani) necessità psicologica e niente più, soddisfatta la
quale la nostra “coscienza” (chiamiamola così) è a posto e lo siamo anche noi …
Tutto il resto è storia e non serve a niente speculare su eventuali differenze
fra come, in ognuna delle nostre personali menti, si sia ricomposto il quadro: non esiste alcuna fantomatica “verità ultima”, sulla quale potremo mai convergere tutti! …
E’ inutile, è solo tempo sprecato e senza costrutto … Chi ci creda, spera
invano e, oltre a perdere il proprio tempo, lo fa perdere anche agli altri …
Per la verità
… nemmeno questa lo è … Nessuna verità,
nessun confine … NESSUNA CONSOLAZIONE! …
Ma la realtà sì, eccola qua … Ogni giorno, implacabile e incomprensibile!
Ma la realtà sì, eccola qua … Ogni giorno, implacabile e incomprensibile!
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Quote credit: “Tibi serviat ultima Thyle” ( Virgilio, Georgiche,
libro I, 30).===
domenica 23 dicembre 2018
Che fenomeno! ... anzi no: che EPIFENOMENO !!!
Siamo solo epifenomeni !!!!! Questa non è (come
per altro potrebbe) solo una considerazione filosofica, basata sull’assoluta
mancanza di senso del mondo che ci troviamo di fronte, no!
E’ la conseguenza
logico/scientifica delle teorie che attualmente descrivono l’universo di cui facciamo
parte, in quanto elementi di una fenomenologia generale, che appunto quelle
teorie tentano di ricomporre. Possiamo ignorarle, ma cosa ci rimarrebbe in mano
in quel caso? … Per coloro che si consolino con le religioni questa può essere
la soluzione, ma per gli altri non resta che fare affidamento sul massimo
sforzo che le migliori menti umane nel corso dei secoli hanno saputo mettere
insieme. Essi, con indubbia saggezza, si sono basati collettivamente sul metodo
scientifico e a partire dalle osservazioni, dall’esperienza pratica, dai
ragionamenti e dalle simulazioni computerizzate, per giungere alla conclusione
che il nostro universo risponda - plausibilmente - a due principali sistemi di
leggi: la Relatività e l’insieme delle teorie quantistiche del campo note come
Modello Standard, più qualche correzione aggiuntiva per rispondere ai fatti
scoperti più di recente, come la Materia Oscura e l’Energia Oscura.
Da queste conoscenze
non resta che una conclusione da trarre: Noi – come umani e come cultura, per
quanto millenaria - non siamo che accidentali “EPIFENOMENI”, all’interno di un
colossale groviglio di altri incidenti, molto più pregnanti e ingombranti, nell’economia
globale del cosmo … Del resto, basterebbe prenderci le misure …
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Image credit: publicly available
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giovedì 18 ottobre 2018
Nothing prevents a beautiful gurl from being intelligent ...
[Nulla impedisce a una bella tosa d'essere intelligente ...]
Le ragazze intelligenti sanno benissimo perché il metodo scientifico consista nell'osservare e replicare i "fenomeni". I "fenomeni da baraccone" invece ... evidentemente no ...
===
N.d.T.:
1) Tosa: termine dialettale, genericamente affettuoso, per riferirsi a una giovane donna (i.e.: ragazza).
2) Gurl: Referring to a young lady in generic terms of endearment.
===
P.S. En passant, le ragazze intelligenti sono spesso misconosciute. Emmy docet ...
P.S.2 Riflettevo sul fatto che per tradurre in inglese "Fisica teorica" occorra modificare il termine in qualcosa che per noi ha un significato diverso, ovvero si deve tradurre con "Theoretical physics" (Fisica teoretica); questo a me non pare un dettaglio trascurabile, ma un segno del destino. Ammetto che potrebbe anche trattarsi (come spesso si dice negli ambienti "altolocati") di una semplice diversa evoluzione linguistica, ma a me piace pensarla diversamente. Io ho come il sospetto, che dietro al puro fatto linguistico si celi la vera - inconfessabile - ragione: i fisici teorici anglosassoni (specie se made in U.S.A.) sono dei megalomani! ... Essi sono convinti, che la filosofia sia solo una palla al piede e che il compito di fare tutto sia stato ormai ereditato dalla scienza stessa e di conseguenza lo sviluppo delle teorie sia in sé e per sé legato alla riflessione degli scienziati, che ne faranno poi uso; insomma che teorizzare sulla natura delle teorie sia compito, non più per l'Epistemologia e la Filosofia "teoretica", ma per chi studi le teorie scientifiche stesse e ne reclami di conseguenza anche l'eventuale ricostruzione delle fondazioni. Queste nuove fondamenta teoriche non si richiameranno più alla "storia", da cui tutte le teorie sono sorte e quindi agli scopi originari di tale "ricerca", bensì alla matematica ed alla sua presunta coerenza ed eleganza intrinseche. Non so se anche le ragazze saranno d'accordo con me, ma mi piacerebbe.
