lunedì 14 dicembre 2009

Lontano, lontano … Molto lontano …

(questo racconto richiama il precedente "giù, al bar dei falliti... ")
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Abstract:
Potrà mai il Cosmo essere a “portata di mano” ?

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Nell’aula, dalle ampie finestre, penetrava il primo caldo di primavera e l’argomento trattato, dal Prof. Enrico Sermi, contribuiva di suo ad esercitare un potente effetto gravitazionale aggiuntivo sulle palpebre di alcuni studenti …
- Non possiamo pensare che, nella realtà, si possa esplorare l’universo portandosi a spasso astronavi gigantesche, piene di inutili corridoi, di “ponti ologrammi”, di cuochi deficienti, di depositi di rifiuti con acque stagnanti, di baristi bari e di fattucchiere telepatiche. Non si può nemmeno cominciare a parlare di esplorazioni extrasolari con queste premesse. Quello che dobbiamo mettere al primo posto della nostra pianificazione sono le risorse di cui disponiamo e di cui potremo disporre da qui a quando il progetto si auto-sostenterà economicamente. E io penso che mai potrà auto-sostentarsi alcun progetto al punto di sprecare le risorse sconsideratamente …
- Quindi, Professore, scusi l’interruzione, Lei, non vede un futuro possibile, in stile Star Trek ?
- Ma nemmeno un passato … Lei ha mai visto un sottomarino lussuoso, col campo da golf, la cantina dei vini, con le feste danzanti …? Per quanto le risorse siano abbondanti, un sistema chiuso, che deve auto-sostenersi per lunghi periodi (e nello spazio lo sono, ben più che in mare!), avrà sempre un problema di risorse da gestire …
- Professore, come viene vista, ai giorni nostri, questa problematica, presso l’Agenzia Spaziale Internazione? Ho letto che l’ASI sta appunto pianificando una prima serie di possibili scenari di esplorazione interstellare, nel nostro braccio della Galassia?
- Al centro di ogni progetto, passato, presente e futuro, c’è il problema delle risorse, energetiche ed umane, presenti e a venire per tutta la durata del progetto. Per quanto riguarda l’ASI, sembra che l’orientamento prevalente sia di concentrare il massimo dello sforzo economico nell’implementazione dell’ascensore orbitale, che, tra le altre cose, come saprete, è anch’esso un progetto sponsorizzato da un grande autore di fantascienza del secolo scorso e precursore del concetto di “orbita geostazionaria” (detta appunto Fascia di Clarke) per le telecomunicazioni. Le risorse dedicate all’esplorazione, pertanto, risultano limitate e soggette a variazioni, che potrebbero emergere da eventuali difficoltà del progetto primario. Quello che si può fare concretamente è pensare a sistemi di navigazione che richiedano quantità minime di energia, al punto estremo di poterle attingere da fenomeni ambientali minimali nel cosmo e, perché no, finanche quantistici. Più sono minuti i nostri strumenti di esplorazione, più cosmo potremo esplorare e badate, ho detto “esplorare”, NON “conquistare”. La distinzione è fondamentale: l’esplorazione non richiede, necessariamente, la nostra presenza sui luoghi, la conquista sì!
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Ogada N’Boghu era uno dei più capaci e giovani ingegneri dell’ASI Africa (con sede a cavallo tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda). Quel giorno tornava da una breve vacanza presso la sua famiglia, in Uganda, ed era già in vista delle colossali strutture, che la “sua” Agenzia stava predisponendo e dell’incredibile vista della parte inferiore di un meta-nanocavo a nastro, lungo più di 40.000 kilometri e in grado di portare, in orbita geostazionaria, carichi preziosi a ciclo continuo.
Ogada ripensava a quanto era stato difficile, per lui, spiegare, alla sua gente, quello che stavano facendo lì; anche le fotografie che si era portato dietro, non erano servite a gran che. Figurarsi poi, se avesse mai tentato di scendere nei dettagli dei progetti, su cui era personalmente impegnato e che, in ogni caso, erano “top secret”.
Le sue ricerche! Presto si sarebbe rituffato nel lavoro e gran parte del resto del mondo avrebbe perso di importanza. L’unico momento di “ritorno su questo pianeta”, se lo sarebbe ritagliato, e già ne pregustava il piacere, con Elena, la sua “nordica” compagna, che tanto gli era mancata, in quei pochi giorni trascorsi al paesello. Elena, a proposito, chissà dove stava la “cabina”: Lei era sicuramente al lavoro, a quell’ora, sulla cabina-container lungo il tragitto di prova dell’ascensore, che attualmente scorreva lungo il cavo solo per “brevi” tratti, eseguendo, unicamente, dei test preliminari. Se avesse intravisto la cabina, avrebbe potuto immaginare Elena alle prese con le attrezzature di bordo, tutta bardata nella sua ingombrante tenuta di sopravvivenza.
Ogada si stava avvicinando alla prima barriera di sicurezza a diverse decine di chilometri dalla base vera e propria: stava cominciando a lasciarsi dietro il mondo dei “comuni” …
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A 45.000 piedi di altezza la cabina-container dell’ascensore orbitale, stava ritornando verso la base a terra quando Elena Fait, astronauta e pilota collaudatore, incaricato dei test preliminari, ricevette l’ordine di ispezionare “de visu” la situazione all’esterno. Con tutti i sensori ed i rivelatori di ogni genere installati e collegati in telemetria, sembrava paradossale andare all’esterno per rendersi conto, tuttavia Elena aprì l’apposito portello e si portò all’esterno, dove la temperatura e la rarefazione dell’ossigeno rendevano necessario indossare il sistema di sopravvivenza di cui era dotata e che, peraltro, comprendeva una sicurezza aggiuntiva, la quale, nel caso di incidenti al mezzo, poteva riportarla a terra dolcemente. Elena provò una meravigliosa sensazione nel vedere il mondo ai suoi piedi, all’aperto e alla stessa quota degli aerei di linea. Non sembravano esserci vibrazioni di alcun tipo, per effetto della velocità di discesa, mentre la forza del vento dava una blanda oscillazione laterale al tutto. La velocità di discesa era limitata solo dagli attriti e dal carico di rottura del meta-materiale impiegato per il “cavo”, approssimativamente stava scendendo a 355 miglia all’ora, ma già si stava rallentando, gradatamente, per arrivare dolcemente agli strati più densi dell’atmosfera ed infine fermarsi senza scossoni alla stazione d’arrivo.
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L’Ingegner Ori-Ann Seedling, la capo progetto e responsabile dell’intera struttura ASI, osservava, con l’apposito tele-oculare motorizzato, la discesa della cabina di prova: quella cabina era un concentrato tecnologico dal costo proibitivo, per quanto era stipata di attrezzature e sensori di ogni genere e la presenza anche di una pilota (anche se garantito da una serie di sicurezze attive), costituivano una assai ansiogena preoccupazione. La cabina stava rallentando rapidamente, prima di incontrare gli strati più densi dell’atmosfera e da quel momento in poi i tempi si sarebbero dilatati, prima che il sistema raggiungesse il livello di attracco.
- Abbiamo dei riscontri negativi su qualche parametro, Sam?
- Tutto perfetto, nessuno scostamento dalle tolleranze previste, possiamo considerarci soddisfatti fin qui …
- Non cantiamo vittoria ancora, Sam! Queste sono quisquiglie … Non abbiamo ancora portato la dannata cabina che ad un terzo della distanza complessiva. Mi tremano le gambe al pensiero di quello che potrebbe accadere se qualcosa bloccasse la cabina o, Dio ne scampi, dovesse rompersi il cavo …
- Ann! … Non ti riconosco! C’è qualcosa che ti fa tremare le gambe? … E poi lo sai bene che, con tutte le “ridondanze” implementate, non esiste una possibilità del genere …
- Lo so Sam, ma tu hai mai paure ingiustificate razionalmente …?
- Ogni volta che vedo mia moglie …
- A proposito come sta?
- Te l’ho detto che mi sfornerà una bella coppia di marmocchi, un maschio e una femmina?
- No, Sam, complimenti di cuore ad entrambe.
- E tu Ann, quando ti decidi …
- Sam, mi ci vedi a fare questo lavoro, con in più anche la preoccupazione dei figli e di un marito?
- No, a dire il vero no …
- Sam, io vado in ufficio, se riscontri la minima anomalia, avvertimi …
- Faccio rientrare Elena?
- No Sam, non questa volta, falla arrivare in fondo, riportandoci anche le sue impressioni dirette …
- OK, Boss.
- Ah! Sam, dì a tua moglie che la voglio vedere coi piccoli, appena si sistema. Te invece no! Finché mi chiami Boss …
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Ogada era ormai arrivato all’ultimo check-point, diretto alle installazioni principali, nella speranza di recuperare Elena. Proprio in quel momento, dalla corsia opposta, stavano uscendo alcune sue conoscenze. Ogada seppe da loro che Elena aveva un turno settimanale in corso e che, perciò, non avrebbe potuto uscire dall’”isolamento”. Ogada era parecchio seccato da quell’intoppo: i turni erano organizzati su base settimanale per evitare, per quanto possibile, che un collaudatore si ammalasse od avesse qualche incidente proprio nel mezzo di una serie pianificata di attività per le quali era stato a lungo addestrato. Quando Ogada raggiunse la sala colloqui, Elena lo stava aspettando e, da dietro l’ampia lastra di vetro isolante, subito allargò le braccia, scuotendo la testa e facendo finta di asciugarsi le lacrime …
- Mi hanno incastrata … Una serie aggiuntiva di test non programmati, da ripetere. L’altro in grado di seguirli si è ammalato, mi dispiace amore …
- A chi lo dici! Com’è andata la “discesa”?
- Meravigliosa e terrificante … Mi hanno tenuta all’aria per tutta l’ultima parte, questa volta!
- Problemi?
- Nessuno! Siamo pronti per lo “step” successivo, andremo a metà percorso … Sarà la cosa più eccitante della mia vita!
- Elena, significa che io non ti basto più … ?
- Dovrai impegnarti molto, ma hai ancora qualche chance ... A proposito! Dovresti fare alcune cose per me, a casa mia, dato che non prevedevo questa sosta forzata …
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Ogada si accingeva a lasciare l’edificio, quando incrociò la capintesta Seedling; le fece un saluto di circostanza, ma lei, gli fece cenno di avvicinarsi …
- N’Boghu venga qui! Volevo scusarmi, Elena mi ha detto che avevate tutto un vostro programmino in occasione del suo rientro dalla sua breve vacanza … E’ tutta colpa mia, ho voluto ripetere dei test che non erano del tutto convincenti e non mi sono resa conto, che Elena sarebbe stata l’unica disponibile per il compito.
- Mancherebbe! Lei ha ben altre preoccupazioni che le nostre serate … Ora sono alla ricerca di una cena …
- La voglio mia ospite! E’ il minimo che possa fare, se la cosa non la mette in imbarazzo, ovviamente.
- Ma, veramente, non saprei …
- Anch’io cenerei da sola stasera, possiamo approfittare per parlare un po’ anche del suo lavoro …
- D’accordo, se le fa piacere, accetto volentieri.
L’appartamento del dirigente a capo di tutta la struttura era volutamente predisposto all’interno delle strutture di sicurezza del complesso, ma Ogada rimase stupito di quale vista mozzafiato ci fosse dal terrazzo dell’abitazione della Seedling. In precedenza era stato in altri alloggi su quel piano, in occasione di party privati organizzati per compleanni e anniversari, ma mai orientati verso il panorama dell’ascensore orbitale.
- Mentre ti aspettavo mi sono dedicata al mio hobby: la cucina. Spero che la mia cena sia all’altezza, specialmente dopo che hai goduto di quella casalinga delle tue parti …
- Veramente non ci tengo, è stata una sofferenza quel cibo … non ci sono più abituato … Lei si è disturbata troppo per me questa sera …
- Chiamami Ann, per questa sera, bando alle formalità, vuoi Ogada … ? … Posso chiamarti così? …
- D’accordo Ann …
- Ogada, parlami un po’ del tuo lavoro, voglio dire, la tua opinione … I resoconti ufficiali li leggo già regolarmente …
- I rapporti ufficiali sono, come sempre, frutto di mediazioni, a volte lunghe ed estenuanti …
- Perciò mi piace approfittare di questa occasione per sapere che aria si respira nei vostri circoli, io purtroppo ho poche occasioni di venirvi a trovare, specie in questo momento di “kick-off” del nostro progetto primario.
- Beh, sarei un ipocrita se dicessi che concordo con quei rapporti, sono stato uno dei più accaniti nel sostenere una tesi di minoranza …
- Non sapevo ve ne fossero …
- Siamo stati tutti d’accordo a mantenere i dissidi all’interno delle nostre riunioni, del resto non avrebbe alcuno scopo pratico farli trapelare, trattandosi di richieste di fondi …
- Si, si, capisco, tuttavia proporrò che si alleghino, in appendice, i pareri di minoranza, mi sembra un scelta di utilità, oltre che di rispetto per chi si impegna nel produrre idee innovative. Ma ti prego, sentiamo i dettagli …
- Io, a differenza di altri, ritenevo e ritengo, che questo progetto per l’esplorazione del nostro braccio di Galassia, sia un’occasione troppo rara per perderla, puntando tutto su un unico concetto di esplorazione: cioè quello di individuare e sondare pianeti simili al nostro … Noi non avremo nuovi finanziamenti su questo versante per decenni a venire e quei pochi, dovranno giocoforza essere tutti concentrati sul supporto delle missioni correnti, ci stiamo giocando un ampio spettro di possibilità ...
- Frena, frena … di cosa stiamo parlando? A quali possibilità alludi?
- Noi diamo troppa importanza ai pianeti simili al nostro, è un atteggiamento più sentimentale che razionale. La possibilità che un pianeta, per quanto simile alla terra, possa ospitare la vita, oltre ad essere statisticamente remota oltre misura, non può giustificare l’impiego di tutte le risorse disponibili per un periodo così lungo: se avessimo le risorse che avete voi sul vostro progetto sarebbe diverso, ma le cose purtroppo non stanno così …
- Ma sentiamo quale era la tua idea …
- Una rete globale di sonde equidistanti su tutta la volta celeste, in costante allontanamento attivo a partire da una distanza dal nostro pianeta equivalente a circa due volte l'estensione del diametro del sistema solare. Da lì in poi, essendo questa la distanza maggiore raggiunta da sonde terrestri fino ad oggi, tutto quello che si trova ci è sconosciuto, quindi le nostre sonde dovrebbero iniziare a lavorare alla verifica di tutti i parametri incontrati sulla loro strada, anche a prezzo di arrivare alla loro meta finale con decenni di ritardo. Noi però nel frattempo, avremmo una messe di risultati a flusso costante in grado di far lavorare generazioni di scienziati ed inoltre, ma non da meno, avremmo un sistema di posizionamento globale su scala sempre crescente, che ci darebbe modo di sottoporre a verifica una miriade di teorie cosmologiche oggi destinate a rimanere sulla carta …
- Quanto ci costa?...
- Almeno il doppio del limite di budget …
- Hai già la risposta, dunque …
- Ma calcola il rapporto costi benefici … E’ immensurabile …
- Capisco il tuo punto, per quello che conta; comunque non sarebbe passata lo stesso … Ma forse io, avrei proposto una strada alternativa …
- ….
- Si, voglio dire che, in questa tua ottica, potrebbe convenire rimandare il tutto per il tempo necessario alla maturazione della quantità di finanziamenti richiesti …
- Una proposta che farebbe saltare, chi so io, sulla sedia …
- Si … lo so anch’io chi …
La cena andò avanti con una serie di astruse discussioni su aspetti tecnici e dettagli del progetto di “global positioning” immaginato da Ogada. Ad Ann piaceva l’idea, in linea di principio, ma contestava diversi dettagli relativi agli esperimenti da associare …
Verso la fine della cena Ann propose a Ogada di fare due passi insieme prima di andar via, lo avrebbe portato sul piazzale di attracco dell’ascensore …
- Ci sei mai stato?
- Di persona mai, solo da qualche parte sotto …
- Bene sarò felice di farti da guida.
I due uscirono dall’edificio avviandosi verso il piazzale in cui si ergeva la struttura, la discussione sul lavoro di Ogada si protrasse per buona parte del tragitto. Una volta sulla grande piattaforma, Ogada notò alla luce della luna piena la famosa cabina-container che costituiva l’incredibile “ascensore per le stelle”, come veniva chiamato eufemisticamente dai media. Ann lo aveva preso sottobraccio, mentre salivano la lunga scalinata, sostenendo che la brezza notturna le aveva procurato un brivido improvviso ... Ogada era in forte difficoltà, non si aspettava una tale confidenza, da una persona che, fino a poche ore prima e sicuramente dopo quella serata, aveva rappresentato, per lui, solo il centro del potere ASI. Ann doveva di certo aver passato da un pezzo la quarantina, forse era già in corsa per i cinquanta, spesso l’aveva vista andare in giro coi capelli dritti in testa come quelli di una astronauta in assenza di peso. Il suo aspetto trascurato, le loro età così lontane, il fatto che Ogada avesse un legame con Elena, anche se recente: tutte queste cose avevano contribuito a non fargli mai venire in mente nulla che non fosse attinente al lavoro … Ma quella sera Ann lo aveva stupito già all’esordio, presentandosi con un vestito da sera elegante e pericolosamente scollato, i capelli raccolti ed un velo impercettibile di trucco; ora questo affettuoso accostarsi con la scusa del freddo … Ogada aveva fatto finta di niente fino a quel punto, ma con crescente imbarazzo …