P.S.3 Ricordo a chi non fosse familiare con i temi filosofici citati sopra, che la ragione per la quale tale distinzione mantiene a tutt'oggi una grande importanza si può riassumere come segue:
La scienza riceve la propria legittimazione dalla filosofia, secondo la mia opinione, per il fatto che di per sé non ne ha: la scienza non è auto-fondante, non può esserlo, né ieri, né oggi, né mai.
La ragione per cui la filosofia invece lo è, sta nel nome stesso: dal gr. philosophía, ovvero ‘amore della sapienza’ (origini circa 1ª metà sec. XIII). La sete di conoscenza è un istinto connaturato alla curiosità umana e quindi alla sua natura più profonda, ecco cosa intendo per "fondante": noi siamo esseri assetati di sapere e da ciò nasce la ricerca, che è un comportamento ad ampio spettro e globalmente legittimo.
Tale ricerca può svolgersi negli ambiti più disparati: teologico, metafisico, naturalistico, estetico, poetico, alchemico, umanistico, ... a sì ... a volte anche scientifico ...
La scienza non è che un metodo, uno degli ultimi ad essersi manifestato in ordine di tempo, uno dei tanti metodi che l'essere umano può adottare per la sua ricerca, pienamente libera e incontestabilmente legittima. Tutte queste metodologie hanno le stesse radici nella natura umana e perciò sono manifestazioni di un bisogno/amore fondamentale/fondante.
Dalla filosofia sono emerse tutte le conoscenze che oggi vantiamo e la storia di come siamo giunti dove siamo è la storia anche del perché lo abbiamo fatto. Chi si stacca da questa storia può facilmente cadere preda di un delirio di onnipotenza circa la natura della conoscenza: la scienza come "fine".
Chi proponga una scienza in nome della quale l'uomo deve cedere le armi e rassegnarsi a "non capire, ma obbedire [al metodo]" ("Shut up and calculate") ... è il frutto naturale di un tale delirio.
Si risponde spesso a questa contestazione con il presunto immenso successo della meccanica quantistica e amenità affini ... Si elencano i successi e progressi ottenuti con quel modo di pensare ... Senza di esso non avremmo ciò che abbiamo, ecc., ecc.. Stupidaggini!
Non abbiamo niente, non avremo niente: presto o tardi ci arriverà il conto da pagare per aver rinunciato ad essere noi stessi in nome di un mito: tutto ciò che tocchiamo si trasforma in "oro" (tecnologico) ... ma ci dovremmo ricordar anche ... come è andata a finire.
Il mito presso gli antichi non era in grado di spiegare la vera natura dei fenomeni, ma solo le conseguenze che potevano ingenerare per gli uomini e le donne; oggi conosciamo molto bene molti fenomeni, grazie al metodo scientifico, ma abbiamo forse perso la capacità di valutare le conseguenze ... Come direbbe Anassimandro: "... Perché si danno reciprocamente giustizia e ricompensa per la loro ingiustizia in conformità con l'ordinanza del tempo."
Mai filosofo è stato così preveggente e così attuale: la sua concezione dell'infinito come origine di tutto è più che mai adatta alle più recenti scoperte scientifiche: oggi sappiamo che i confini di quello che conoscevamo come uno sconfinato universo si sono dissolte e che potremmo essere immersi in una "infinità di infiniti" ... Ed ecco che Anassimandro ci ritorna alla mente col suo monito: confrontarsi con tale spropositata vastità ci dovrebbe ricordare, come l'unica cosa che conti non può che essere il flusso e riflusso delle compensazioni reciproche ...
Da dove le cose hanno la loro origine,
Quindi anche la loro distruzione avviene,
Secondo la necessità;
Perché si danno reciprocamente giustizia e ricompensa
Per la loro ingiustizia
In conformità con l'ordinanza del tempo.
E' il cosmo a dirigere i giochi e noi possiamo solo stare lì, attoniti, a contemplarlo e, se siamo appena un po' intelligenti, ad imparare, piuttosto che a pontificare.