Intanto erano giunti a pochi metri dalla cabina e Ann, indicando con il dito …
- Di giorno è ancora più evidente, ma anche così questa meraviglia toglie il fiato e fa paura, non credi?
- Non ero mai stato così vicino … è davvero impressionante ed ancora di più lo è il pensiero che questo mostro è lungo approssimativamente come l’intera circonferenza terrestre, avete calcolato il peso complessivo se fosse a livello del terreno ed il suo volume ?
- Beh, col fatto che la densità specifica è variabile lungo tutto lo sviluppo, non è un calcolo immediato, ma in quanto a volume dovremmo essere intorno ai due milioni di metri cubi, circa le dimensioni del monte Everest …
- Quando pensi che lo percorrerete tutto per la prima volta?
- La fasi attuali sono le più delicate, io spero di accelerare i collaudi nei prossimi mesi, quando avremo una base dati completa dei comportamenti del sistema … A naso, ci vorrà un anno per arrivare al capo opposto e ritorno un prima volta, poi dovremo sostituire la cabina di verifica sperimentale col cargo definitivo, che a sua volta andrà collaudato … forse un anno e mezzo per andare a regime …
- Non riesco ad immaginarmi a viaggiare su questo fuscello, non dico per quarantamila, ma neanche per quattro chilometri …
- Anch’io avrei paura ben presto, anche al chiuso della cabina, solo l’idea di quello che sapessi esserci fuori mi farebbe morire, mi terrorizzerebbe, oltre che di vertigini soffro anche di claustrofobia …
Ann si era avvicinata ancor di più a Ogada e lo stava fissando negli occhi, tanto vicina che lui percepiva il tepore del suo respiro. C’era qualcosa di incomprensibile in quel comportamento, pensava, cosa spingeva il supermanager ad interessarsi ad un impiegato qualunque come lui …
- Scusami se lo faccio Ogada, ma in questo momento mi sento di farlo e non so se potrei fermarmi. – Così dicendo Ann appoggiò appena le sue labbra su quelle di lui e poi le ritrasse e lo rifece daccapo, diverse volte …
- Ti prego non farlo … - Ripeteva lui ad ogni tocco di Ann, ma ogni volta con meno convinzione. Non capiva come potesse sentirsi attratto da quella donna, così diversa, così lontana da Elena … Ma lo era …
Ann, infine, percepì che Ogada stava cedendo e continuò ad approfondire il contatto, fino a che entrambi furono coinvolti, con trasporto, in quel gesto …
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Nella sede Ricerche ed Esplorazioni Spazio Profondo, il RESP, la giornata era estremamente convulsa. Il vicedirettore e l’addetto stampa si erano presi, a causa di alcune dichiarazioni avventate di quest’ultimo. C’era un gran via vai di tecnici fra la sala riunione ed i vari settori del laboratorio, quando Ogada entrò, avviandosi alla sua postazione, ma fu intercettato dal vicedirettore che ancora smoccolava per il fatto di prima …
- Giusto te cercavo, anche tu sei un bel farabutto, ci siamo detti e ripetuti sul tenerci i nostri casini in casa e tu vai a spifferare tutto al Boss …?
- Di che parli?
- Lo sai …? Mi ha telefonato la Seedling, inca…ta per non essere stata avvertita che c’erano posizioni divergenti sui finanziamenti …
- No, no, aspetta, fermati di che c…o stai parlando?
- Cos’è, non ci senti?
- Lei, ti ha chiamato?
- E tu? Caschi dal pero …
- Il tutto si riduce a cosa, in pratica … ?
- Mi ha detto che è d’accordo con te, su tutta la linea, e come avrebbe fatto lei a gestire il problema delle risorse, ma che ormai la frittata è fatta e che l’ho fatta io … Ha inoltre stabilito, che da ora in poi, insieme al rapporto principale, vi siano, se richiesto, uno o più rapporti di minoranza. - Tutto qui, mi hai solo scavalcato!... Scusa, se è poco!
- No per niente, non era nelle mie intenzioni, si trattava solo di uno scambio di opinioni privato, durante una cena, non avrei mai pensato che avrebbe avuto un seguito, anzi credevo mi avesse dato ragione per una forma di cortesia ad un ospite …
- Ah, che bello! Andiamo a cena col Boss, abbiamo “scambi di opinioni” privati con lei e siamo arrivati pure allo scambio di cortesie …
- Ti chiedo scusa per le conseguenze indesiderate e spiacevoli per te; dubito che avrò occasione di vedere di nuovo il Boss e puntualizzarle il mio disappunto, comunque … Con chi vado a cena, o faccio scambi di qualsiasi genere non ti riguarda!
- Ma almeno non prendere impegni che non sai mantenere …
- Non mi aspettavo una convocazione a questo livello, lo capisci o no, che sono stato colto di sorpresa, da domande precise, fattemi da una persona, a cui non puoi semplicemente raccontare la prima balla che ti viene in mente … E non credere, che i guai non aspettino pure me!
- Va beh! … Ora mettiti al lavoro, riprendi i rapporti di questi giorni e fatti trovare in pari per la riunione delle 10, capito?
- Roger, vice …
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La riunione delle 10 era incentrata sulla scelta dei modelli di nano e micro automi da impiegare nelle missioni , in un ampia gamma di proposte sul tavolo: vi erano centocinquanta varietà, frutto di una selezione che ne aveva già scremato un migliaio. Il numero da mandare in produzione non poteva superare la dozzina, per rispettare i limiti di budget.
Ogada si era presentato alla riunione con le idee già chiare, avendo letto tutti i rapporti prodotti in sua assenza. Non aveva obiezioni sulla scelta su cui era orientata la maggioranza, in quanto lo scopo circoscritto alla ricerca di caratteristiche “terrestri” nei pianeti visitati e poco più, era di per sé dirimente .
Ogada si sedette in disparte e seguì la discussione con lo sguardo fisso sul megaschermo, all’apparenza, estremamente concentrato sull’argomento in discussione, ma i suoi pensieri …
Ann non lo aveva avvertito della telefonata che avrebbe fatto a Damien Sanetti, vicedirettore RESP e suo capo diretto: gli aveva fatto fare un pessima figura. Non tanto perché gli importasse del suo boss, quanto perché non gli andava di essere manovrato … Era pur vero che, nel momento in cui si era lasciato trascinare da lei, il rischio era insito. Ogada era consapevole che si giocava una partita di cui non era stato cosciente fino a quel momento, tra Ann e qualcuno nel suo ufficio che voleva controllare i flusso dei finanziamenti. Di certo Damien era solo una figura di mezzo … Chi poteva essere il vero bersaglio di Ann? … Ma intanto lui, aveva il problema ben più urgente di Elena, cosa le avrebbe raccontato? Di sicuro, prima o poi, avrebbe saputo della cena e forse qualcuno poteva aver visto qualcosa, durante la loro uscita e quando erano rientrati, tardi nell’appartamento di lei. Ogada si chiedeva ancora cosa l’avesse spinto verso Ann e cosa mai di quest’ultima potesse aver prevalso sul suo legame, che pur permaneva, con Elena … Ora, si chiedeva, se avesse dovuto scegliere, che avrebbe fatto …? …
- Ogada tu che ne pensi? … Ogada, ci sei …
- Si, si, eccomi stavo riflettendoci … Ma in fondo, diciamo che mantengo la mia posizione e sostengo il punto di vista di Damien.
- Grazie, bene signori, la riunione si chiude qui, liberi tutti …
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Pochi giorni dopo, quando Elena usciva dall’isolamento a fine turno, Ogada era lì ad aspettarla. I due si abbracciarono e tutto il resto, ma Elena notò la differenza subito e dall’occhiata che gli diede, Ogada capì di essersi già tradito … Andarono a cena fuori e tutta la serata la trascorsero a parlare del più e del meno in relazione a quanto fatto durante la loro forzata separazione bisettimanale. Poi decisero di recuperare qualcuno dei loro amici nei posti solitamente frequentati in comune … la serata continuò sulla stessa falsariga fino a tardi, poi si avviarono sulla via del ritorno … Il silenzio era sceso tra i due e Ogada non sapeva come interromperlo, nonostante cominciasse a pesargli …
La macchina di Ogada era ferma in un piazzale ristoro e lui ed Elena seduti su un panca, ancora in silenzio, poi lei parlò …
- Tanto vale che me lo dica …
- Se lo sapessi io, almeno …
- Proprio la sera del tuo ritorno?
- Si …
- Che è successo?
- Non lo so … E’ la cosa migliore che possa pensare.
- Perché non accampi almeno una scusa, come fanno tutti di solito … La conosco?
- Tragicamente!
- Ann …
- Come lo sai?
- L’ha fatto anche con me! …
- Che cosaaaaaaaa?
- Non posso certo criticarti …
- Ma che dici?
- Sai come ho ottenuto il posto di capo collaudatore?
- Non posso crederci!
- Fai male … E a te, cosa ha promesso?
- Niente, accidenti! Ma come hai potuto, Elena?...
- Io volevo e voglio questo lavoro, Ogada e mi sono prostituita per averlo; mi dispiace solo di avertelo nascosto fino ad ora, anche se ho provato varie volte a parlarne, senza riuscirci. Con questo non tento di assolvermi, capisco che tu possa avercela con me … Ma tu? Cosa ti ha spinto, se non volevi ottenere qualcosa …
- Se lo sapessi … Credo che mi piaccia quella donna … E’ tutto qui, per quel che ne so.
- Più di me ? …
- Scusami … Ora sì … No, non volevo dire questo … Non mi sono dimostrato meglio di te, comunque.
- Prendiamoci un po’ di tempo, vuoi? Lasciamo le cose come stanno, non credo che, decidere qualcosa adesso, sia una buona idea …
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Ann era sotto la doccia della palestra, quando Elena entrò e chiuse la porta a chiave …
- Dobbiamo parlare, Ann.
- Di cosa, Elena?
- Lo sai, Ann …
- Tu hai avuto quello che volevi, Elena, se non sbaglio?
- Anche tu, mi pare …
- Si, ma io, in seguito, ho rivalutato il peso di un posto da capo collaudatore, è un gradino che vale nel tempo e porta sempre più in alto. Ho pensato che valesse qualcosa di più di un singolo passaggio e … Beh, quel tuo ragazzo mi interessava parecchio …
- Vuoi farla sembrare una cosa normale …
- No! Capiscimi bene, Elena! Ho voluto che, tu, afferrassi bene il messaggio: non puoi usarmi, senza pagare pegno.
- Ora Ann, cosa vuoi fare?
- E’ terreno di libera caccia, amore, chi saprà fare meglio, vincerà il primo premio …
- Per te è solo un gioco, vero?
- Si, ma bisogna che tu sia meno ipocrita, Elena. E’ lo stesso anche per te, io ti conosco bene, per esperienza, quindi niente fuffa, tra noi …
- Non sapevo ci fosse ancora un “noi” …
- Il tempo è tanto Elena! Tu non lo sai ancora quanto sia … tanto!
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Il progetto definitivo della mini-astronave e dei sottomoduli per l’esplorazione micro/nano-automi ,era stato mandato in produzione e nell’ufficio di Ogada si attendevano i prototipi da testare. Prima di effettuare i collaudi, si voleva sottoporre a prove virtuali il software di guida e, successivamente, inviare alcuni prototipi in voli suborbitali ed anche in escursioni più realistiche sul nostro territorio. Tutto questo avrebbe richiesto parecchi mesi, durante i quali le mini-astronavi a loro volta avrebbero dovuto dimostrare la capacità di percorrere distanze planetarie con consumi compatibili al progetto. Ogni mini-astronave doveva trasportare al proprio interno un numero variabile di micro-automi con una autonomia di volo intermedia che, a loro volta, al proprio interno trasportavano una serie di nano-automi per le rilevazioni chimico-fisiche dei “terreni” e delle “atmosfere” di volta in volta sotto esame. Tutto questo occorreva che funzionasse sul nostro pianeta, prima di spedirlo ad anni luce di distanza su altri mondi.
Negli uffici del RESP, in quel periodo, era venuta a galla una strana storia, in cui risultò coinvolto il Direttore, un certo Adam Hart, che Ogada aveva si e no visto un paio di volte e che non si era mai interessato del lavoro che andava sviluppandosi nei loro uffici; mentre apparentemente, quel posto, gli serviva da trampolino per tentare di scalzare la Seedling … Proprio il vicedirettore Damien, che era invece il sospetto numero uno della Seedling, gli raccontò come lei fece trasferire altrove Hart e come in seguito pianificava di promuovere Damien direttore e Ogada suo vice … l’unico dubbio di Damien era come Ogada avesse ottenuto l’incarico, pur essendo così giovane …
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Elena aveva con sé una bottiglia mignon di champagne e gli toccò aprirsela e bere in un bicchierino di plastica, perché, a 40.000 kilometri dalla terra, non le avevano consentito di portare un calice di cristallo, tuttavia l’operazione, a causa della microgravità, non ebbe una grande riuscita. Festeggiarono ovviamente anche giù al centro di controllo, dove le bottiglie erano molte ed i bicchieri di ogni tipo: il brindisi per il primo arrivo all’altro approdo in orbita era d’obbligo. Subito dopo era prevista la cerimonia, tutta simbolica, della messa in orbita geostazionaria del primo oggetto trasportato dall’ascensore orbitale, nei limitatissimi spazi consentiti dalle strumentazioni che affollavano la cabina attuale: un piccolo satellite in grado di segnalare gli scostamenti nel posizionamento del “cavo”. A Elena sarebbero occorsi alcuni giorni per effettuare tutte le verifiche ed infine tornare a terra.
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Ogada quella sera sentì bussare alla porta … Era Ann …
- Ho sentito che l’unica persona con cui dividere questo momento fossi tu … Mi fai entrare?
- Accomodati, ma non so cosa aspettarmi da te …
- Come va con Elena?
- Come volevi tu …
- Mi hai fatto entrare tu ricordi? Questo è il tuo appartamento se vuoi puoi cacciarmi …
- Così potrei scordarmi la promozione … Sai sono venuto a saperlo da Damien …
- Ho capito me ne vado … Forse tutto questo me lo merito, nella vita non sono in gamba come nel lavoro.
- Resta! Vedi, io invece, avevo tutto chiaro ed in ordine nella mia vita, finché non sei arrivata tu, poi … non ho più capito niente. Non mi è piaciuto essere manovrato in quel modo, per le tue beghe di lavoro … E come se non bastasse tu … prima con Elena poi con me! Ora cosa stai tramando?
- Perché non lo scopriamo insieme …
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Era stata un’ottima idea fare i test preventivi, perché avevano rivelato diversi punti critici sui sistemi di volo delle micro-astronavi, non solo, si arrivò con dei problemi presenti anche ai test sul terreno: molti dei primi modelli operativi si persero durante le esercitazioni di volo per mai più essere ritrovati. Nessuno voleva che si sapesse il destino di quei preziosissimi e segretissimi piccoli gioielli, così la tesi dei giornali li indicava come veicoli alieni, almeno fino all’annuncio ufficiale del primo lancio di questi automi in miniatura per l’esplorazione del cosmo:
- Qui è Daniel Svalbard per la KNN, oggi è il grande giorno del lancio della prima di una serie di missioni di esplorazione del cosmo profondo, lungo l’asse del nostro braccio galattico. Questo sarà il primo ed uno dei pochi lanci che verranno effettuati tramite razzo vettore da terra, in seguito si provvederà ad effettuare le partenze direttamente dall’orbita, dopo avervi trasportato le mini-astronavi-madre, col quasi pronto ascensore orbitale dell’ASI. Le suddette mini-astronavi-madre, essendo dotate di propulsione ionica, provvederanno a spingere il loro prezioso contenuto di micro/nano-automi alle loro destinazioni, raggiunte le quali questi ultimi si disperderanno alla ricerca dei pianeti abitabili e forse della prima vita fuori dal sistema solare … Quello che molti si chiedono è quando potrà arrivare il primo segnale di ritorno da una di queste “sonde”, in quanto tra il viaggio di andata dei robot ed il tempo necessario per l’arrivo del segnale radio di ritorno, noi non sapremo nulla per almeno dieci anni … Ricordatevelo la prossima volta che andrete a pagare le tasse! Qui Daniel Svalbard per la KNN, dal poligono di lancio dell’ASI, ci vediamo dopo la pubblicità.
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Presso la piattaforma di attracco a terra dell’ascensore orbitale, che in quel momento non era presente, due figure si aggirano, nella notte senza luna …
- Domani è il giorno della ridiscesa dall’orbita, Elena sarà di nuovo qui …
- Già …
- Pensi che dovremmo lasciarle un messaggio, qualcosa?
- Lei ha già avuto il suo “settimo cielo”, potremmo lasciarle una vera bottiglia di champagne, visto che l’ultimo che ha tentato di bere, sta ancora vagando per la cabina …
- Si, forse dovremmo fare proprio così … Sento come un brivido di freddo, ti prego stammi vicino, vicino … Molto vicino ...

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lunedì 7 dicembre 2009

Un episodio nella vita di Sara Colletti: un X-file

(Quadrilogia di Sara Colletti: Episodio 2)




Abstract
Di quanti episodi è composta una vita e quali sono quelli, che fanno di noi quello che siamo?...

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(questo episodio è collocabile, nel tempo immaginario della finzione, dopo i fatti descritti nel racconto "Trasporti" e, in "qualche modo" anche di "Reality Hunter")
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Sara si aggirava per la sala di quella discoteca, col suo drink, dando occhiate furtive, qua e là, senza una meta apparente, ma la sua mente elaborava rapidamente milioni di precisi fotogrammi e, solo se individuava lo specifico articolo della sua ricerca (inconsapevole?), si soffermava il tempo necessario per ulteriori accertamenti.
Fino a quel momento, nessuno stimolo aveva superato la soglia dell’anonimato, per destare il suo interesse. Ma credette di vedere, fra la folla in movimento sulla pista, una figura, per un attimo, che rispondeva ai suoi “criteri di ricerca”. Provò a muoversi in su, in giù, a destra e a sinistra, ma era sempre coperta … Bisognava fare il giro. Alcune grida troppo acute seguite da risate esagerate, la fecero voltare verso una parete di sedili, dove un gruppo di ragazze parlava animatamente ed in fondo al gruppo, ve n’erano due che identificò come la fonte di quello strepitare … Le due giovani ragazze si parlavano nell’orecchio a vicenda e poi, giù di nuovo a ridere. Sara le trovò interessanti entrambe e stette ad osservarle per un po’ di tempo, mentre sorseggiava distrattamente la sua bevanda …
Un bionda e una rossa, una delle due, doveva essere Dorina, l’altro nome le era sfuggito; comunque Dorina, la rossa, era la più attraente, mentre l’altra era, decisamente, il “motore” del duo. Sara era concentrata su Dorina, con gli occhi di un puma che punta una cerbiatta, i suoi occhi focalizzati in una zona del collo appena dietro l’orecchio di lei, proprio come il felino si concentra sul punto da agguantare. Sorseggiava il suo drink Sara e lentamente iniziò a muoversi al ritmo della musica, confondendosi con quelli che ballavano in pista e rimanendo a girare sempre lì, a pochi passi dal suo “pasto”. Sara fece un paio di sorrisi a quelli che aveva intorno e subito si ritrovò ricambiata e con tutti i “partner” che voleva, ma continuava e “scartarli”, per tornare al punto di partenza e, nel frattempo, lanciava anche lei qualche grido più forte e qualche risata eccessiva. Quando vide uno spazio sufficiente, sul sedile, fra le due che puntava, si lanciò in una “veronica” con finta caduta e simulò di capitare, per caso, seduta proprio in mezzo a Dorina ed alla sua amica …
- Oh, scusami cara … Ti ho fatto male? … Per fortuna che c'era questa panca, sennò finivo per terra. Ciao, sono Sara … Tu? Come ti chiami? Visto che sono seduta qui, tanto vale che ci conosciamo .. e poi, se mi alzo adesso, finisco per terra … Ooooohi, che scema; ma voi stavate parlando ed io vi ho interrotte, mi dispiace … Come mi dispiaaaaaace. Venite con me al bar, vi offro da bere e in cambio voi mi tenete dritta fino al bancone …
Durante tutta quella sceneggiata le due non erano riuscite a fiatare, scambiandosi delle occhiate perplesse tra loro; alla fine della mitragliata di Sara, l’amica di Dorina disse , con la sua stridula risata:
- Perché no? Ciao, sono Lola … - E si avviarono tutte al bar, mentre si scambiavano i rispettivi nomi.