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![]() |
| "Non si può mentire con la matematica, ma essa può grandemente favorire la mistificazione." (S.H.) |
![]() |
| Dr. Sabine Hossenfelder |
Le ragazze intelligenti sanno benissimo perché il metodo scientifico consista nell'osservare e replicare i "fenomeni". I "fenomeni da baraccone" invece ... evidentemente no ...
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N.d.T.:
1) Tosa: termine dialettale, genericamente affettuoso, per riferirsi a una giovane donna (i.e.: ragazza).
2) Gurl: Referring to a young lady in generic terms of endearment.
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P.S. En passant, le ragazze intelligenti sono spesso misconosciute. Emmy docet ...
P.S.2 Riflettevo sul fatto che per tradurre in inglese "Fisica teorica" occorra modificare il termine in qualcosa che per noi ha un significato diverso, ovvero si deve tradurre con "Theoretical physics" (Fisica teoretica); questo a me non pare un dettaglio trascurabile, ma un segno del destino. Ammetto che potrebbe anche trattarsi (come spesso si dice negli ambienti "altolocati") di una semplice diversa evoluzione linguistica, ma a me piace pensarla diversamente. Io ho come il sospetto, che dietro al puro fatto linguistico si celi la vera - inconfessabile - ragione: i fisici teorici anglosassoni (specie se made in U.S.A.) sono dei megalomani! ... Essi sono convinti, che la filosofia sia solo una palla al piede e che il compito di fare tutto sia stato ormai ereditato dalla scienza stessa e di conseguenza lo sviluppo delle teorie sia in sé e per sé legato alla riflessione degli scienziati, che ne faranno poi uso; insomma che teorizzare sulla natura delle teorie sia compito, non più per l'Epistemologia e la Filosofia "teoretica", ma per chi studi le teorie scientifiche stesse e ne reclami di conseguenza anche l'eventuale ricostruzione delle fondazioni. Queste nuove fondamenta teoriche non si richiameranno più alla "storia", da cui tutte le teorie sono sorte e quindi agli scopi originari di tale "ricerca", bensì alla matematica ed alla sua presunta coerenza ed eleganza intrinseche. Non so se anche le ragazze saranno d'accordo con me, ma mi piacerebbe.
P.S.3 Ricordo a chi non fosse familiare con i temi filosofici citati sopra, che la ragione per la quale tale distinzione mantiene a tutt'oggi una grande importanza si può riassumere come segue:
La scienza riceve la propria legittimazione dalla filosofia, secondo la mia opinione, per il fatto che di per sé non ne ha: la scienza non è auto-fondante, non può esserlo, né ieri, né oggi, né mai.
La ragione per cui la filosofia invece lo è, sta nel nome stesso: dal gr. philosophía, ovvero ‘amore della sapienza’ (origini circa 1ª metà sec. XIII). La sete di conoscenza è un istinto connaturato alla curiosità umana e quindi alla sua natura più profonda, ecco cosa intendo per "fondante": noi siamo esseri assetati di sapere e da ciò nasce la ricerca, che è un comportamento ad ampio spettro e globalmente legittimo.
Tale ricerca può svolgersi negli ambiti più disparati: teologico, metafisico, naturalistico, estetico, poetico, alchemico, umanistico, ... a sì ... a volte anche scientifico ...
La scienza non è che un metodo, uno degli ultimi ad essersi manifestato in ordine di tempo, uno dei tanti metodi che l'essere umano può adottare per la sua ricerca, pienamente libera e incontestabilmente legittima. Tutte queste metodologie hanno le stesse radici nella natura umana e perciò sono manifestazioni di un bisogno/amore fondamentale/fondante.
Dalla filosofia sono emerse tutte le conoscenze che oggi vantiamo e la storia di come siamo giunti dove siamo è la storia anche del perché lo abbiamo fatto. Chi si stacca da questa storia può facilmente cadere preda di un delirio di onnipotenza circa la natura della conoscenza: la scienza come "fine".
Chi proponga una scienza in nome della quale l'uomo deve cedere le armi e rassegnarsi a "non capire, ma obbedire [al metodo]" ("Shut up and calculate") ... è il frutto naturale di un tale delirio.
Si risponde spesso a questa contestazione con il presunto immenso successo della meccanica quantistica e amenità affini ... Si elencano i successi e progressi ottenuti con quel modo di pensare ... Senza di esso non avremmo ciò che abbiamo, ecc., ecc.. Stupidaggini!