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Gli agenti Fred Miller & Dina Santos furono convocati dal vicedirettore dell’FBI Wayne Spinner, nel suo ufficio:
- Sono sotto pressione, questi delitti irrisolti e senza movente apparente, stanno creando un bel caos politico. Fred, Dina abbiamo bisogno di risultati concreti e subito. Qual è lo stato delle indagini?
- Signore, le indagini svolte fino ad oggi, in tutte le direzioni, non ci hanno portato da nessuna parte. Risulta evidente, ad un esame attento dei cadaveri che le modalità degli omicidi sono molto simili e con una marcata impronta professionale in tutte le esecuzioni. Tuttavia questo è quanto! Non c’è movente, le vittime sono delle più disparate estrazioni, anche i luoghi sono scollegati. La verifica dei tempi ha consentito di dedurre che, assai probabilmente, gli assassini sono almeno due se non più.
- Tutto qui?
- Beh, si, signore. Dina ha esposto la sostanza dei fatti … Tuttavia ….
- Il mio collega, Fred intende dire che vi potrebbe essere la remota possibilità dell’esistenza di tecnologie per il “controllo della mente”. Ma ovviamente siamo nel campo delle ipotesi …
- Piuttosto disperate anche, non crede?
- Beh, vede Signore, nonostante lo scetticismo di Dina, io ritengo che l’ipotesi in oggetto, sia comunque un binario da seguire, senza trascurarne altri, almeno finché non emergerà qualche altro filone più sostanziale
- Come mai, signor Miller, questa volta non c’entrano gli alieni?
- Vede, Vicedirettore Spinner, anche Dio si riposò il settimo giorno …
- Divertente! Comunque, datevi da fare, o presto potreste non avere più un capo così comprensivo e tollerante come me …
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Il paziente di Sara era già in studio, lei, entrò salutando e scusandosi del ritardo. L'uomo era un militare, un Sergente Maggiore dell’esercito, quarantenne, razza bianca, apparentemente in perfetta forma fisica. La sua cartella parlava di disturbi del comportamento e manie di persecuzione ed una serie di tic e fobie invalidanti, nessuna causa fisica apparente. Sara ebbe con lui un breve colloquio, che confermò quanto già indicato in cartella clinica. Trovò delle lastre TAC e le consultò attentamente, nel frattempo teneva d’occhio il suo paziente senza farsi notare. L’uomo aveva una serie completa di tic e rituali, che non lo facevano stare mai fermo. Sara si scusò con l’uomo e uscì per raggiungere lo specialista della TAC, per chiarire un dettaglio che non la convinceva nelle lastre: sembrava che ci fosse un corpo estraneo nella cavità pericardica. Lo specialista fu sorpreso a sua volta e non seppe dapprima identificare la natura dell’oggetto. Ripercorrendo tutte le immagini, infine scoprirono che sembrava trattarsi, per assurdo che potesse apparire, di un embrione! Un embrione di natura non identificata in un corpo maschile e, cosa ancora più strabiliante, l’impianto evidenziava la presenza di un’angioplastica, a collegare il flusso sanguigno al presunto feto. Sara chiese al suo amico e collega di tenere la cosa tra loro due per il momento, anche perché non esistevano precedenti ed in questi casi si rischia l’esautoramento da parte di questo o di quello …
Sara tornò dal suo paziente e riprese la seduta:
- Quali sono i sintomi salienti, quelli che le creano il maggior impedimento?
- Tutti questi tic finiscono per interferire con tutte le mie attività, dal lavoro, alla vita sociale …
- Senz’altro, ma lei, ritiene di essere affetto da qualcosa di più serio?
- Beh … Si e no … Voglio dire … non so se sia il caso di parlarne … - L’uomo era in preda ad un’ansia crescente.
- Lei sa, che quello che dice, rimane in questa stanza …
- Non vorrei passare per pazzo …
- Non può passare per pazzo, più di quanto non possa passare per Vichingo! Si tratta di cose del passato, oggi non ci sono pazzi, ma disturbi e disagi di origine nervosa oppure esiti di patologie organiche con riflessi sul comportamento. Inoltre, non ho l’abitudine di formarmi giudizi di sorta sui miei pazienti; per me conta l’anamnesi in quanto precursore di una diagnosi esatta e quindi a premessa di una possibile terapia. Se lei trattiene le informazioni, in questa branca della medicina, è come se rifiutasse al suo medico generico di prenderle il polso.
- Io ho ricordi di cose, che credo di non aver fatto, ma non capisco come possa ricordarle. Sono sempre cose orribili.
- Con quale frequenza?
- Di quando in quando, direi in media, una volta alla settimana. Ho come l’idea, al risveglio di aver fatto cose, che io non faccio d’abitudine, né farei mai spontaneamente.
- Tipo?
- Uccisioni …
- Provi a parlarmene un po’, ora … Si rilassi, … Si calmi … E … Lasci che i pensieri scorrano liberamente … Adesso sente solo la mia voce e niente può distrarla dal suo suono … Si concentri sulla mia voce e seguiti a rilassarsi sempre di più …
L’uomo cadde in un profondo sonno ipnotico, adagiato sul divanetto e, seguendo la guida della voce di Sara, l’uomo descrisse i fatti che lo opprimevano …
Alla fine della seduta Sara congedò il Sergente e rimase a lungo al suo tavolo, insolitamente assorta nei suoi pensieri …
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Sara era ancora in quello stato di profonda riflessione, quando Ewan (Ewan Sauchs, amico e collega) spuntò dalla porta rimasta socchiusa.
- Sei presa?
- Non particolarmente, entra pure, siediti …
- Ti vedo pensierosa.
- Non farci caso … Che fai stasera?
- Una pollastra …
- Beato te!
- Maddai! E ieri, come è andata poi?
- Una persa, due beccate!
- Sara, ma se c’è qualcosa, posso rimandare …
- Veramente c’è Ewan, ma non mi va di scocciarti …
- Che ne dici, ti basta, un’oretta a fine turno?
- Può darsi, comunque non ho ancora un piano preciso, meglio fare un passo alla volta …
- Sara, no vuoi accennarmi qualcosa?
- Diciamo che ha a che fare con ieri sera e tutte le altre sere …
- Ah! Ho capito, soliti casini?
- Si, ma va peggio Ewan, invece che meglio!
- Senti Sara, queste cose è meglio non rinviarle troppo …
- Dai, vediamoci da te, fra un paio d’ore … Ma scusa Ewan, tu cosa volevi?
- C’ho un paziente rognoso, ma se non è il momento rimandiamo …
- Ok. A stasera.
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- La dottoressa Sara Colletti?
- Si?
- Dina Santos, FBI. Questo è il mio collega Fred Miller. Siamo qui per farle qualche domanda informale su un suo paziente, il Sergente Maggiore Abel Castillio.
- Da quello che ho visto sul suo distintivo, lei è medico, quindi saprà che io non posso dare informazioni su un paziente in cura da me …
- Sono anatomopatologa … Ma comunque, non le chiediamo niente di circostanziato …
- Ci basta che Lei … Esprima un parere professionale … Circa una nostra ipotesi … In termini del tutto generici. – Intervenne l’agente Fred
- Sentiamo … - Sara era ancora sospettosa nel concedere una possibilità ai due.
- Se le dicessi che il suo paziente è un serial killer spietato, che da la “caccia” a persone ignare, per la strada, le fredda con un colpo preciso di calibro 22 silenziata e poi si dilegua per comparire in un’altra città e ricominciare, che mi risponderebbe?
- Che ha sbagliato indirizzo! – Rispose seccamente Sara, fissando l’agente Fred negli occhi a due centimetri dal suo naso.
- Ok. Break! Break! Cerchiamo di stare tutti più calmi; lo scusi, non ha ancora finito il corso di buone maniere … E tu Fred, che diavolo ti prende? – Disse l’agente Dina, mettendosi al posto di Sara.
- Va bene, va bene, chiedo scusa! Non c’è l’ho con lei dottoressa, è che siamo lontani miglia dalla meta e la gente continua a morire intorno a noi …
- Per rispondere alla sua domanda, Agente Fred, in questo momento non escludo nulla. Il paziente è in cura da troppo poco tempo ed ha un quadro clinico assai complesso. Qualsiasi parere in questo momento sarebbe un azzardo. Posso dirle che l’uomo è sofferente e, nello stato in cui si presenta da me, non riuscirebbe a bere un bicchier d’acqua, senza versarsene mezzo addosso, lascio immaginare un omicidio. Tuttavia, non potendosi escludere, allo stato, la possibilità di sdoppiamenti, niente proibisce che vi sia una, o più, personalità stabile, in grado di operare nel senso da lei prospettato.
- E’ un po’ vago … - Osservò ironico l’agente Fred.
- Ma corretto! – Lo rimbrottò Dina.
- Lasciatemi un recapito e, se emerge qualcosa di attinente, cercherò, per quanto possibile, di … Farvi pervenire un “parere” di tipo generale... Posso farvi una domanda io, adesso?- Disse Sara.
- Prego.
- Voi state cercando UN serial killer?
- Non necessariamente, ma non posso dirle di più … - Disse Dina.
- Qual è il vostro reparto, se posso chiedere?
- Repertorio X. Attualmente inserito come distacco FBI dei Servizi Segreti.
- Un po’ eccessivo per un serial killer, o sbaglio?
- Ci sono anomalie … Da spiegare, rientra nella nostra giurisdizione. Fred disse questo, mettendo un dito davanti alla bocca ad indicare che tutto ciò era “riservato”.
- Come siete arrivati al mio paziente?
- E’ stato ripreso, da telecamere, su vari luoghi dei delitti ed in seguito identificato … Ma ora le stiamo dicendo più del lecito!
- Bene, ora scusate, ma ho un paziente che mi aspetta … - Sara si allontanò seguita dallo sguardo incantato di Fred, mentre Dina alzava gli occhi al cielo e lo trascinava via per un braccio …
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Nello studio di Ewan, alla Clinica Universitaria, dove entrambi lavoravano, arriva l’ora dell’appuntamento fissato qualche ora prima:
- Ciao Sara, entra e accomodati.
- Ewan, oggi è venuta l’FBI a cercarmi ,con delle strane domande, sai?
- Che cercavano?
- Un serial killer …
- Te?
- Si … Come no? Ma forse tu alludevi … Eeeeh?
- Ovvio … Chi fa strage di cuori qui in giro? E per giunta senza distinzione di genere …
- Colpo basso …
- Vuoi parlarne, Sara?
- Dovrei, vorrei … O con te o con nessun altro! Credimi, Ewan …
- Dovrei esserne lusingato, ma sembra tanto una minaccia!
- Lo è! Non so, se coinvolgerti nei miei mal di pancia, sia la cosa giusta …
- Se ne hai bisogno, fallo e basta!
- Sai, ieri sera …
- Ci sei stata male, di nuovo?
- Si, come al solito! Non sono io, Ewan. Eppure non posso farne a meno …
- Come mai, ne hai persa una? Era quella che …
- Si, puntavo lei … Poi è stato un caso, ho notato le due, erano lì a tiro e …
- Che è successo poi?
- Solite cose, poi una ha trovato un amico e abbiamo fatto un po’ di cose assieme; poi loro sono andati e io ho visto che la rossa era incuriosita, così è stato facile …
- Veniamo al sodo.
- Non sono io, Ewan, lo faccio, mi piace, ma non sono io … Ci deve essere ancora qualcosa, di quella vecchia faccenda, che mi trascino dietro. Eppure, ci ho lavorato sopra, non so quante volte, non trovo niente, che possa generare questi stati d’animo, mi segui?
- Credo di si, ma è evidente che il tuo comportamento è collegato a qualche elemento “rimosso”; è talmente tipico da saltare agli occhi! Pensaci un attimo …
- Sono d’accordo, se me lo dicesse un paziente, lo rovescerei come un calzino, senza la minima ombra di dubbio. Ma il punto, Ewan, è che nel mio caso non c’è il “movente” …
- Come, scusa?
- Dopo l’”incidente” sul cargo …
- Si?
- Io ci ho messo un bel po’, ma ho analizzato tutti gli aspetti emotivi della faccenda, si tratta di un episodio, traumatico fin che vuoi, ma è durato pochi secondi, tutto quello che puoi provare in quel tempo è pur sempre circoscritto, mi segui …
- Secondo te, il fatto traumatico è stato l’emergere di una omosessualità latente, che solo in quel momento della tua vita, ti si è presentata in modo inequivocabile. Nel tempo hai accettato questo lato della tua personalità, ma …
- Ma perché devo viverla in questo modo esasperato? Perché “dopo” non sono appagata? E per buon peso, non mi sono mai trovata bene quando ho frequentato chi è sempre stato sull’altra sponda … Per questo dico che non sono io!
- Quant’è che non stai con un uomo, Sara?
- Non lo so … Ma mi ci manca pure quello!
- Io … Ho idea che questa storia ruoti intorno alla questione dell’età, l’hai detto anche tu prima … Tu eri orientata su una un po’ più grande di te, poi hai visto le ragazze allegre e ti sei buttata, ma perché questo dualismo?
- Ewan, parola magica! Dualismo … Sdoppiamento … uno sdoppiamento …
- Non ti seguo, Sara ….
- Sdoppiamento, Ewan! Vuol dire due cose! Ci sono due cose, NON una! Ci sei?
- Non credo, Sara …
- Ma si, dai! L’hai capito tu per primo! Ci sono due Sara oggi, vero?
- Ok e quindi?
- L’inconscio gioca con noi, Ewan, per questo ci frega, non è così?
- Si, si, ma dove vuoi arrivare?
- Le due Sara di oggi … Devono essere state due anche allora !!! E qualcosa di quel che era doppio, è rimasto celato, dietro quello che invece è venuto alla coscienza e cioè l’omosessualità latente. Quindi c’è dell’altro che io non ho ANCORA capito di quell’episodio della mia vita, che si porta una carica emotiva immensa … E che quindi agisce su di me, in certe occasioni, fuori da ogni controllo.
- Hai idea di cosa possa trattarsi, Sara?
- No, ma adesso so “quando” cercare, ora è solo questione di tempo, Ewan. Non sai quanto mi sei stato utile …
- Ora possiamo parlare del “tritamaroni”, che non riesco a gestire?
- Certo Ewan caro, qualsiasi cosa per te, a questo punto!
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Fred Miller e Dina Santos erano sul luogo dell’ennesimo delitto, che appariva affine ai precedenti , attribuiti al presunto serial killer. Dina, munita di guanti, stava osservando lo stato del cadavere e diede una prima valutazione dell’ora della morte. Fred girovagava per la scena del delitto, apparentemente senza meta.
- Dina, mi passi una busta per prove?
- Hai trovato qualcosa. - Disse Dina porgendogli un sacchetto contrassegnato.
- C’è qualcosa qui che ha uno strano aspetto …
- Che cosa credi che sia, Fred?
- Sospetto un qualche meta-materiale nano-tecnologico …
- In termini pratici …. ?
- Roba che non si trova facilmente, solo in laboratori altamente specializzati. Come mai sono sulla scena di un crimine, Dina?
- Che ne pensi?
- Qualcuno va in giro con roba che costa un occhio e che ha impieghi molto circoscritti …
- Perché ne fai due buste, Fred?
- Una, va ai nostri laboratori, l’altra voglio farla vedere al gruppo Lonely Gunsmokers …
- Si può sapere Fred , come mai?
- Un parere alternativo … E’ una faccenda delicata, potrebbe dare una svolta a questa storia.
- Andiamo, ho fatto impacchettare il corpo, ora vediamo se l’autopsia ci da qualche spunto.
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Lonely Gunsmokers, un gruppo di cyber geni, alternativi e costantemente in lotta con il “sistema”, pubblicano un rivista che porta il loro nome e soprattutto possiedono un bel po’ di tecnologia altamente sofisticata e degli ottimi cervelli per utilizzarla. Fred ricorreva a loro ogni volta che c’erano rischi sui canali normali di analisi delle prove.
- Ciao Fred, qual buon vento?
- Ola, Fringe, dove sono tutti gli altri?
- Raga, c’è il nostro Fred …
Tutti arrivano dal retro, chi con la pizza in mano, chi con la bocca piena, chi addirittura con l’intero cartone.
- Cosa possiamo fare per te?
- Analizzare questo campione … - Fred consegnò la busta e agguantò l’ultimo pezzo di pizza appena in tempo.
- Huuummmm! Sembra un nano-materiale … Vediamo.
Furono eseguite una serie di prove e controlli microscopici, durante i quali i visi, dei componenti del gruppo, divennero sempre più cupi.
- Niente Fred, questa roba non è fra quelle in circolazione, deve essere roba militare o aliena …
Fred fu costretto ad andare via senza una risposta, non restava che sperare nelle analisi ufficiali.
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Ewan e Sara stavano ancora lavorando sul caso del “tritamaroni”, quando qualcuno bussò alla porta e si affacciò:
- Scusate, Ewan, sono già le otto di sera, non ti sei fatto vivo … - Era Elvira una delle infermiere.
- Accidenti come mi è volato il tempo, scusa Elvi, finiamo qui e ti raggiungo … - disse Ewan, mentre Elvira richiudeva la porta.
- Ma che succede Ewan, devi dirmi qualcosa? – Scherzò Sara.
- E’ il mio impegno di stasera …
- Qui, sul lavoro, Ewan? Hai sempre detto …
- Si, lo so quel che dicevo, ma arriva sempre il momento in cui ci si deve rimangiare qualcosa …
- Se lo dici tu … Comunque ha i capito la mia strategia, credo che così potresti farcela, magari impiegando un po’ più di tempo …
- Non resta che tentare, visto che l’alternativa è mandarlo da un altro terapeuta. Adesso devi proprio scusarmi, Sara …
Sara, sovrappensiero, si diresse verso il suo studio, provando un po’ di disagio, per quell’intesa, tra Ewan e la sua nuova amica infermiera, o forse perfino un po’ di gelosia, per quest’ultima. Lei e Ewan sapevano tutto uno dell’altra … Quella era la prima volta che, su Ewan, Sara era stata colta di sorpresa …
- Professor Sara Colletti … ?
- Prego … ?
- E’ Lei?
- Si, mi dica, non credo di avere il piacere …
- No, infatti, mi permetta di rimandare le presentazioni, per il momento mi può chiamare Andry. Avrei bisogno di consultarla, naturalmente dietro compenso, ma è necessario che io rimanga nell’ombra; sto facendo ricerche per un progetto e mi occorre una consulenza nel suo specifico campo.
- Solitamente io ricevo per appuntamento e questo approccio mi sembra perlomeno improprio …
- Ha ragione, me ne scuso, ma se vorrà dedicarmi qualche minuto del suo tempo, potrà giudicare e prendere una decisione a ragion veduta, vuole?
- Si accomodi nel mio studio …
L’uomo, che nella parlata denunciava un appena percettibile accento Est-Europeo, aveva un aspetto distinto, molto curato: il taglio del vestito sartoriale, gli accessori preziosi, il dopobarba, decisamente raffinato, diedero a Sara una prima impressione di agiatezza, per quell’individuo dai modi educati, ma fermi. Era un uomo decisamente attraente, sui cinquanta, dal fisico atletico per la sua età apparente, denunciata anche da un accenno di stempiatura e dal capello brizzolato. Sara era professionalmente abituata ad una attenta osservazione dell’aspetto e dell’atteggiamento generale delle persone, come parte integrante della successiva anamnesi pre-diagnostica. Notò la sua camminata, mentre si avviava alla poltrona e rilevò la presenza di una probabile lieve scoliosi, che dava alla sua andatura una caratteristica leggera inclinazione …
- Dunque Signor Andry, è così che devo chiamarla? Lei soffre di dolori alla schiena nella zona toracica, vero?
- Prego …
- Ho notato una leggera scoliosi del rachide, ma potrebbe trattarsi di un semplice “atteggiamento scoliotico” di natura idiopatica, ovvero originata da un persistente squilibrio nell’attività muscolare tra lato destro e lato sinistro della muscolatura interessata …
- No, no guardi, io non sono qui per questo! Comunque sono impressionato dalla sua diagnosi, specie considerando che Lei, se non erro, è specializzata in Psichiatria. Io in effetti, da giovane, ho fatto lavori manuali pesanti , che mi hanno lasciato qualche conseguenza fisica. Faccio regolarmente ginnastica correttiva, dietro consiglio del mio personal trainer e medico …
- Uno Psichiatra è sempre un medico, inoltre il mio metodo, spesso , fa ricorso alla diagnosi e terapia della postura …
- Per curare i picchiatelli?
- Il termine da lei usato non è propriamente scientifico. Io mi occupo di un ampio spettro di disagi mentali o, se vuole, psicologici. Molti di questi problemi hanno origini complesse ed altrettanto complesse conseguenze. Il risultato finale è un individuo sofferente: io mi occupo della sofferenza dei miei pazienti e delle sue cause e sono Psichiatra prevalentemente in aula, durante le mie lezioni.
- Mi scusi, sono stato inutilmente ironico.
- La prego! Ed ora, Signor Andry, vogliamo venire allo specifico?
- Non mi chieda come, ma so che Lei ha in cura un certo Sergente Maggiore, di cui non farò il nome …
- Ma che ….
- No, la prego Dottoressa, non mi interrompa … Se preferisco mantenere una certa riservatezza sulla mia identità ed ora anche su tutto quanto le dirò, ci sono ragioni più che valide. Mi sono rivolto a Lei, sapendo che ha anche una buona esperienza militare, e quindi può capire le necessità che non tutto venga alla luce, se vogliamo evitare di gettare il bambino con l’acqua sporca …
- Mi riservo di decidere il da farsi, dopo che avrà esposto le sue ragioni …
- Non chiedo di più!
- Prego …
- Lei, Dottoressa, ha raccolto informazioni sul Maggiore, che non ha comunicato all’FBI, per ragioni deontologiche, ma in questo modo, inconsapevolmente, rischia di danneggiare sia le indagini che il Suo paziente! Il Sergente, a sua volta in modo inconsapevole, è un “killer” ed è l’unica pedina su cui al momento può contare il Bureau. Non potrò dirle molto più di questo, ma le do un suggerimento, nell’interesse comune: faccia pervenire la documentazione, su quello che ha scoperto nel corpo del suo paziente, agli agenti incaricati; essi sono validi e seri investigatori, sapranno comprendere le circostanze di forza maggiore in cui il Sergente è stato costretto. In questo modo eviterà di mettersi, Lei stessa, in una posizione difficile, nei confronti della legge. Io non posso fare di più per evitarle i problemi che dicevo, ma farò altri passi per aiutare chi indaga; le assicuro che siamo in una situazione, che può avere conseguenze sempre più gravi e, in cui Lei, rischia di trovarsi coinvolta in malo modo ... Adesso devo andare. Mi creda non posso dirle altro. Prenda la Sua decisione dopo attenta riflessione. La saluto, Buona serata!
- Buona sera ….
Sara rimase attonita a guardare l’individuo allontanarsi, in uno stato d’animo indefinibile, mentre rifletteva sulle parole udite e si chiedeva come fossero mai uscite, quelle informazioni, dalla stretta cerchia dei pochissimi colleghi, che le conoscevano e poi … chi mai poteva essere quello strano individuo … CIA? NSA? Noooo! Troppo raffinato, elegante … Era tutto così assurdo …
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In un garage sotterraneo, Fred Miller stava cercando la sigla “D11” sulle colonne del parcheggio, quando una voce rauca, con uno strano, anzi comico, accento dell’Est lo apostrofò:
- Da questa parte … Io qui … Lei forse problemi con vista Signor Miller?
- Ma guardi che ha sbagliato colonna … E’ Lei Evgheni?
- Si … Io qualche problema con vostro alfabeto!