Non abbiamo niente, non avremo niente: presto o tardi ci arriverà il conto da pagare per aver rinunciato ad essere noi stessi in nome di un mito: tutto ciò che tocchiamo si trasforma in "oro" (tecnologico) ... ma ci dovremmo ricordar anche ... come è andata a finire.
Il mito presso gli antichi non era in grado di spiegare la vera natura dei fenomeni, ma solo le conseguenze che potevano ingenerare per gli uomini e le donne; oggi conosciamo molto bene molti fenomeni, grazie al metodo scientifico, ma abbiamo forse perso la capacità di valutare le conseguenze ... Come direbbe Anassimandro: "... Perché si danno reciprocamente giustizia e ricompensa per la loro ingiustizia in conformità con l'ordinanza del tempo."
Mai filosofo è stato così preveggente e così attuale: la sua concezione dell'infinito come origine di tutto è più che mai adatta alle più recenti scoperte scientifiche: oggi sappiamo che i confini di quello che conoscevamo come uno sconfinato universo si sono dissolte e che potremmo essere immersi in una "infinità di infiniti" ... Ed ecco che Anassimandro ci ritorna alla mente col suo monito: confrontarsi con tale spropositata vastità ci dovrebbe ricordare, come l'unica cosa che conti non può che essere il flusso e riflusso delle compensazioni reciproche ...
Da dove le cose hanno la loro origine,
Quindi anche la loro distruzione avviene,
Secondo la necessità;
Perché si danno reciprocamente giustizia e ricompensa
Per la loro ingiustizia
In conformità con l'ordinanza del tempo.
E' il cosmo a dirigere i giochi e noi possiamo solo stare lì, attoniti, a contemplarlo e, se siamo appena un po' intelligenti, ad imparare, piuttosto che a pontificare.
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Image/quote credits: publicly available
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giovedì 11 ottobre 2018
The new Theoretical Ahnenerbe: Founder and CEO Ed Witten - Grand Vizier Leo Susskind
We are the only ones who can discuss our theories.
Other scientists don't know our rules and our rituals in depth; they cannot understand or criticize, and if they do they will be mocked and banished.
Scientific evidence is not necessary in the face of the mathematical elegance of our theoretical formulations: sooner or later the universe will evolve to conform to one of the models predicted by our superb "Landscape".
Other scientists don't know our rules and our rituals in depth; they cannot understand or criticize, and if they do they will be mocked and banished.
Scientific evidence is not necessary in the face of the mathematical elegance of our theoretical formulations: sooner or later the universe will evolve to conform to one of the models predicted by our superb "Landscape".
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PS. These ones too have found a way to say any piece of nonsense without anyone being able to challenge them, and maybe also passing as geniuses.
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Il nuovo "teoretico"(*) Ahnenerbe: fondatore e CEO Ed Witten - Gran Visir Leo Susskind
Noi siamo gli unici a poter discutere le nostre teorie; gli altri scienziati non conoscono a fondo le nostre regole e i nostri riti, non possono capire, né tanto meno criticare e se lo fanno verranno derisi e messi al bando. Le prove scientifiche non sono necessarie di fronte all’eleganza matematica delle nostre formulazioni teoriche: prima o poi, l’universo si evolverà per conformarsi ad uno dei modelli previsti dal nostro superbo “Landscape”.
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PS. Questi pure hanno trovato il modo di dire qualsiasi assurdità senza che nessuno sia in grado di contraddirli, e magari nel contempo di passare per geni.
(*) L’uso improprio che i fisici anglofoni fanno del termine “teoretico”, in abito scientifico, è indicativo di una certa superficialità, che li porta inesorabilmente a prendere … “fisici per fiaschici” …
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Dark Science Fiction
" ... The regressive characters [prominent clitoris] present in some individuals of our species would seem to indicate that - in earlier times - it is possible that there existed an alternative "gender" to the female one, which today is the only present in our perfectly evolved society.
We paleontologists suppose that - in those days - there could be conflicts and some form of competition between the two genders ... And even that there may have been periods in which one of the two genders prevailed over the other! ...
Today, we have no more memory of those primitive eras, in our society there is only one gender, and perhaps - from what the fossil record tells us - it is indeed thanks to this that we know neither wars nor conflicts. ... " (*)
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(*) Excerpt from :"Treatise of Evolutionary Paleontology" (Chapter IV, page 257) - D.S.F. Editions.