- Perché ha voluto vedermi?
- Lei persona incaricata indagini per omicidi di mistero … Io sa e deve dare Lei preziosa informazione, ma mia identità deve rimanere segreta. Lei d’accordo?
- Come ha avuto le informazioni?
- Io non può dire, Lei d’accordo?
- Va bene, quali sono queste informazioni?
- Lei trovato “sostanza” misteriosa su luogo ultimo ucciso, vero questo?
- Come sa queste cose, non sono di dominio pubblico?
- Noi osservato Lei, prima di contatto, Vy menya ponimaete?
- Cosa?
- Tu capisci?
- Va bene, ho trovato qualcosa, sa anche cosa?
- Questo è residuo arma speciale, forse caduto per sbaglio. Lei sa che tutti uccisi colpiti due posti, cuore e testa, ma voi non fatto caso dettagli autopsia, voi deve controllare dettagli tessuto intorno ferita e confronta con residuo … tu capisce?
- Capisco …
- Bene, noi spera tu riceve altro aiuto molto presto. Se no questo, io contatta ancora …
- Come la trovo?
- Tu mette croce di nastro adesivo su vetro di tua auto, io vede e poi trova te … zd`rravstvuite …
- zd`rravstvsvt …tui … te … Quel che sia …
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Alla Clinica Universitaria Dina arrivò con qualche minuto d’anticipo, una volta tanto il traffico era scarso. Entrò nell’ufficio di Sara che non c’era e si mise a guardare le foto ed i titoli appesi alla parete. C’erano diversi prestigiosi attestati e foto con colleghi civili, ma anche una serie con Sara in divisa da Capitano Medico; ne notò una in particolare con un gruppo di aviatrici in divisa e stava proprio guardando quella quando entrò Sara …
- Sono le colleghe di un incarico un po’ particolare sul cargo Bullet Asian …
- Tutte donne?
- Curioso vero …
- Non così tanto, ma si forse un po’ si …
Sara fece accomodare l’Agente Speciale Dina di fronte a sé e le spiegò, tra Medico e Medico, la sua iniziale riluttanza ad esternare circa un suo paziente …
- Tuttavia, vi sono delle ragioni che mi inducono a considerare la necessità di supportare la vostra azione che, evidentemente in difficoltà, potrebbe subire un involontario danno da un atteggiamento eccessivamente prudente da parte mia … -
- Mi rendo conto, Dottoressa Colletti, delle sue perplessità e Le saremo grati di ogni aiuto che potrà fornirci …
- Non potrò fare molto Agente, tuttavia essendo in ritardo al mio prossimo appuntamento, temo che la dovrò lasciare … Lei può fermarsi ancora qualche secondo a guardarsi intorno …
Sara si alzò ed uscì, salutando … Dina rimase un attimo perplessa, ma aveva notato come Sara avesse giocherellato, per tutto il tempo, con una grande busta gialla e poi l’aveva lasciata sulla scrivania. Dina aprì la busta e vi trovò una lastra X e varie stampe TAC, richiuse la busta e si avviò all’uscita.
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Una serie di cadaveri aperti occupavano tutti i tavoli disponibili dell’obitorio, l’agente Dina si aggirava con guanti e camice sporchi di sangue, mentre l’agente Fred se ne stava in disparte, con dei comici baffetti di crema sotto il naso … Dina si rivolse a lui:
- Ora non ci resta che aspettare i risultati delle analisi spettrografiche, Fred … Ma una prima impressione mi dice che siamo di fronte alla stessa sostanza: quello che abbiamo qui, coincide con quello che tu hai trovato sulla scena dell’ultimo omicidio e che verosimilmente le lastre mostrano nel corpo del Sergente Castillio …
- Dina, mi pare che siamo di fronte ad una cospirazione delirante per compiere omicidi senza una ragione apparente …
- Ti correggo Fred, la ragione c’è, questa gente condizionava il comportamento di poveri mal capitati per un tragico “Reality Show”, nel quale loro erano i “giocatori” e i “killer” erano inconsapevoli vittime, tanto quanto questi poveri cadaveri …
- E tu, Dina, pensi che in quello che hai appena detto, ci sia qualcosa di riconducibile alla Ragione?
- Non so che dire, Fred! Non so proprio che dire ….
Dina e Fred Lasciarono l’Ufficio di Medicina legale diretti alla loro sede, dove era in programma il “meeting” con tutte le autorità interessate, in vista di una relazione circa gli ultimi sviluppi del caso.
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A seguito di ulteriori analisi, eseguite sul Sergente Castillio, erano risultati presenti gli “impianti”, che già le lastre fornite da Sara avevano evidenziato. Al Sergente fu prospettata la possibilità di far parte del programma protezione testimoni, se avesse accettato, dopo l’espianto dei “chip”, di sottoporsi ad una serie di test e analisi, al fine di accertare la sua parte nei reati contestati ed eventualmente di testimoniare per la procura.
Sara venne “associata” alle indagini come consulente Psichiatrico e Medico di fiducia del Sergente Castillio; fu Lei a sottoporlo all’ipnosi regressiva, necessaria per ricostruire le sue attività “criminali” inconsapevoli.
Parallelamente, una accurata indagine a tappeto, impostata sui reperti “espiantati”, aveva portato a concentrare l’attenzione su una delle rare aziende del settore, aiutati anche da qualche altra soffiata della gola profonda, dell’agente Fred, Evgheni …
Qualche settimana dopo, una vasta operazione FBI si stava preparando all’esterno della sede centrale della Wolfre Nanospintronics Corporation. Gli agenti avevano preso posto tutto intorno all’edificio, in pieno assetto armato e con la presenza della SWAT a supporto. Al termine del dispiegamento silenzioso di tutte le forze, una macchina, con la sirena accesa, si presenta all’ingresso principale, i due agenti scendono e si dirigono verso l’ingresso, esibendo fra le mani il loro mandato. Senza preoccuparsi d’altro, entrano decisi, superando le guardie di sicurezza, diretti all’ufficio del presidente. Un gran via vai di segretari, guardie e personale vario li precede e quando arrivano in vista dell’ufficio che cercavano, l’interessato è già sulla porta, attirato dal gran trambusto …
- Harold Pinkerton Pall, Lei è in arresto! Ha il diritto di non rispondere, ma se lo fa, quello che dirà potrà essere usato contro di Lei; ha diritto di chiamare un avvocato …
Fred e Dina procedono all’arresto del principale sospettato, mentre una decina di altri federali, provvedono a fare altrettanto con altri sospettati e, un nugolo di poliziotti, consegnati i relativi mandati di perquisizione, si accingono ad effettuare le perquisizioni ordinate, sull’intera proprietà.
Tramite le perquisizioni ed i serrati interrogatori, che configurano i reati di cospirazione per strage ed altre gravi accuse e che vedono diversi interessati dissociarsi ed offrire collaborazione agli agenti, emergono enormi quantità di dati. Tra le informazioni ritrovate, la più importante risulterà essere una lista con i nomi dei soggetti “impiantati”, nonché alcuni dei nomi degli “acquirenti” dei “nanochip” in questione. Per Dina, Fred e gli altri agenti FBI, si prospetta una lunga stagione di lavoro, alla ricerca di una miriade di assassini “inconsapevoli” e dei feroci “mandanti”…
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Alcune sere dopo la grande retata, nell’appartamento della infermiera Elvira Midget, Ewan sta preparandosi a stappare una bottiglia di ottimo Nero d’Avola, quando suona il campanello. Ewan apre la porta e si trova davanti Sara, la sorpresa è tale che rimane sulla porta, balbettando …
- Ma … Ma … T … Tu cosa ci fai qui?
- Sara, carissima … Hai deciso di venire … che bello, entra … Ewan che fai lì? Chiudi la porta e offri da bere all’ospite … - Elvira, nel dire questo, sembrava essere a proprio agio, ma Ewan no!
- Ma voi due cosa state combinando, si può sapere? – Disse, finalmente Ewan, seccato.
- Elvira mi ha invitato a cena, che c’è di strano? – Replicò Sara divertita.
- Mi vuoi spiegare Elvi? – Ewan si tratteneva a stento dall’eplodere.
- Vi ho visti, troppe volte, gigioneggiare insieme, Tu e Sara: questa è l’occasione per chiarirci le idee, tutti quanti, amore. La tua Elvira vuole sapere come stanno le cose, una volta per tutte …
- Sara, ci sei di mezzo tu …? – Ewan fulminò con lo sguardo Sara, nel dirlo.
- Non nasconderti dietro alle sue sottane, guarda me e parlami! Le hai detto di noi, si o no?
- Detto cosa? …
- Già, detto cosa … ? – Fece eco Sara, con un ghigno malefico sul viso.
- Sara, il tuo Ewan, il tuo caro collega, amico, confidente e chissà cos’altro, ti ha detto che aspetto un figlio e che lui ne sa qualcosa?
- Ewan …!
- Che c’è?
- Pensavi che non me ne sarei accorta?
- Sara … la vedi questa bottiglia …
- Ewan, rispondi alla mia domanda? – Elvira braccava Ewan verso il muro di stipetti della cucina, agitando un mestolo di acciaio …
- Già Ewan, perché non rispondi alla domanda … ? – Sara se la rideva, ma dentro di sé era sorpresa da quelle scoperte sul suo amicone.
- Sto aspettando … - Elvira parlava è menava il mestolo sul petto di Ewan …
- Elvira, ti ha mai detto Ewan che, da un po’ di tempo, io mi trovo meglio con le ragazze?
- No, voglio dire … No … Io credevo che voi due … Ma perché non dirmelo … - Elvira quasi balbettava, assorta nei pensieri che andava rincorrendo.
- Io e Ewan siamo amici e colleghi, da lunghi anni e prima ancora da giovani studenti; chi ci vede può farsi strane idee, ma la nostra confidenza nasce dal fatto, che ognuno di noi ha un’antica abitudine all’altro e che molto spesso ci siamo dati una mano per uscire dalle difficoltà più varie. Ma sia io che lui abbiamo sempre avuto storie diverse e non ci è mai capitato di avere una storia nostra … - Sara aveva strofinato, per tutto il tempo, la testa di un Ewan prostrato e intento a menare testate contro tutti gli spigoli che trovava.
- Scusami Sara, ma questo, vigliacco, sta tergiversando da un pezzo, dopo che io gli avevo chiesto di decidersi fra te e me … Ma lui mica mi ha spiegato come stavano le cose … - Elvira si era seduta vicino a Sara e le due si scambiavano occhiate di intesa ...
La serata andò avanti su questa falsariga e molte cose si dissero i tre. C’era ancora un mondo la fuori, scampato all’ennesimo pericolo, un mondo in bilico, ma l’unico in cui ci è dato vivere …
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Nel frattempo in una grande villa con un immenso giardino, l’ennesimo party sta entrando nel vivo. Dal lato opposto, nella dependance, due uomini fumano,a lente boccate, il loro sigaro di gran marca …
- Andry … Tu soddisfatto di nostra impresa?
- Certamente Evgheni, finalmente mi fumo questo dannato sigaro, sapendo che ho fatto qualcosa di cui andare fiero, era tanto che non succedeva …
- Tu pensa che noi eroi adesso, amico mio?
- Non esageriamo, ma potrebbe essere solo l’inizio, non credi?
- Io non sa questo … ma io crede che ora noi un poco meglio che prima …
- Già … come dici tu Evgheni …
- Andry, io adesso voglia divertire con pollastre, tu pensa c’è qualcuna in tua festa si?
- Come no Evgheni, tutte le pollastre che vuoi amico mio e credo che ti farò compagnia …
- YA hochu vseh kur, drug Andryeĭ ... dano mne vseh kur ... menya ... menya ...
- Basta col russo adesso, tovarishch, amico mio … Tutte le pollastre saranno nostre, questa sera … almeno per questa sera …
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Il Ruggito Del Topo

Abstract: Lungo l'altopiano del Tibet, ai piedi delle sue grandi montagne, una interminabile escursione, che porta un maestro ed il suo allievo occidentale a compiere un passo in più, lungo l’immensurabile via della conoscenza …

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Sull’autobus sgangherato, che mi portava verso l'altopiano, dopo ore di aereo e treni e altri strani mezzi, mi lasciavo dondolare dai continui scossoni dovuti all’improbabile guida del nostro autista; mi tornavano in mente gli ultimi gesti fatti prima di partire e che forse sarebbero stati gli ultimi della mia vita da europeo.
Prima di partire avevo, tra l’altro, raccolto un po’ di cose di mio padre in una scatola, per lasciarla in consegna ad un caro amico; in cima alla scatola, prima di sigillarne il coperchio, avevo messo la sua foto degli anni migliori, col suo gruppo di amici “frikkettoni”, fatta in Afganistan, insieme ai loro ospiti locali e fornitori del loro più ambito bene: il “nero afgano”; nella foto si vedeva anche un enorme “cilum”, lo stesso che avevo depositato sopra quella foto … Lui, aveva girato, ai suoi tempi, mezza Asia e tutto il subcontinente all’unico scopo di “fumarsi” tutto quello che c’era da fumare. Io, da lui, avevo ereditato l’amore per quel mondo e per le filosofie che quelle terre hanno dato al mondo ed ora, mi accingevo a fare i conti con me stesso …
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Il monastero si arrampicava su una delle cime che emergevano sull’altopiano e dalle sue mura troneggiava dorata l'alta punta dello Stupa. Camminavo ormai da non so quanto tempo e mi chiedevo se, arrivando, avrei trovato un po’ di riposo o sarei subito stato tenuto a seguire i rigidi orari dei monaci.
Entrando all’interno, in attesa di essere ricevuto dal Lama, fui inondato dai mille profumi combinati che quel luogo emanava e … non tutti gradevoli, ma avrei fatto meglio a calarmi nello spirito della cosa, forse i monaci non avrebbero gradito il mio umorismo di città.
Lama Zangpo arrivò nel più assoluto silenzio ed io ne fui colto di sorpresa, egli mi sorrise e mi invitò ad accomodarmi, mi offrì un te che, prontamente un altro monaco mi versò e stette a guardare mentre lo sorseggiavo. Prima che potessi reagire, il monaco inserviente versò qualcosa di oleoso nel tè sussurrando qualcosa, che il Lama tradusse per me, suggerendo con un inchino che il tè sarebbe stato più buono.
Mentre lui mi osservava io soffiavo sul tè, più per allontanare quell’odore repellente che per raffreddarlo. Sapevo che prima o poi avrei dovuto bere, ma avevo l’ingenua speranza che il monaco potesse guardare altrove, per fare finta … Ma d’altro canto, cosa avrei bevuto nei giorni a venire e forse da quel giorno in poi?
E fui colto immediatamente dall’idea agghiacciante di quello che avrei mangiato …
Mi feci coraggio e presi un sorso …
- Tu sei il benvenuto qui, giovane Daoud, è questo il tuo nome vero? Strano nome per un Europeo o sbaglio?
- Grazie. E’ vero non è comune, ma mio padre era un patito dell’Afganistan e scelse il nome in omaggio ad un amico di quel paese.
- Bene, Daoud, quale è il tuo intento nel venire qui?
- Vorrei essere istruito da voi, vorrei essere introdotto alle conoscenze della vostra scuola.
- La nostra è una strada dura, vuoi davvero seguirla?
- Io sono sempre stato affascinato da tutte le cose che mio padre mi ha fatto conoscere e non ho mai potuto conoscerle direttamente, ma solo su libri, foto, racconti e simili. Oggi vorrei confrontarmi con la realtà.
- Che succede se fallisci?
- Smetterò di mentire a me stesso, almeno questo …
- Non sarebbe una buona idea metterti con gli altri monaci nati qui, tu sei occidentale e non sopporteresti la durezza di questa vita …
- Non chiedo privilegi, Lama Zangpo.
- Una strada impossibile non è una strada. Se un occidentale tenta di scalare i monti alle nostre spalle come fa lo sherpa, senza ossigeno, rischia di morire: non è una buona strada. A ognuno i suoi modi. Io ti assegnerò un maestro personale e voi farete un viaggio lungo l’altopiano, durante il quale sarai istruito e se alla fine il tuo maestro dirà che sei pronto, potrai unirti a noi.
- Grazie Lama Zangpo.
- La tua guida sarà il monaco Rinchen, lo troverai domattina pronto per la partenza, alla porta principale.
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La mattina dopo dormivo ancora, quando Rinchen mi venne a cercare.
- Tu vuoi venire o resti qui? Io parto comunque.
- Sono pronto.
- Bene, raccogli le tue cose. Io sono Rinchen e sono stato incaricato di portarti con me.
- Io mi chiamo Daoud.
- Strano nome per un occidentale …
- Non sei il primo a dirlo ...
- E chi è stato?
- Cosa?
- Il primo a dirlo?
- Non importa.
- Oh …
- Mi assegnerai un Kōan (esercizio) durante questo viaggio?
- Che cosa è?
- Come, non … non è così, con l’esercizio e la risoluzione di un Kōan, che l’allievo impara a liberarsi dell’io?
- A si?
- Ma tu sei un istruttore?
- No, io sono il vice cuoco del convento e sto andando a comprare alcuni viveri di cui siamo privi.
- Ma perché mi porti con te, allora?
- Mi serve aiuto, per portare i pesi.
- Ma …
- Coraggio, la strada è lunga.
Io camminavo, seguendo Rinchen, lungo i sentieri esattamente uguali al resto del terreno di quell’altopiano brullo, dietro al quale si ergeva la vista mozzafiato dell’Himalaya e che sembrava destinato ad essere la mia dimora per diversi giorni. Non sapevo esattamente quali sensazioni provavo fra tutte quelle che mi venivano in mente … Mi sentivo preso in giro, ma non era possibile, ci doveva essere una ragione se il Lama aveva messo le cose in quel modo …
- Lama Zangpo mi ha detto, che tu mi avresti guidato. Io non capisco …
- E’ proprio quello che sto facendo, non è forse così? Cammino davanti a te e sono l’unico a conoscere la strada …
- Ma non è questo ciò che intendeva …
- E cosa intendeva, secondo te, Lama Zangpo?
- Pensavo che avrei avuto un istruttore, un maestro …
- Io posso insegnarti a cucinare, se vuoi …
- Ci sono scuole di cucina anche in Europa, senza fare il viaggio fin qui …
- Lama Zangpo sa quello che fa … e tu ti sei rivolto a lui, non è così?
- Si, ma vorrei capire …
- Non si possono e percorrere due strade nello stesso tempo.
- Che significa?
- Devi dirmelo tu …
- Tu pensi che io non sia adatto a questa vita, come il maestro Lama Zangpo?
- Tu sei robusto, se non muori prima, ce la farai.
- Perché Lama Zangpo ha voluto che venissi con te?
- Mi serviva aiuto.
- Ma così cosa posso imparare?
- A sopravvivere in Tibet, per cominciare …
- E’ questa la mia lezione per oggi?
- Pensi di sconfiggere l’io, aggrappandoti ad esso, con l’orgoglio?
- Tu non sei il cuoco, vero?
- No … Il vice cuoco!
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La strada scorreva uniforme, sempre uguale a se stessa ed io cominciavo a risentire della quota e dello sforzo, non avevo mangiato nulla e bevuto ben poco. Rinchen marciava deciso ed io iniziavo a rimanere staccato, poi, con mio grande sollievo, ci dirigemmo verso un gruppo di casupole e Rinchen disse che avremmo chiesto ospitalità presso di loro.
I pastori dell’altopiano erano devoti al monastero e quando si presentavano monaci a mendicare per loro c’era sempre un piatto di riso una tazza e di tè ed un tetto per ripararsi, ma non capitava spesso di avere un occidentale come ospite e la cosa sollevò parecchi commenti, ancor più quando Rinchen disse che si trattava di un discepolo del monastero. Passammo la notte in un fienile ed io la trascorsi quasi interamente a pensare, pensare, pensare … se non superavo nemmeno quella piccola prova mi dissi, andare a far la spesa per il monastero di cui volevo essere discepolo, che speranze potevo avere di ottenere la credibilità necessaria presso il Lama Zangpo? C’era altresì qualcosa di strano il quel monaco Rinchen, che non veniva indicato con il titolo di Lama e che io dovevo considerare come la mia guida, qualunque cosa ciò significasse. Tutte queste cose ed altre affollavano la mia mente, mentre gelavo in quel fienile, su un sentiero sperduto, in quell’altopiano immenso, di quel territorio attanagliato fra due imponenti catene montuose tra l’Asia ed il subcontinente e pensavo quanto sarebbe stato meglio se mi fossi infognato in qualsiasi altro posto con un cilum gigante e la testa piena di infinita gioia.
Fui svegliato da Rinchen che mi portò una calda tazza di quel tè che cominciava ad essere meno peggio di quanto mi era parso all’inizio, specie se paragonato a tutto il resto. Rinchen mi disse di bere che ci saremmo messi in marcia subito. Mentre esaurivo l’intero campionario di smorfie provocate da ogni sorso di quel tè, potevo osservare i piccoli del villaggio correre dietro un pallone di stoffa e pelli e urlare di gioia ad ogni pasaggio. Rinchen si avvicinò e disse che mi sfidava ad una partita a due e, alla mia evidente riluttanza, rispose dicendo che mi dava due gol di vantaggio, facendo al meglio di cinque … mi sembrava di rubare i dolci ad un bambino, rifiutai di nuovo, ma lui insistette e disse che ci saremmo divertiti un po’ prima del lavoro.
La partita sembrava non avere storia, dovetti spiegargli le regole, che non conosceva, mentre subiva tre gol ed ero già in vantaggio. Quando mi apprestavo a segnare il quarto, mi bloccò veloce come il vento e pareggiò, poi segnò non so come altre due volte ed aveva vinto, lasciandomi di stucco …
Rideva come quei bambini poco prima e, quando poi vinse, tutti gli andarono intorno e danzavano intorno a lui e lui intorno a loro ed io non capivo tutto quell’entusiasmo per così poco, ma poi mi resi conto che battere un occidentale al suo stesso gioco era la gran cosa, era come vincere i mondiali, in quel piccolo mondo in cima al mondo …
Riprendemmo la nostra marcia ed io cercai di entrare nello spirito della cosa, perché fino a quel momento avevo continuamente pensato a criticare la situazione in cui mi ero cacciato, ma non era così, non mi ero cacciato in niente, ero venuto in Tibet per scelta, quindi quello era il mio Kōan! Avrei dovuto risolvere quella situazione o rinunciare alla scelta che mi aveva portato lì. Era compito mio capire perché il Lama Zangpo voleva che facessi quello e per giunta dovevo portare a termine il compito assegnato o non me ne sarebbe stato assegnato alcun altro.
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Non so quanto tempo trascorremmo sull'altopiano; la percezione del tempo era troppo offuscata dalla fatica, ma di quando in quando, cercavo di distrami dalla fatica e dal freddo conversando con Rinchen. Le sue risposte erano sempre un misto di ovvietà, pignoleria e profonda, malcelata, saggezza. Nella mia mente non potevo pensare che ci fosse alcunché di casuale nell'agire del Lama o in quello di Rinchen. E mi ripetevo la regola, secondo cui la comprensione di un Kōan era il compito dell'adepto, non la comprensione del comportamento del proprio Maestro e così continuai a cercare il significato di quella situazione, che agitava il mio io, che suscitava il mio orgoglio, che offuscava la mia visione delle cose ...
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- Rinchen, tu sei un monaco come gli altri o stai al monastero solo per svolgere il tuo lavoro di cuoco?
- Io sono il vice cuoco …
- Si, si, va bene, vice cuoco … voglio dire …
- Si, ho capito! Io sono l’ultimo dei monaci e dietro di me ci sono solo quelli come te. Ecco perché siamo qui insieme in questo viaggio. Nessuno sente la mancanza di Rinchen al convento, ma se Rinchen non torna, loro non avranno niente da mangiare …
- Questo mi pare voglia dire, Rinchen, che anche tu sei importante per il monastero anche se sei l’ultimo dei monaci.
- Oh … Si. Tutti i monaci sono ugualmente importanti, anche se non tutti possono essere il Lama o il cuoco: che succederebbe se fossimo tutti cuochi o tutti lama contemporaneamente?
- Rinchen cosa pensi del fatto che il tuo paese abbia perso la sua indipendenza?
- Io non mi occupo di politica.
- No, non intendevo questo, ma tu personalmente cosa pensi?
- Un piccolo territorio non può ruggire contro un gigante. Tu credi che sia un dolore più grande per una piccola nazione perdere la propria indipendenza o per un gigante trovare la propria completezza solo privando altri della loro? Ci sarà sempre per ognuno di noi e per ogni nazione qualcuno più grande contro cui il ruggito del topo lascerà le cose immutate …
- Rinchen pensi che io possa raggiungere il mio scopo fra voi?
- Qual è il tuo scopo?
- La conoscenza … Penso …
- E’ un obiettivo ambizioso …
- Troppo?
- Dipende da quanto sei disposto a impegnarci. Per un occidentale è molto difficile, troppe distrazioni … Ma ci può essere una strada anche per voi, credo …
- Stiamo andando da qualche parte, Rinchen?
- No. Torniamo indietro.
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Quando rientrammo al convento persi di vista Rinchen, Lama Zangpo mi consentì di partecipare alla vita del monastero per fare esperienza della loro vita e capire quale percorso io volessi intraprendere. La loro vita era effettivamente molto dura, ma avevo l’impressione che la maggior parte di loro non la subisse con troppa difficoltà, io invece non mi sentivo di poterla sopportare a lungo, né era l’idea che avevo in partenza.
Chiesi a Lama Zangpo che fine avesse fatto Rinchen, lui mi chiese di seguirlo e quando arrivammo in un ambiente vicino lo vidi a pochi passi. Lama Zangpo mi disse di avvicinarmi a lui e quando lo feci mi accorsi di essere di fronte ad uno specchio, cercai di cambiare prospettiva, perché non riuscivo a capire la situazione, ma non c’erano dubbi. Rivolsi lo sguardo a Lama Zangpo, rimanendo in attesa di un chiarimento ed egli disse che dovevo accettare quello che vedevo, non c’era altro da dire …
Ci volle molto tempo prima che io potessi riprendermi, Lama Zangpo si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio:
- Sono stato io la tua guida e tu sei il maestro di te stesso. Ora è finito il tempo in cui altri ti guidano e dovrai continuare da solo, dovrai aprirti una strada tua ed essere pronto ad affrontare il futuro …
- Ma in tutto questo, che mi rende sicuramente felice, manca l’elemento più importante per me. Quello per cui mi sono imbarcato in questa impresa.
- Quale?
- La tecnica che permette a voi di meditare, ottenendo risultati che io non mi sogno lontanamente e in questo non potrò mai essere maestro di me stesso Lama Zangpo.
- Mediterai con noi, questo ti aiuterà.
- Basterà, questo?
- Basterà a fermare il flusso dei pensieri, che impedisce a te di riuscire. Sarà la forza della meditazione collettiva, in un luogo protetto come questo, la risposta che cerchi …
- E’ così semplice?
- Tutto ciò che è vero, è semplice.
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Non so se tutte le loro sedute di meditazione erano come quella a cui stavo partecipando, ma non avrei mai pensato lontanamente, che si potesse arrivare ad un tal punto di concentrazione ed unità. All’inizio continuavo a rincorrere i più disparati pensieri, il difetto più classico dei principianti e non, al punto che alcuni di noi avevano battezzato “dissertazioni sulla tappezzeria” quel problema: quasi insormontabile per chi inizia la pratica della meditazione.
Ma in quell’ambiente, come per magia, come per una mistico massaggio mentale, il suono dei mantra, reiterato e suadente, provocava la cancellazione, lenta ma inesorabile di ogni singolo rivolo di pensiero.
Quel grave “OM” ripetuto ritmicamente e diluito in un ad libitum interminabile, arrivava all’orecchio e penetrava nella mente ed ogni idea vagante veniva levigata e ad ogni ripetizione risultava più effimera, fino ad essere spianata e scomparire dalla mente. Ancora qualche pensiero, rifletteva l’io che stava meditando e disturbava il silenzio perfetto che sembrava così vicino.
Improvvisamente il silenzio perfetto evidentemente si instaurò e non vi fu più alcun individuo. La comunità unita, produceva un suono perfetto sull’onda del quale le immagini fluirono in una specie di andamento continuo che riempiva lo spazio, tutto lo spazio possibile … Non vi era un ordine o una disposizione di quello che si andava componendo, in quello spazio mentale comune. La presenza di mondi molto diversi tra loro, mondi immensi e popolati di forme di vita ancora più ricche di quanto l’intera storia della terra abbia visto. Mondi che collidono e si perdono per sempre ed altri che invece si uniscono, producendo nuove possibilità evolutive. In mezzo a tutte queste visioni, una sola verità accomuna ogni manifestazione della natura: l’illimitata differenziazione, l’inarrestabile varietà di nuove forme e il tempo illimitato per realizzarle. Niente ci può dare l’idea esatta della minutezza del nostro pianeta, niente può rendere giustizia alla potenza che l’ha generata. Nel rallentare della litania di ”OM”, la coscienza riprendeva la sua dimensione naturale nel piccolo io pensante, che ritrova le sue piccole cose quotidiane ed in questo modo si ritrova, rigenerato ed arricchito da una indicibile esperienza.
Tornai in me, ritrovandomi seduto in mezzo a tutti quei monaci, che avevano smesso di recitare il mantra e mi passò accanto Lama Zangpo, si fermò e chiese, col sorriso sulle labbra:
- Allora, era semplice?
- Incredibilmente, semplice …
- Naturalmente, semplice!
Lama Zangpo si allontanò e non potei fare a meno di riflettere sul suo popolo, privato della libertà, da un gigante incapace di comprenderli e troppo occupato a ruggire … Ma dopo aver visto tutti quegli infiniti mondi, chiunque ruggisca quaggiù, può a mala pena emettere … il RUGGITO DEL TOPO !

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sabato 5 dicembre 2009

Il vecchio e il pozzo (dedicato a Rod)

(Rod Serling, Syracuse, 25 dicembre 1924 – Rochester, 28 giugno 1975)
Non potevo esimermi dallo scrivere un racconto ispirato a un mito, per molti della mia generazione, come Rod, nato in una città che mi è, curiosamente, familiare.
Rod fumava e forse questo è l'unico difetto che ricordo in lui...


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Il vecchio e il pozzo (dedicato a Rod)

Abstract:
Un uomo, in un completo scuro e con la sigaretta in mano, si avvicina lentamente alla telecamera, fermandosi in un punto preciso, poi aspira una lunga boccata di fumo ed alza lo sguardo verso l'obiettivo:
- “La storia che racconteremo questa sera, parla di un vecchio e del tramonto solitario di una vita, nella quiete di un giardino, con poche figure di contorno ed un pozzo .... Un pozzo profondo!"

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Il vecchio era seduto sulla sua sedia a rotelle, lo sguardo perso, fra le palme ed i cespugli incolti del suo ampio giardino ed oltre l'arido pozzo, fino al cigolante cancello, che la sua colf rumena stava richiudendo. I ricordi scorrevano lenti nella vacillante memoria, velando i suoi occhi appena ...
Mentre la donna si avvicinava, soffermandosi a tratti per annusare qualche fiore e chinandosi per coglierne qualcuno, per un attimo il vecchio ebbe un sussulto e sembrò trasalire:
- Che bel culo, che magnifico panettone!
Viorica, che il vecchio, spesso alterava, non senza una qualche ragione, in Viola, era una donna di mezza età, ancora piacente, con una famiglia sulle spalle: due figli da tirare su e un marito un po’ svogliato e spesso sbronzo; doveva lavorare, nel poco tempo che le incombenze di famiglia le lasciavano, per integrare i magri guadagni del marito. Spesso avevano liti a causa di quel vizio, senza il quale anche lui avrebbe potuto contribuire di più al bilancio famigliare.
- Buongiorno Signor Carlo, come sta oggi?
- Bene mio bel fiorellino, sono pronto per te! Non vedo l’ora di assaporare il frutto proibito …
- Ma lei scherzare sempre, Signor Carlo, io donna sposata, mio marito ammazza se sa che lei dice queste cose, lui molto geloso marito rumeno ,molto …
- Che importa, mio dolce fiore, dopo l’amore non c’è che la morte per fissare l’attimo perfetto …
- Lei scherza sempre, Signor Carlo, io deve lavorare, poco tempo, ho altro impegno, prego …
- Io non scherzo per niente Viorica, sono pronto a tutto per assaporare il tuo corpo profumato!
- Ora, basta, Signor Carlo, questo fa male Lei; deve stare tranquillo e bisogno riposo, Lei anziano signore gentile, Lei lascia me lavorare adesso, prego …
- Viola, lascia che ti tocchi, solo una volta, sii generosa con un povero vecchio senza affetti e che ha un disperato bisogno di contatti umani, specialmente femminili …
- Mia amica italiana dice che Lei “vecchio sporcaccione”, vuole che penso questo, anche io?
- Pensi che alla mia età, mi possa preoccupare della mia reputazione? Se sarai mia, ti lascerò ogni mio avere …
- Ora, Lei offende me, signor Carlo …
- Ti sbagli cara, è quello che succede normalmente tra persone che si amano, o no? Non sto cercando di comprarti, ti sto facendo la “proposta” …
- Io non capire te e non volere sapere altro di questo, prego, lascia me lavorare, adesso. Prego …
Così dicendo, Viorica si avviò verso la cucina ed iniziò ad armeggiare, ormai si era abituata al linguaggio provocatorio ma inoffensivo del vecchio, del resto a quello si limitava e poco più; si era infatti accorta di come gli piacesse avvicinarsi a lei e prendere profondi respiri, quasi ad assaporare il profumo di un frutto e se appena aveva l’occasione di sfiorarla, o nel prendere qualcosa che lei gli porgeva le prendeva insieme anche la mano. Viorica si era chiesta spesso se, come diceva la sua amica, che aveva fatto qualche lavoretto per il vecchio in passato, egli fosse solo un vecchio sporcaccione o magari solo un poveretto troppo solo che pativa la mancanza di un contatto fisico e che lo cercava come poteva, ad ogni occasione.
Mentre sbrigava le faccende, aggirandosi per l’ampia villetta, Viorica ripensò sorridendo alle parole, che quella mattina il signor Carlo le aveva detto, simili peraltro a quelle con cui esordiva ad ogni sua visita, e ci ritornò su diverse volte, in cuor suo, perché il suo italiano era un po’ stentato e se pure riusciva a farsi capire, molte cose che le dicevano non le capiva, non subito … Si era sentita offesa, sul momento, quando il vecchio aveva, insolitamente, accennato alle sue proprietà, aveva capito male quello che intendeva forse e pensò a quante sue amiche, in tempi ormai andati, avevano accettato matrimoni di convenienza, quel signor Carlo non era poi molto diverso dagli altri uomini, tutti sporcaccioni, perché la sua amica italiana pensava che questo fosse peggio degli altri? Lei forse avrebbe potuto sentire in giro, se a qualche sua conoscenza, diretta o indiretta, poteva interessare un eventuale matrimonio col vecchio, per dargli un conforto, un po’ di compagnia … Ma forse era meglio non pensarci.
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Il vecchio passava gran parte del suo tempo a leggere sui libri o sul suo terminale, ma spesso molto spesso, Viorica lo trovava vicino al vetro della veranda che dava sul giardino, assorto nei suoi pensieri. Quel giorno era arrivata vicino a lui proprio in uno di quei momenti, ma era come se il vecchio non se ne fosse accorto …
- Dispiace, signor Carlo se disturbo, ma oggi giorno di pulire vetri, vuole che faccio altra cosa?
- No, no! Accomodati pure, se non ti dispiace io rimango qui e magari parliamo un po’, Viola …
- Io piacere parlare con Lei, se Lei fa bravo, si?
- Farò il bravo, te lo prometto, Viola … Perché non mi parli un po’ di te, come stanno i tuoi figli?
- Loro stanno bene … io non bene, mal di schiena uccide me!
- Mi dispiace sentirlo, perché sei venuta, i vetri possono aspettare …
- Io non può riposare, se no miei figli smette di stare bene …
La conversazione andò avanti tranquillamente, tra confidenze reciproche finché il vecchio non accennò ancora una volta alla sua attrazione per Viorica e lei lo sgridò bonariamente, ricordandogli la sua promessa di poco prima e fu a quel punto che la donna si decise a proporgli di interessarsi per trovargli una compagna che potesse affiancarlo, fra le proprie conoscenze …
- Nemmeno per sogno, cosa me ne faccio di una vecchiaccia come me! Allora meglio star solo! Io mi trovo bene con te, ma questo non vuol dire che mi accontenterei di un premio di consolazione …
- Non capisce cosa tu dire, Signor Carlo …
- Non importa Viola, è colpa mia, ma ti prego non dire niente in giro, io sto bene come sto …
- Ma tu perché cerca me allora?
- Per chiudere in bellezza!
- Tu molto strano Signor Carlo, tu non vuole fare pazzia, vero?
- Neanche per sogno! Ora vai pure e non cercare nessuno per me, solo tu, se cambi idea …
- Sempre solito, tu non cambia mai …
La donna aveva finito la sua giornata dal vecchio e se ne andò ancora interrogandosi su quell’uomo un po’ matto, ma gentile e sui suoi strani discorsi.
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La notte era scesa ed il vecchio era ancora sveglio perché, da un po’ di tempo a questa parte aveva notato del movimento nel suo giardino. Non ne era sicuro e soprattutto non capiva quando, nell’arco della settimana si verificassero i fenomeni, ma presumeva che quella potesse essere la notte giusta …
Era ormai quasi al tramonto la luna, quando, dalla sua veranda, scorse una curiosa luminosità salire dal suo arido pozzo; la luce si fece via, via più intensa, fino a quasi abbagliarlo. Un serie di flash e movimenti di luci fece emergere dal pozzo una specie di doppio arco luminoso che sembrava muoversi ritmicamente; la cosa andò avanti per un tempo indefinito e in quel buio per un po’ impedì al vecchio di guardare. Quando i suoi occhi si furono adattati alla luce, fu colto da un soprassalto nel vedere che c’erano delle persone nel suo giardino, che sembravano sfilare in fila indiana verso il pozzo e salire poi verso quel doppio arco in continuo movimento … Ci mise un poco a mettere a fuoco tutta la scena ed infine realizzò che c’erano delle figure, con l’aspetto da età avanzata, che entravano il quell’arco di luce e dopo un po’ altra serie di figure con aspetto giovanile ne uscivano. La cosa andò avanti per un pezzo, poi le persone arrivate si allontanarono e l’arco di luce, come era apparso si dissolse, lentamente, per poi scomparire del tutto. Lo shock lasciò interdetto il vecchio lì dov’era e, unito alla stanchezza accumulata, poco dopo lo vide addormentarsi sulla sua sedia.
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La mattina dopo Viorica, doveva passare per consegnare della biancheria che aveva portato e ritirato dalla lavanderia ed entrò, come al solito con la sua chiave dal cancello. Mentre si avvicinava dal giardino intravide la sagoma del vecchio attraverso i vetri della veranda lì accasciato sulla sua sedia ebbe paura del peggio. In preda alla preoccupazione corse verso la veranda e busso freneticamente sul vetro, ma non vedeva reazione alcuna, continuò a bussare e a bussare … Quando ormai disperava e già aveva in mente di chiamare qualcuno, di soppiatto il vecchio si svegliò e vedendola le fece un sorriso smagliante e la salutò allegramente con la mano, poi tranquillo come una pasqua si avviò verso la porta per farla entrare.
L’uomo raccontò tutta la storia successa quella notte ad una incredula Viorica, che continuava a scuotere la testa e ripetere:
- Signor Carlo tu ha sognato, ascolta me, è sogno, no possibile questa cosa …
- Viorica, vieni con me in quel mondo dove riavrò la mia gioventù e saremo felici …
- Prego, Signor Carlo, no dire questo, io preoccupa per lei …
Ma il vecchio le disse che doveva decidere se andare con lui o altrimenti lui sarebbe andato da solo.
Passarono i giorni e venne la notte in cui si sarebbe verificato probabilmente il fenomeno. Il vecchio era già in trepida attesa e rimuginava di cose lette in quei giorni sul web; aveva voluto cercare notizie su fatti simili a quelli accaduti a lui e fra le molte cose trovate una l’aveva colpito maggiormente e sembrava spiegare l’accaduto.
Secondo alcune recenti teorie il nostro è solo uno dei mondi esistenti e la sua esistenza è parallela a quella di altri universi, simili o del tutto diversi. Può succedere che questi “universi paralleli” si possano scontrare, avvicinare e ogni altra combinazione di queste cose. Uno scontro può causare la distruzione di entrambi, oppure di parti di essi, ma c’è anche la possibilità che due mondi dello stesso tipo si sfiorino appena … E allora nel punto di incontro, è impossibile distinguere uno dall’altro ed è possibile anche che qualcosa passi da un universo all’altro …
Il vecchio stava riflettendo su queste cose, quando fu richiamato dalla leggera luminosità che saliva dal pozzo e che presto si trasformò nel caleidoscopio di colori che già conosceva. Egli era già pronto all’evento e in men che non si dica era già vicino al pozzo dove si sarebbe formata la fila. Quando fu il momento si alzò, a fatica e tremolante salì verso l’arco luminoso, attese il suo a turno ed entrò …
Una miriade di sensazioni lo sommersero e gli sembrò di vivere mille vite tutte insieme e di conoscere mille verità inarrivabili, ebbe l’impressione di volare, di essere più leggero dell’aria, ma anche forte e saldo sulle sue gambe. I suoi occhi erano accecati da tutta quella luce e tutto intorno era impossibile distinguere alcunché, poi, lentamente quel turbinio luminoso si andò affievolendo ed egli sentì aria fresca sul suo viso ed il calore del sole, aprì gli occhi e si ritrovò appena fuori dell’arco luminoso, in pieno giorno ed in mezzo ad altri come lui che si allontanavano verso un ruscello. Imitando gli altri si tuffò nel rio e nuotò deliziandosi del tepore del sole unito alla freschezza di quell’acqua ed infine uscì per orientarsi in quel nuovo ambiente.
C’erano varie persone, alcuni uomini altre donne, ma tutti in buona forma e con un aspetto giovanile; si accorse che anche il suo corpo lo era. Poi istintivamente, andò vicino ad ognuna delle figure femminili e volle vederle in volto, senza un motivo che potesse pensare. Dopo averle viste tutte, notando quanto fossero invariabilmente di bell’aspetto, non trovò quel che cercava, ma senza la minima idea di cosa cercasse. Una di loro gli si avvicinò, come del resto anche fra gli altri avveniva, si guardarono e gli sembrò che qualcosa fosse stato detto, poi si diressero insieme verso gli alberi e gli sembrò di sapere tutto quello che c’era da sapere …
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Quando Viorica tornò alla casa del vecchio, trovò solo la sedia a rotelle e temette che si fosse gettato nel pozzo e fu colta dal panico, ma subito si ricordò le tante cose strane che le diceva il vecchio e dei momenti in cui le sue parole la avevano quasi convinta che da quel pozzo si potesse attraversare verso un mondo simile ma migliore, dove lui sarebbe stato giovane e nel quale avrebbe voluto, più di qualsiasi cosa, ritrovare lei, Viola e vivere quell’esperienza impossibile che il mondo reale gli aveva negato. E Viorica, anzi Viola, ebbe un attimo di esitazione, pensando al pozzo, a se stessa, al Signor Carlo e ad un’infinità di altre cose, che albergavano nel suo cuore e che Lei, a differenza di quel vecchio sporcaccione, non osava dire, che non confessava nemmeno a se stessa, ma che in quell’attimo pensò, ma era davvero un attimo e quel pozzo così profondo e quella paura che ne provava, troppa paura e così si fermò e stette a lungo ferma lì in piedi, vicino al pozzo ed alla vecchia sedia a rotelle …
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L’uomo, nel suo completo scuro e ancora con l’inseparabile sigaretta in mano, fuma alcune boccate, mentre si avvicina nuovamente alla telecamera, trova il solito punto preciso, che lo centra perfettamente a fuoco sull’obiettivo, e continuando ad assaporare il fumo del suo tabacco preferito, si rivolge al suo fedele pubblico:
- Quella donna, come avete visto, è rimasta in silenzio, a riflettere, ricordando quanto gli aveva detto il suo vecchio sulle proprietà del pozzo e non ebbe il coraggio di guardarvi dentro, rimanendo con ciò sempre nel dubbio, se in fondo al pozzo non ci fosse altro che il corpo del povero vecchio, oppure una misteriosa strada, che l’aveva portato incontro ai suoi ritrovati sogni …


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